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Posso denunciare un utente Facebook di cui ho l’Id?

13 maggio 2017


Posso denunciare un utente Facebook di cui ho l’Id?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2017



Si può denunciare un utente Facebook – di cui ho scoperto l’indirizzo Id – che mi ha mandato un messaggio offensivo con un video di Youtube con chiare allusioni sessuali?

Al fine di rispondere al quesito è opportuno preliminarmente cercare di capire se la condotta contestata assuma rilievo penale e, quindi, se ha utilità sporgere una querela.

Nonostante le allusioni sessuali l’invio di un solo messaggio, sia pure molesto, non integra il reato di stalking. Ai fini della configurabilità di questo reato è, infatti, necessaria una condotta abituale, cioè è indispensabile che lo stalker abbia posto in essere almeno due condotte moleste. È, inoltre, essenziale che le molestie abbiano ingenerato nella vittima una delle seguenti conseguenze:

  • un perdurante e grave stato d’ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona legata alla vittima da relazione affettiva;
  • costringere la persona offesa ad alterare le proprie abitudini di vita.

Le ipotesi elencate si pongono in rapporto di alternatività tra loro per cui, ai fini della contestazione del reato, è sufficiente che si sia verificata una sola delle conseguenze indicate.

Poiché la condotta molesta è stata unica e non ha determinato nessuna delle conseguenze richiamate, non è ravvisabile nel comportamento posto in essere il reato di stalking.

Altra ipotesi di reato configurabile a seguito della condotta indesiderata è data dal reato di molestia o disturbo alle persone [1]: tuttavia, il codice penale prevede espressamente che la condotta molesta debba essere realizzata in un luogo pubblico o in un luogo aperto al pubblico oppure mediante il mezzo del telefono. Al riguardo la suprema Corte di Cassazione ha precisato che, qualora la condotta recante disturbo sia stata posta in essere mediante posta elettronica, non si configura il reato in esame poiché l’invio di messaggi di posta elettronica tramite computer non crea al destinatario un disturbo immediato: infatti, il messaggio viene ricevuto soltanto nel momento in cui il destinatario decide di aprire la relativa casella. Ciò nonostante la Corte aggiunge che, qualora i messaggi siano stati ricevuti sul telefono cellulare, tramite servizi di comunicazione quale Msn, il reato di molestie sarà configurabile poiché questo sistema consente di conversare in modo istantaneo e, quindi, di arrecare disturbo alla persona che riceve i messaggi. La norma che disciplina il reato indicato non specifica il numero delle condotte necessario ai fini della configurabilità del reato, di conseguenza anche una sola condotta, purché realizzata secondo le forme illustrate, possa assumere rilievo penale.

Un’altra ipotesi di reato configurabile è data dal reato di violenza privata che ricorre qualora taluno, con la propria condotta, costringa altri contro la propria volontà a fare, tollerare od omettere qualcosa impedendone la libertà di determinazione incidendo sulla libertà psichica della persona offesa.

La condotta di chi costringe altri a subire messaggi indesiderati con allusioni di natura sessuale, oltre ad arrecare molestia, può integrare anche un’ipotesi di violenza privata.

Fatta questa necessaria premessa dalla quale si evince che l’azione realizzata a danno della lettrice integra profili di rilievo penale che giustificano la proposizione di una querela, si può rispondere al quesito e, cioè, se l’avere scoperto l’indirizzo Id dell’utente Facebook che ha inviato il messaggio possa essere utile al fine di scoprirne l’identità. Ebbene, è opportuno ricordare che l’indirizzo Id di Facebook è un codice identificativo che il social network assegna a ciascun utente ed alla relativa pagina web. Il codice Id non è, tuttavia, sufficiente a conoscere l’identità della persona che utilizza la pagina Facebook alla quale è esso è associato. A tale scopo sarà necessario risalire all’indirizzo Ip che è un codice numerico univoco il quale consente di identificare il pc dal quale è stato inviato il messaggio molesto nonché di localizzare l’area geografica alla quale è associato l’indirizzo. Sulla base di queste informazioni è possibile risalire al nominativo della persona che ha inviato il messaggio: tuttavia, questa soluzione non dà assoluta certezza poiché se il mittente del messaggio è un esperto conoscitore dei sistemi informatici, la Polizia Postale potrebbe non riuscire ad identificarne l’identità.

In conclusione, stante l’esistenza dei presupposti di rilievo penale ed il fatto di essere riuscita a recuperare l’indirizzo Id, è legittima la volontà della lettrice di rivolgersi alle autorità competenti al fine di scoprire l’identità del mittente autore del messaggio indesiderato. La Polizia Postale, tramite apposita richiesta al social network, provvederà a risalire all’indirizzo Ip ed a scoprire l’identità del soggetto molesto laddove, in base a quanto già detto, ciò risulti possibile.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Art. 660 cod. pen.

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