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Lo sai che? L’Università può sottoporre a esami e visite gli studenti?

Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2017

All’Università hanno detto che noi studenti dobbiamo sottoporci a esami e a una visita medica per fare tirocinio presso l’ospedale. Ritengo che sia violato il segreto professionale. Sono autorizzati a farlo?

La legge [1] prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici.

In particolare, si deve, tra l’altro, intendere per lavoratore, secondo un’interpretazione condivisa dalle varie Regioni, la persona che svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, ma anche il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento [2] (secondo leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro) ed ancora l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionali nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alle strumentazioni o alle apparecchiature in questione (Parere Direzione Regionale del Lavoro per la Lombardia). Conseguentemente anche studenti e tirocinanti sono sottoposti all’obbligo di sorveglianza sanitaria. Ciò soprattutto in ragione dei rischi cui detti soggetti sono sottoposti, così come evidenziati sul sito internet dell’Università del lettore:

  • rischio da agenti biologici: durante le attività di laboratorio gli studenti potrebbero venire in contatto con materiali biologici contaminati da agenti infettivi (virus, batteri, funghi…) responsabili di malattie infettive, alcune delle quali possono essere prevenute tramite vaccinazioni obbligatorie (ad esempio, tubercolosi) o non obbligatorie, ma fortemente consigliate (epatite B, influenza, rosolia ecc…);
  • rischio da esposizione ad agenti chimici: nelle procedure di pulizia, disinfezione e sterilizzazione degli strumenti diagnostici o di laboratorio, delle superfici di lavoro si è esposti al contatto o alla inalazione di sostanze tossiche od irritanti per la cute e l’apparato respiratorio, per cui è necessario lavorare sotto cappa (cappe aspiranti) o adottare dei Dispositivi di Protezione Individuali (Dpi), rappresentati da guanti, mascherine, ecc…;
  • rischio da esposizione ad agenti sensibilizzanti (allergia): alcuni materiali biologici di origine umana, animale, vegetale, alimentare possono sensibilizzare il nostro organismo dando origine a malattie allergiche: rinite allergica (ad esempio raffreddore da fieno), l’asma bronchiale, alcune malattie della pelle (orticaria), ecc… Anche sostanze chimiche semplici (di basso peso molecolare) possono dare origine a malattie allergiche legandosi alle proteine del nostro organismo. È possibile anche una sensibilizzazione della pelle ad altri agenti chimici presenti nei detergenti, detersivi, disinfettanti, nelle sostanze manipolate, ecc… che provocano delle dermatiti da contatto;
  • rischio da esposizione farmaci: la manipolazione, preparazione può dare origine ad alcuni inconvenienti e precisamente:
  1. fenomeni di sensibilizzazione;
  2. effetti di natura farmacologica per assorbimento “cronico” di questi prodotti;
  3. esiste anche il rischio di tumore per una manipolazione senza mezzi di protezione personale di alcune sostanze dette “antiblastici” ed usate nella cura dei tumori;
  • rischio da agenti fisici: nel corso di procedure di laboratorio vengono utilizzate sorgenti di Radiazioni Ionizzanti (Ri) e Radiazioni Non Ionizzanti (Nir), potenzialmente dannose per la salute (midollo osseo, gonadi, cristallino); le apparecchiature (fonti di esposizione) e le aree di utilizzo sono rigorosamente controllate, sorvegliate e delimitate. A scopo di ricerca possono essere impiegate sostanze radioattive, che rappresentano una fonte di rischio di Ri. Inoltre si tenga presente che gli impianti elettrici, le prese di corrente e le apparecchiature collegate con la rete costituiscono una fonte potenziale di infortunio elettrico: le rigorose misure di prevenzione e protezione e la formazione ed informazione degli operatori sono fondamentali per evitare infortuni di questa natura;
  • impegno visivo: nel corso della formazione e nello svolgimento dell’attività professionale può essere richiesto un impegno della vista per esami al microscopio ottico o per utilizzo di videoterminale. L’esistenza di malattie oculari o disturbi della rifrazione (miopia, astigmatismo, ecc…) possono aggravare i fenomeni di fatica visiva in queste attività. Tali disturbi e/o malattie debbono essere pertanto segnalati;
  • impegno psicologico: anche i rapporti interpersonali (relazioni umane, rapporti con i colleghi, relazioni gerarchiche, ecc…) possono essere fonti di problemi;
  • rischio infortunistico: l’infortunio sul lavoro è un danno o lesione alla persona prodotta da “causa violenta” (cioè una causa che agisce in modo concentrato nel tempo) in occasione di lavoro. Nei laboratori e negli stabulari gli infortuni più frequenti sono prodotti da puntura d’ago o da ferite da taglio (mezzi taglienti), ma sono possibili anche altri tipi di infortunio per caduta, scivolamento, contatto accidentale con conduttori di tensione, ustioni prodotte da sorgenti di calore o fiamme libere, fattori di carattere ergonomico come la “lombalgia da sforzo” ecc… È importante ricordare che nel nostro Paese, per certe categorie di lavoratori, le malattie infettive sono considerate “infortunio sul lavoro”, perché la causa “virulenta” (virus e agenti batterici o d’altra natura) è omologata alla causa violenta.

Conseguentemente la sottoposizione degli studenti a sorveglianza sanitaria, disposta dall’Università, appare pienamente legittima.

Altra questione è, invece, il rispetto da parte del medico competente del segreto professionale e della tutela della riservatezza dei pazienti che sottopone ad accertamento sanitario.L’attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico della Commissione Internazionale Di Salute Occupazionale (Icoh). Al medico competente sono inoltre richieste abilità relazionali e comunicative, tese all’ottenimento del consenso del paziente, che deve essere basato su una adeguata informazione sugli obiettivi di tutela della salute, sui metodi e criteri di riservatezza del trattamento dei dati personali, sulle conseguenze derivanti da un rifiuto a collaborare e sui benefici che si intendono raggiungere in seguito all’accertamento sanitario. In particolare, per quanto attiene alla riservatezza e al corretto utilizzo dei dati sanitari personali dei lavoratori sottoposti ad accertamenti sanitari, il medico competente deve rispettare le norme in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali [3] che garantiscono che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale. Detta disciplina si applica, infatti, al trattamento di dati personali da chiunque effettuato nel territorio dello Stato, compresi i dati personali inerenti alla salute. L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali deve essere previamente informato oralmente o per iscritto circa:

  • le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati;
  • la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati;
  • le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;
  • i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione dei dati medesimi.

Gli esercenti le professioni sanitarie, tra cui è ricompreso il medico competente aziendale, possono, anche senza l’autorizzazione del Garante, trattare i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per il perseguimento di finalità di tutela dell’incolumità fisica e della salute dell’interessato (giudizio di idoneità specifica alla mansione). La diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute è vietata, salvo nel caso in cui sia necessaria per finalità di prevenzione, accertamento o repressione dei reati, con l’osservanza delle norme che regolano la materia. Il medico competente dovrà quindi svolgere la propria attività nel rispetto della riservatezza dei pazienti e del segreto che il codice deontologico professionale gli impone.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] D. lgs. n. 81 dello 09.04.2008.

[2] Di cui all’art. 18 l. n.196 del 24.06.1997.

[3] L. n. 675 del 31.12.1996.


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