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Lo sai che? Stalking ripetuto del tempo: come si applica la pena?

Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2017

Atti persecutori a più  soggetti sconosciuti e non. Si applica il cumulo materiale temperato in modo che la pena complessiva non superi in ogni caso il quintuplo di quella più grave o si applica il cumulo giuridico?

In via preliminare, si effettua una precisazione sul reato di stalking o atti persecutori [1]. La più recente giurisprudenza riconosce che, ai fini della configurabilità di questo delitto è necessaria una condotta abituale, cioè è indispensabile che lo stalker abbia posto in essere almeno due condotte moleste. Tuttavia la sola condotta molesta non è di per sè sufficiente a configurare gli estremi del reato in esame: a questo scopo è essenziale che le molestie abbiano ingenerato nella vittima una delle conseguenze espressamente previste dal legislatore. Le ipotesi previste dal codice penale sono:

  • un perdurante e grave stato d’ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona legata alla vittima da relazione affettiva;
  • costringere la persona offesa ad alterare le proprie abitudini di vita.

È bene precisare che le previsioni elencate si pongono in rapporto di alternatività tra di loro per cui, ai fini della contestazione del reato, è sufficiente che si sia verificata una sola delle conseguenze indicate. Qualora non ricorra alcuna delle ipotesi richiamate, la condotta molesta non rientrerà nello schema degli atti persecutori.

Tanto premesso quanto al reato di stalking, si può rispondere al quesito.

Nel caso descritto dal lettore le condotte moleste sono state realizzate in un periodo complessivo di due anni, di conseguenza, anche qualora dovessero essere avviate più azioni penali, non si può affermare con certezza che la conclusione dei processi avverrà in tempi estremamente distanti tra loro. Il corso di un processo è determinato dal molteplici fattori: in primo luogo dal momento in cui viene proposta la querela (se si tratta di un reato perseguibile a querela), dal momento della conclusione delle indagini preliminari, dal rito processuale deciso (scelta, quest’ultima, che dipende dalla strategia processuale che il difensore intende seguire), dagli eventuali rinvii che – per molteplici motivi – possono essere disposti.

Tuttavia, anche qualora la distanza tra le diverse pronunce coprisse un arco temporale di due o tre anni, trattandosi comunque di condotte realizzate nel medesimo periodo di tempo, nulla vieta che si applichi il regime giuridico del cumulo materiale temperato. Infatti, l’unica causa realmente ostativa si ha nel caso in cui una delle pene sia stata completamente scontata dal condannato: in questo caso non sarà possibile cumulare la nuova pena detentiva alla precedente. Parimenti, non si ravvisano ostacoli in un’eventuale richiesta di cumulo giuridico a condizione, però, che il difensore riesca a dimostrare l’esistenza del requisito del “medesimo disegno criminoso” il quale può avvincere anche reati commessi in un arco di tempo dilatato. Si ritiene, quindi, di escludere (senza poter dare, tuttavia, una certezza assoluta) il ricorso al metodo del calcolo matematico puro e semplice sia per le ragioni suesposte sia perché contrario al finalismo rieducativo della pena che costituisce l’obiettivo primario perseguito dal nostro legislatore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Art. 612 cod. pen.


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