Diritto e Fisco | Articoli

Quando si può denunciare per calunnia?

9 Maggio 2017
Quando si può denunciare per calunnia?

Un mio ex-collega di scuola mi ha denunciato per diffamazione. Avrei parlato male di lui ad alcuni miei alunni alla presenza di suo fratello. È falso. Posso denunciarlo per calunnia?

Il delitto di calunnia [1] può considerarsi integrato quando la persona che querela o denuncia un’altra accusandola di avere commesso un reato è consapevole dell’innocenza dell’accusato e ciononostante chiede alle autorità competenti di accertarne la responsabilità penale. Pertanto, affinché possa esserci calunnia occorre dimostrare due elementi:

  1. la falsità dell’accusa;
  2. il fatto che l’accusatore fosse a conoscenza dell’innocenza dell’accusato al momento della presentazione della querela e/o denuncia.

Quanto al primo elemento, nonostante il lettore possa sporgere una denuncia per calunnia anche prima dell’esito del procedimento penale ove lui è accusato, si consiglia caldamente di attendere tale esito, poiché l’eventuale denuncia del suo accusatore in caso di esito negativo del procedimento che lo riguarda potrebbe ritorcersi contro di lui, dando al suo ex collega l’opportunità di denunciarlo nuovamente, questa volta per calunnia. Ovviamente l’opportunità di sporgere una denuncia prima dell’esito del processo potrebbe essere messa in discussione qualora durante le indagini o il processo il suo accusatore (o un testimone) offrisse elementi di prova tali da dimostrare incontrovertibilmente la sua innocenza e la mala fede del suo ex collega, ma al momento si consiglia, appunto, di attendere e concentrarsi sulla migliore difesa nel procedimento che riguarda il lettore quale indagato/imputato.

Qualora egli riuscisse effettivamente a dimostrare la falsità di quanto riferito dagli altri asseriti testimoni delle diffamazioni diffuse nelle altre classi, il solo fatto che lui abbia confidato ad un unico alunno gli illeciti commessi dal suo ex collega difficilmente potrebbe costargli una condanna per diffamazione. Infatti, non solo il lettore ha comunicato con una sola persona – mentre per integrare il delitto di diffamazione occorre comunicare con più persone – ma ha comunque riferito un fatto vero avente ad oggetto un illecito disciplinare per il quale il suo ex collega è già stato sanzionato e che, come tale, rappresenta un’informazione che è potenzialmente conoscibile da chiunque [2]. Tutto dipenderà ovviamente da ciò che riferirà questo alunno, poiché il requisito della pluralità delle persone che hanno ricevuto la comunicazione diffamatoria potrebbe essere ritenuto sussistente qualora si dovesse provare che il lettore abbia consapevolmente comunicato la notizia a questa persona prevedendo o facendo in modo che costui la diffondesse ad altri.

Parimenti rilevanti saranno i motivi che lo hanno indotto alla confidenza, poiché questi potrebbero rivelare se la condotta del lettore sia stata dettata ad esempio dall’avvertito – e legittimo – bisogno di mettere in guardia lo studente dal subire un raggiro, ovvero dal mero desiderio di diffondere notizie non edificanti sul conto dell’ex collega al solo scopo di lederne l’onore.

Infine, quanto alla necessità di provare la mala fede del suo accusatore al momento della presentazione della querela, sarebbe sufficiente dimostrare, se non la totale falsità del racconto di costui, almeno il fatto che il racconto dei fatti sia stato volontariamente e consapevolmente esagerato – anche tramite l’utilizzo di testimoni falsi – al fine di fare apparire il fatto più grave di quanto in realtà non fosse [2].

In conclusione, nel caso che riguarda il lettore potrebbero ritenersi sussistenti tutti gli elementi della calunnia, tuttavia si consiglia di attendere l’esito del procedimento penale ove egli è indagato/imputato per diffamazione, poiché da ciò dipenderà il successo o l’insuccesso di una sua eventuale querela per calunnia.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Andrea Iurato


note

[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 19215 dello 04.04.2014.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

5 Commenti

  1. Il reato di calunnia si configura allorché, in modo diretto od indiretto, si accusi falsamente della commissione di un reato taluno che si sa innocente. Siffatto reato può ritenersi sussistente anche quando l’incolpazione riguardi un fatto diverso e più grave di quello effettivamente commesso, salvo che si tratti di modalità secondarie della sua realizzazione, che non ne modificano l’aspetto strutturale e non incidono in termini significativi sulla maggiore gravità del reato e non ne determinano un mutamento del titolo.

  2. La falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari, presentata da un soggetto dopo averli consegnati ad altra persona in pagamento di un’obbligazione, integra il delitto d calunnia in quanto pur non essendo formulata direttamente un’accusa concernente uno specifico reato, configurando la calunnia un reato di pericolo, è sufficiente che i fatti falsamente rappresentati all’Autorità Giudiziaria, pur se non univocamente indicativi di una fattispecie specifica di reato, siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l’apertura di un procedimento penale per un fatto procedibile d’ufficio, a carico di una persona determinata.

  3. L’intenzionalità dell’incolpazione e la precisa coscienza dell’innocenza dell’incolpato costituiscono due dati, che sono e vanno tenuti concettualmente distinti, in quanto ciò che rileva per il calunniatore è sapere che l’incolpato è innocente.

  4. Non integra il delitto di calunnia l’utilizzo di una carta di identità falsificata, presentata allo sportello di un istituto bancario per commettere una truffa, in quanto la fattispecie di calunnia cd. reale, consistente nel simulare a carico di qualcuno le tracce di un reato, si realizza solo nell’ambito del rapporto con l’autorità giudiziaria o con altra autorità che a quella abbia l’obbligo di riferire.

  5. La responsabilità sussiste solo se il reato attribuito all’innocente corrisponde in ogni suo estremo ad una ben determinata fattispecie legale di delitto o di contravvenzione, con la conseguenza che non si può ravvisare il delitto di calunnia nel fatto di colui che attribuisca ad una persona una condotta non corrispondente ad alcuna fattispecie legale di reato e neppure quando il denunziante abbia dato un preciso nomen iuris al fatto addebitato all’incolpato.

Rispondi a Dario Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube