Professionisti Sovraindebitamento: liquidazione dei beni e dei diritti

Professionisti Pubblicato il 22 aprile 2017

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La legge n. 3/2012: il programma di liquidazione dei beni del debitore.

Il liquidatore ha l’amministrazione dei beni che compongono il patrimonio inventariato e da alienare. Del medesimo fanno parte anche le pertinenze, gli accessori ed i frutti prodotti dagli stessi beni (per esempio canoni periodici in caso di locazione; raccolti nell’ipotesi di terreni coltivati ecc.). Il soggetto legittimato a cedere i beni è il liquidatore. Questi, per espressa previsione normativa, deve procedere all’alienazione dei crediti (anche se contestati) il cui introito non sia ipotizzabile entro il termine di quattro anni dal deposito della domanda poiché la procedura di liquidazione   dei beni rimane aperta fin quando il liquidatore non ha terminato il programma di liquidazione e, comunque, per i quattro anni successivi al deposito della domanda.

Al liquidatore non sembra comunque inibita la cessione dei crediti il cui incasso sia ipotizzabile entro il predetto termine qualora lo ritenga opportuno e previsto nel programma di liquidazione. È indubbio che gli  introiti delle cessioni dei crediti, che dovranno essere con la clausola  “pro-soluto”, potranno essere effettuate anche per singoli crediti, dipenderanno dalle scadenze e dalle eventuali contestazioni.

In sede di cessione, il liquidatore dovrà fornire la documentazione compravende il credito medesimo.

Per la cessione dei beni, il liquidatore dovrà attenersi al programma di liquidazione ed adottare procedure competitive anche avvalendosi, come avviene nel fallimento, di soggetti specializzati e, ricorrendo, ad idonee forme di pubblicità che garantiscano la massima informazione e partecipazione degli interessati.

In sostanza, il liquidatore, al fine di evitare ogni e qualsiasi responsabilità, può avvalersi di soggetti specializzati la cui onorabilità e professionalità siano stabiliti con apposito regolamento del ministro della giustizia  ai  sensi dell’art. 17, comma 3 della legge 400/1988 e porre in essere tutti   quei comportamenti che garantiscano la trasparenza e la concorrenzialità della vendita previste dall’art. 107, sesto comma, della legge fallimentare. Nel caso di vendita di beni immobili, il liquidatore, come abbiamo avuto modo di dire, deve far predisporre una relazione/valutazione da un tecnico necessaria e funzionale alla vendita (sia in  relazione  al  valore  sia  in  relazione alla caratteristiche  specifiche del bene).

Giova sottolineare che l’art. 6 del D.Lgs. 182/1996 — norma principale che disciplina l’attestato di certificazione energetica (ACe) —  prevede  la  necessità di predisporre detto certificato anche per le vendite a titolo oneroso di singole unità immobiliari sull’apparente presupposto  che si tratti  di vendite  tra privati senza alcun riferimento alle vendite coattive. Pertanto  è opportuno verificare se norme regionali prevedono tale onere anche nell’ipotesi di vendite  coattive  poiché  in  tal  caso,  anche  se  è  discutibile  la  legittimità di introdurre tale onere in assenza di una previsione della legge nazionale, è opportuno  adeguarsi  ed evitare  la sanzione  (da  1.000,00  a 5.000,00 euro) [1].

Ancora una volta, il legislatore ha preso spunto dal fallimento [2] disponendo che il liquidatore, figura centrale nella procedura in esame, prima di concludere la cessione dei  beni, deve  informare il debitore,  i  creditori  ed il giudice, che, ove ricorrano gravi e giustificati motivi,  può  sospendere, con provvedimento motivato, gli atti di esecuzione del programma  di liquidazione.

Affinché il giudice possa impedire al liquidatore di concludere la vendita devono sussistere gravi e giustificati motivi, per esempio  il  liquidatore  non ha effettuato la pubblicità, oppure il prezzo offerto risulta notevolmente inferiore a quello giusto tenuto conto delle condizioni di mercato [3].

Anche se la norma non lo prevede, analogamente a quanto avviene nel fallimento, è da ritenere che il giudice possa sospendere la vendita entro dieci giorni dal deposito dell’informativa.

note

[1] SOLLINI E., Il curatore fallimentare, Simone IV ed. 2012, pag. 135

[2] Art. 107 L.F.  – Modalità delle    vendite

Le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal curatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la     massima informazione e partecipazione degli  interessati.

Il curatore può prevedere nel programma di liquidazione che le vendite dei beni mobili, immobili e mobili registrati vengano effettuate dal giudice delegato secondo le disposizioni c.p.c. in quanto compatibili.  Per i beni immobili e gli altri beni iscritti nei pubblici registri, prima del completamento delle operazioni di vendita, è data notizia mediante notificazione da parte del curatore, a ciascuno dei creditori ipotecari o comunque muniti di  privilegio.

Il curatore può sospendere la vendita ove pervenga offerta irrevocabile d’acquisto migliorativa per un importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto.

Degli esiti delle procedure, il curatore informa il giudice delegato ed  il  comitato  dei  creditori,  depositando  in  cancelleria  la  relativa   documentazione.

Se alla data di dichiarazione di fallimento sono pendenti procedure esecutive, il curatore può subentrarvi; in tale caso si applicano le disposizione c.p.c.; altrimenti su istanza del curatore il giudice dell’esecuzione dichiara l’improcedibilità dell’esecuzione, salvi i casi di deroga di cui all’articolo 51.  Con regolamento del Ministro della giustizia, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della    legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti requisiti di onorabilità e professionalità dei soggetti specializzati e degli operatori esperti dei quali il curatore può avvalersi ai sensi del primo comma, nonché i mezzi di pubblicità e trasparenza delle operazioni di vendita.

[3] Art. 108 L.F.  – Poteri del giudice delegato

Il giudice delegato, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere    dello stesso comitato dei creditori, può sospendere, con decreto motivato, le  operazioni  di  vendita,  qualora ricorrano gravi  e  giustificati  motivi  ovvero,  su  istanza  presentata  dagli  stessi  soggetti  entro  dieci giorni dal deposito di cui al quarto comma dell’articolo 107, impedire  il  perfezionamento  della  vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni   di  mercato.

Per i beni immobili e gli altri beni iscritti in pubblici registri, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il  prezzo,  il  giudice  delegato  ordina,  con  decreto,  la  cancellazione  delle  iscrizioni  relative  ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro  vincolo.


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