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Lo sai che? Pedaggi autostradali: accertamento fiscale al professionista

Lo sai che? Pubblicato il 20 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 aprile 2017

Il professionista che scarica dalle tasse il costo dei pedaggi al casello autostradale ma che dichiara un reddito basso può subire un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Che ci fa un professionista sempre in autostrada? A vederlo, si potrebbe giustamente pensare (magari con un po’ di benevola invidia) che è sempre impegnato per lavoro e che ha clienti disseminati in tutta Italia. Ma se nella sua dichiarazione dei redditi risultano poche fatture allora o sta evadendo il fisco oppure si muove solo per divertimento (ma a questo punto dovrà dimostrare «con quali soldi?» mantiene le sue vacanze). Neanche a dirlo, per l’Agenzia delle Entrate è più coerente la prima soluzione. Pertanto nei confronti del professionista che dichiara numerosi pedaggi autostradali scatta l’accertamento fiscale. Ragionamento correttissimo, ribatte la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Il «pedaggiometro» – potremmo chiamarlo così il sistema del fisco per ricavare il reddito del professionista che viaggia molto in autostrada – è, secondo la Cassazione, un metodo corretto per ricostruire i redditi del lavoratore autonomo quando la sua denuncia dei redditi risulta troppo bassa e, quindi, sospetta. E ciò perché costituisce una presunzione di evasione fiscale il confronto del reddito dichiarato con l’elevato numero di pedaggi corrisposti alla società autostradale. Per fare un parallelo nell’ambito della ristorazione, potremmo ricordare il cosiddetto «tovagliometro», strumento di accertamento usato dal fisco nei confronti di ristoranti e pizzerie, che si vale del conteggio del numero di tovaglioli portati dal locale alla lavanderia, per calcolare i coperti corrisposti dai clienti e quindi i guadagni dell’esercizio commerciale.

Allo stesso modo, il professionista che, pur non fatturando compensi, dichiara il pagamento di molti pedaggi autostradali – indice di una attività intensa – può essere soggetto ad accertamento fiscale.

Secondo il principio scandito dalla Suprema Corte nella sentenza in commento, l’entità e il numero dei pedaggi autostradali fatturati può essere indice di una significativa attività del professionista, dato questo che mal si concilia con una scarsa fatturazione di compensi.

Come si difende il professionista dall’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate? Al contribuente è sempre data la possibilità di fornire giustificazioni circa la natura dei viaggi in tal modo evitando la rettifica del reddito e l’applicazione delle sanzioni; ma è chiaro che, se si tratta di spostamenti di piacere, bisognerà anche comprendere come è sostenibile un tenore di vita del genere se il lavoro frutta poco.

Insomma, scacco alla regina anche in caso in un comportamento apparentemente non tracciabile come un viaggio in auto. Del resto questa è la morale di «chi troppo vuole…»: se il professionista è in grado di sfuggire alla tentazione di scaricare dalle tasse i pedaggi potrà evitare a monte tanti problemi…

note

[1] Cass. sent. n. 9825/2017 del 19.04.2017.

Autore immagine: 123rf com


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