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Posso agire esecutivamente solo contro il presiedente di un’associazione?

12 maggio 2017


Posso agire esecutivamente solo contro il presiedente di un’associazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2017



Posso avviare un’azione esecutiva solamente nei confronti del presidente di un’associazione sportiva dilettantistica quale responsabile in solido, sebbene il titolo esecutivo sia intestato all’associazione?

La risposta al quesito passa preventivamente dal corretto inquadramento giuridico del tipo di associazione contro la quale si è intentato ricorso per ingiunzione. È noto, infatti, che il codice civile distingue fra associazioni riconosciute e non, attribuendo soltanto alle prime la personalità giuridica e differenziandone il relativo regime di responsabilità per le obbligazioni assunte dalle persone che le rappresentano. Conseguentemente, soltanto in caso di associazioni non riconosciute si riscontra una responsabilità solidale tra l’associazione costituita dal suo patrimonio e le persone che hanno agito in nome e per conto della stessa [1]. Pertanto, nel caso concreto, occorrerebbe innanzitutto conoscere che tipo di associazione è l’ingiunta.

Poiché tuttavia, nella prassi, la maggior parte delle associazioni sportive dilettantistiche rientra nel novero delle associazioni non riconosciute, nei confronti delle quali quindi i terzi possono far valere i loro diritti tanto sul fondo comune quanto sul patrimonio delle persone che hanno agito in nome e per conto delle associazioni stesse, e assumendo nel caso concreto trattarsi l’ingiunta di ente rientrante in questa categoria, corre l’obbligo di indagare quale efficacia spieghi in sede esecutiva il titolo esecutivo ottenuto nei confronti soltanto di uno dei condebitori in solido. A questo proposito se, in prima battuta, si può ricordare che la Corte di Cassazione ha ammesso l’inizio di un’azione esecutiva contro il socio di società di persone sulla base di un titolo esecutivo ottenuto soltanto contro quest’ultima [2], è doveroso altresì rammentare quanto affermato dallo stesso Supremo Collegio in merito alla responsabilità delle persone che hanno agito in nome e per conto di associazioni non riconosciute, laddove si è stabilito che la responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra questa e i terzi. Tale responsabilità non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell’associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell’associazione stessa, con la conseguenza che l’obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia ex lege, ne consegue, altresì, che chi invoca in giudizio tale responsabilità ha l’onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell’interesse dell’associazione [3], non essendo sufficiente la sola prova in ordine alla carica rivestita all’interno dell’ente [4]. In altre parole, in materia di associazioni non riconosciute non sembra utilizzabile il ragionamento applicato dalla Cassazione in tema di società di persone, per il solo e semplice fatto che la responsabilità dei soci di quest’ultima è indipendente dall’attività eventualmente compiuta da questi in veste di amministratori legali rappresentanti, ma trova titolo nella sola posizione di socio.

Diversamente, nelle associazioni non riconosciute, la responsabilità solidale delle persone che hanno agito in nome e per conto di queste ultime affonda le proprie radici nell’attività gestoria eventualmente compiuta, tanto da far dire ai giudici della Suprema Corte che chi invoca in giudizio tale responsabilità ha l’onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell’interesse dell’associazione.

Pertanto e in conclusione, sembrerebbe doversi escludere la possibilità di intraprendere un’azione esecutiva contro il presidente dell’associazione in parola senza un titolo esecutivo che riconosca la sua responsabilità e lo condanni quindi al pagamento del dovuto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 38 cod. civ.

[2] Si veda, fra le molte pronunce, Cass. sent. n. 613 del 17.01.2003.

[3] Cass. sentt. nn. 5089 del 1998 e 8919 del 2004.

[4] Cass. sent. n. 19486 del 10.09.2009.

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