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Sovraindebitamento: programma di liquidazione

22 aprile 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 22 aprile 2017



La realizzazione dei beni: la terza procedura prevista dalla legge salva suicidi, il programma di liquidazione.

Cosa prevede la legge:

Art. 14 novies – Liquidazione

  1. Il liquidatore, entro trenta giorni dalla formazione dell’inventario, elabora un programma di liqui- dazione, che comunica al debitore ed ai creditori e deposita presso la cancelleria del giudice. Il programma deve assicurare la ragionevole durata della procedura.
  2. Il liquidatore ha l’amministrazione dei beni che compongono il patrimonio di liquidazione. Fanno parte del patrimonio di liquidazione anche gli accessori, le pertinenze e i frutti prodotti dai beni del debitore. Il liquidatore cede i crediti, anche se oggetto di contestazione, dei quali non è probabile l’incasso nei quattro anni successivi al deposito della domanda. Le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettua- te, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adegua- te forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati. Prima del completamento delle operazioni di vendita, il liquidatore informa degli esiti delle procedure il debitore, i creditori e il giudice. In ogni caso, quando ricorrono gravi e giustificati motivi, il giudice può so- spendere con decreto motivato gli atti di esecuzione del programma di liquidazione. Se alla data di apertura della procedura di liquidazione sono pendenti procedure esecutive il liquidatore può subentrarvi.
  3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità degli atti dispositivi al programma di liquidazione, autorizza lo svincolo delle somme, ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del decreto di cui all’articolo 14 quinquies, comma 1, dichiara la cessazione di ogni altra forma di pubblicità disposta.
  4. I requisiti di onorabilità e professionalità dei soggetti specializzati e degli operatori esperti dei quali il liquidatore può avvalersi ai sensi del comma 1, nonché i mezzi di pubblicità e trasparenza delle operazioni di vendita sono quelli previsti dal regolamento del Ministro della giustizia di cui all’articolo 107, sesto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
  5. Accertata la completa esecuzione del programma di liquidazione e, comunque, non prima del decorso del termine di quattro anni dal deposito della domanda, il giudice dispone, con decreto, la chiusura della procedura.

Il programma di liquidazione

Il legislatore, attingendo dalle disposizioni in ambito fallimentare, ha introdotto il programma di liquidazione. Il liquidatore, entro trenta giorni dalla formazione dell’inventario, deve redigere il programma di liquidazione.

La norma, contrariamente a quanto avviene per la procedura di fallimento [1], non prevede il contenuto, lasciando al liquidatore una  certa  libertà nella sua elaborazione che viene redatto in forma libera non essendo prevista una forma standardizzata [2]. È comunque necessario rilevare che con il medesimo il liquidatore esplicita le modalità ed indica i tempi necessari per la realizzazione/attribuzione dei beni inventariati. In ambito fallimentare, è stato osservato che il programma di liquidazione non  è una mera dichiarazione d’intenti del curatore ma l’esplicitazione analitica delle modalità che il medesimo attuerà, nei tempi indicati, per trasformare  i  beni  in denaro [3].

Il tempo concesso al liquidatore per l’elaborazione del predetto documento programmatico è di trenta giorni dalla chiusura dell’inventario quindi più breve di quello accordato al curatore e ciò è comprensibile tenuto conto che la procedura in esame, almeno dal punto teorico, è più contenuta.

Il programma di  liquidazione,  che  deve  essere  comunicato  al  debitore,  ai creditori e depositato nella cancelleria del tribunale competente, deve assicurare “la ragionevole durata della procedura”. È necessario sottolineare che il programma di liquidazione elaborato dal liquidatore non deve essere approvato dal comitato dei creditori come avviene nella procedura  di fallimento.

In relazione alla ragionevole durata del processo (della procedura) è necessario sottolineare che l’art. 2, comma 2bis, della legge  24  marzo  2001, n. 89, introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 55, è prevista dal legislatore [4].  Il  superamento  del  termine  (nel  caso  di  procedure concorsuali la durata è considerata ragionevole se si è conclusa entro sei anni) dà diritto, a chi ha  subito  un  danno  patrimoniale,  di  avanzare  la  richiesta  di  risarcimento.

note

[1] Art.  104ter  L.F.  –  Programma  di liquidazione

Entro sessanta giorni dalla redazione dell’inventario, il curatore predispone  un  programma  di  liquidazione  da  sottoporre  all’approvazione  del  comitato  dei   creditori.

