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Lo sai che? Se vado all’estero e non dico dove, le notifiche sono valide?

Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

Le notifiche di cartelle di pagamento, multe, sanzioni e atti giudiziari nei confronti degli irreperibili che non hanno indicato l’indirizzo all’Aire vengono eseguite presso il Comune.

Non si può scappare contro il fisco: né con la morte (perché, in tal caso, il peso finisce ai familiari che hanno accettato l’eredità), né con l’espatrio. In quest’ultimo caso, per chi va all’estero e non dice la nuova residenza, le notifiche vengono eseguite presso il Comune. Risultato: cartelle di pagamento, multe e atti giudiziari si intendono comunque notificati e conosciuti dal destinatario. La legge infatti stabilisce che il cittadino/contribuente, nel momento in cui si trasferisce stabilmente fuori dall’Italia, deve indicare la sua nuova residenza all’Aire, il Registro degli italiani residenti all’estero. Se non lo fa, le conseguenze sono ben peggiori: la raccomandata viene depositata alla casa comunale e l’interessato non lo verrà mai a sapere. Con la conseguenza, peraltro, che non potrà più impugnare l’atto e far valere i propri diritti. Non resta che pagare, quindi, al debitore che se ne va all’estero senza annotare subito tale circostanza all’Aire. Ed a ricordarlo è una recente del Tribunale di Catania [1]. Il giudice siciliano ricorda che è valida la notifica eseguita dal creditore (sia esso il fisco, l’Agente della riscossione, il Comune, la banca, un fornitore, ecc.) presso il Comune secondo la procedura prevista dal codice di procedura civile [2] quando sono sconosciuti residenza, dimora e domicilio del destinatario. La notificazione si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le formalità prescritte. È peraltro irrilevante che l’interessato si sia iscritto all’Aire solo dopo che la notificazione è avvenuta e, quindi, si è già perfezionata.

Cos’è e come funziona l’Aire

L’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) è nata nel 1988 al fine di registrare i dati dei cittadini italiani che si sono trasferiti all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi. Essa è gestita dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle Rappresentanze consolari all’estero.

Iscriversi all’Aire è un dovere di chi va all’estero per almeno un anno. Essa è peraltro condizione per ottenere alcuni servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, (quali per esempio la possibilità di votare, di ottenere il rilascio o rinnovo di documenti di identità e di viaggio, nonché certificazioni; di rinnovare la patente di guida).

Non deve iscriversi all’Aire chi sta all’estero meno di 12 mesi, i lavoratori stagionali, i militari italiani in servizio presso gli uffici e le strutture della Nato dislocate all’estero.

Per iscriversi all’Aire è sufficiente una dichiarazione resa dall’interessato all’Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni dal trasferimento della residenza. Con l’iscrizione all’Aire l’interessato viene automaticamente cancellato dall’Anagrafe della Popolazione Residente (Apr) del Comune di provenienza. L’iscrizione all’Aire può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.

Che succede a chi non si iscrive all’Aire?

Oltre a non usufruire dei diritti e dei servizi appena elencati, chi non si iscrive all’Aire subisce un grosso pregiudizio: considerandosi persona «irreperibile», tutte le notifiche a lui indirizzate (sia che avvengano con raccomandata che con atto consegnato a mani dall’ufficiale giudiziario) vengono depositate in Comune. Nessun’altra comunicazione è prevista dalla legge in favore dell’interessato che, pertanto, potrebbe non venire mai a conoscenza del contenuto dell’atto. Atto che, tuttavia, si considera ugualmente consegnato e conosciuto. Con la conseguenza che non potrà neanche essere impugnato. Insomma, a conti fatti, le cose non cambiano e non può dirsi così furbo chi scappa all’estero senza dire dove (almeno alla pubblica amministrazione). È proprio il caso di dirlo: alle notifiche non si scappa mai.

note

[1] Trib. Catania, sent. n. 1874/17.

[2] Art. 143 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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