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Sovraindebitamento, cessazione di diritto dell’accordo e revoca

22 Aprile 2017 | Autore:
Sovraindebitamento, cessazione di diritto dell’accordo e revoca

L. 3/2012: l’accordo coi creditori proposto dal debitore può essere revocato nel caso in cui nel corso della procedura siano compiuti atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

Molte sono le novità introdotte dal D.L. 179/2012 con la riscrittura dell’ultimo  comma.

Il comma apre con: “L’accordo cessa, di diritto, di produrre i suoi effetti  se il debitore non esegue integralmente, entro novanta dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie”.

La previsione normativa è forte in quanto al verificarsi di tale previsione non c’è alcuna necessità  d’intervento del giudice poiché  l’accordo cessa di  diritto e non produce più gli effetti giuridici.

Perché si verifichi ciò è comunque necessario che il debitore non paghi integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze stabilite e nella misura prevista nel piano, quanto dovuto a soggetti particolari: le amministra- zioni pubbliche e gli enti gestori di forme di previdenza e assistenza. La norma quindi concede al debitore una proroga prestabilita di novanta giorni  per  ottemperare agli predetti obblighi.

È opportuno ricordare che l’art. 7, comma 1 novellato, consente (al verificarsi di determinate condizioni) il pagamento in misura non integrale ai creditori muniti di privilegiati, pegno o ipoteca, nonché la dilazione del pagamento dei tributi costituenti risorse proprie della u.e., dell’imposta sul valore aggiunto e delle ritenute operate e non   versate.

L’accordo, inoltre, può essere revocato nel caso in cui nel corso della procedura siano compiuti atti diretti a frodare i le ragioni dei creditori.  Per la revoca è necessario l’intervento del giudice, che provvede con decreto motivato reclamabile davanti al tribunale ai sensi dell’art. 739  c.p.c.



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