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Posso revocare una donazione?

13 Mag 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Mag 2017



La revoca delle donazioni è possibile soltanto in alcuni casi particolari: vediamo insieme quali. 

Cosa sono le donazioni?

La donazione si caratterizza per la liberalità (i latini lo definivano animus donandi), cioè la volontà del donante di “regalare” qualcosa al donatario, e per il conseguente arricchimento verificatosi a favore di chi riceve la donazione stessa. Essa si caratterizza per il trasferimento di un bene o di un diritto a favore del donatario oppure per l’assunzione di un obbligo a carico del donante.

Nel rispetto della legge in materia, a meno che non si tratti di una donazione di modico valore, essa è normalmente realizzata attraverso un contratto, detto di donazione, da sottoscriversi in forma pubblica, cioè dinanzi ad un notaio ed alla presenza di due testimoni (in genere, essi sono due impiegati o addetti dello studio notarile).

Nella pratica si tratta di un negozio giuridico contrattuale frequentemente realizzato. Basti pensare alle donazioni compiute dai propri genitori per trasferire ai propri figli la casa dove andare ad abitare oppure per dividere il proprio patrimonio prima di andare nell’al di là.

Fiscalmente si tratta un’operazione abbastanza conveniente, soprattutto se la donazione è eseguita a favore dei propri figli (per un maggior approfondimento sull’argomento si legga quali tasse pago se dono la casa a mio figlio?).

Le donazioni possono essere oggetto di revoca, ma soltanto nei casi indicati dalla legge.

Che cosa sono le donazioni indirette?

La donazione appena descritta può tranquillamente realizzarsi anche attraverso altre strade, cioè mediante altri contratti, tutti caratterizzati dalla liberalità e dall’arricchimento del ricevente, la cui forma sarà quella prevista per gli stessi. Tipico esempio di una donazione, compiuta sotto altre forme, è l’intestazione di un bene a favore di una terza persona, mediante l’acquisto operato con denaro proprio.

Se ricorrono i presupposti appena indicati, la donazione è definita indiretta. Tale figura giuridica, assai frequente nella prassi, è prevista e disciplinata dalla legge [1].

Le donazioni indirette, come quelle dirette, sono soggette all’ipotetica azione di riduzione degli eredi legittimari (coniuge, discendenti e ascendenti), ove fossero lesi nella quota minima di eredità prevista dal codice, ed all’eventuale azione revocatoria dei creditori del donante, così come stabilito da una recente decisione giurisprudenziale [2].

Anche le donazioni indirette possono essere oggetto di revoca, soltanto nei casi indicati dalla legge.

 

La revoca delle donazioni

Le donazioni, sia dirette che indirette, una volta accettate dal donatario, cioè da colui che riceve il regalo, non possono essere revocate, cioè poste nel nulla, se non nei casi espressamente previsti dalla legge.

Il primo è quello della revoca per ingratitudine [3], che si verifica in presenza di fatti e circostanze molto gravi compiute dal donatario contro il donante (ad esempio, nel caso di tentato omicidio oppure quando il donatario abbia gravemente danneggiato il patrimonio del donante).

Il secondo è quello della revoca per sopravvenienza dei figli [4]. Esso si verifica allorquando il donante, dopo aver compiuto la donazione, scopre dell’esistenza di un figlio (anche naturale), pur se soltanto in fase di concepimento.

In entrambe le ipotesi descritte, è facoltà del donante revocare la donazione compiuta.

Infine, una particolare ipotesi di “restituzione dei regali” è quella che può richiedere il promesso/a sposo/a al fidanzato/a, allorquando, dopo la promessa di matrimonio, non sia contratto il medesimo per il rifiuto dell’altro promesso sposo/a. La domanda non potrà essere proposta oltre un anno dal ricevuto rifiuto [5].

In conclusione, sappiate che quando effettuate un “regalo”, tranne che in alcuni casi particolari ed eccezionali, esso è per sempre.

note

[1] Art. 809 cod. civ.

[2] Trib. Salerno sent. n. 2305/2016.

[3] Art. 801 cod. civ.

[4] Art. 803 cod. civ.

[5] Art. 80 cod. civ.


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