Il programma costituisce l’atto di  pianificazione  e  di  indirizzo  in  ordine  alle  modalità  e  ai  termini  previsti  per  la  realizzazione  dell’attivo,  e  deve    specificare:

a) l’opportunità di disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa, o di  singoli  rami  di  azienda,  ai sensi dell’articolo 104,  ovvero l’opportunità di autorizzare l’affitto dell’azienda, o di rami, a terzi ai sensi dell’articolo 104-bis;

b) la  sussistenza  di  proposte  di  concordato  ed  il  loro contenuto;

c) le  azioni  risarcitorie,  recuperatorie  o  revocatorie  da  esercitare  ed  il  loro  possibile   esito;

d) le possibilità di cessione unitaria dell’azienda, di singoli rami, di beni o di rapporti giuridici individuabili  in blocco;

e) le condizioni della vendita dei singoli cespiti.

Il curatore può essere autorizzato dal giudice delegato ad affidare ad altri professionisti  alcune  incombenze  della  procedura  di  liquidazione dell’attivo.

Il comitato  dei  creditori  può  proporre  al  curatore  modifiche  al  programma  presentato.

Per sopravvenute esigenze, il curatore  può  presentare,  con  le  modalità  di  cui  ai  commi  primo,  secondo  e  terzo,  un  supplemento  del  piano  di   liquidazione.

Prima della approvazione del programma, il curatore può procedere alla liquidazione di beni, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori se già nominato, solo quando dal ritardo può derivare pregiudizio all’interesse dei   creditori.

Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può non acquisire all’attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni, se l’attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. In questo caso, il curatore ne dà comunicazione ai creditori i quali, in deroga a quanto previsto nell’articolo 51, possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore.   Il programma approvato è comunicato al giudice delegato che autorizza l’esecuzione degli atti a esso conformi.

[2] SOLLINI E., Il curatore fallimentare, Simone IV ed. 2012, pag. 79

[3] PALUCHOWSKI A., Sub art.104, in Codice commentato del fallimento, a cura di LO  CASCIO  G.,  Milano  2010

[4] Art. 2 – Diritto all’equa  riparazione

1.Chi ha subito un  danno  patrimoniale  o  non  patrimoniale  per  effetto  di  violazione  della  Convenzione per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali,  ratificata  ai  sensi  della  legge  4 agosto 1955,  n.  848,  sotto  il  profilo  del  mancato  rispetto  del  termine  ragionevole  di  cui  all’articolo 6,  paragrafo  1,  della  Convenzione,  ha  diritto  ad  una  equa riparazione.

Nell’accertare la violazione il giudice valuta la complessità del caso, l’oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione.

2-bis. Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. Ai fini del computo della durata il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell’atto di citazione. Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni. Il  processo  penale  si  considera  iniziato  con  l’assunzione  della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l’indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini     preliminari.

2-ter. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei    anni.

2-quater. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l’impugnazione e la proposi- zione della stessa.

2-quinquies.  Non  è  riconosciuto  alcun    indennizzo:

a) in favore della parte soccombente condannata a norma dell’articolo 96 c.p.c.;

b) nel caso di cui all’articolo 91, primo comma, secondo periodo, c.p.c.;

c)nel caso di cui all’articolo 13, primo comma, primo periodo, del D.LGS. 4 marzo 2010, n. 28;

d) nel caso di estinzione del reato per intervenuta prescrizione connessa a condotte dilatorie della parte;

e) quando l’imputato non ha depositato istanza di accelerazione del processo penale nei trenta  giorni successivi al superamento dei termini cui all’articolo    2-bis.

f) in ogni altro caso di abuso dei poteri  processuali  che  abbia  determinato  una  ingiustificata  dilazione  dei  tempi  del  procedimento.

3. (Comma abrogato)

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