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Finta malattia anche col certificato medico: c’è licenziamento

23 Aprile 2017


Finta malattia anche col certificato medico: c’è licenziamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Aprile 2017



Indotto in errore il medico di base, il certificato non basta per giustificare lo stato di malattia se poi il dipendente è sano e non si fa trovare alla visita fiscale.

Meglio un’assenza ingiustificata che una finta malattia: perché il dipendente che, nonostante la produzione di un regolare certificato del medico curante, in realtà non è malato e, anzi, esce di casa e non si fa neanche trovare alla visita fiscale dell’Inps può essere licenziato in tronco. La bugia insomma è certamente più grave della negligenza di non presentarsi per un giorno al lavoro. Difatti, il datore di lavoro perde la fiducia nel lavoratore che dichiara una finta malattia e se ne può sbarazzare in quattro e quattr’otto, senza neanche il preavviso. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Dipendente si finge malato ed esce di casa: licenziato

Per certe malattie è facile prendere in giro il proprio medico. Ad esempio in tutti quei casi in cui la patologia non è accertabile con indagine strumentale: una lombo sciatalgia, un dolore cervicale, capogiri e, magari, anche uno stato di depressione. Peraltro, anche se assolutamente vietato dalla legge, il medico di famiglia spesso e volentieri rilascia certificati sulla base di una diagnosi telefonica, senza sottoporre a visita il paziente. Che così può facilmente bluffare.

Il punto è che c’è sempre la visita fiscale per accertare la verità: e il medico dell’Inps certo non è così indulgente come quello di famiglia.

Se poi il lavoratore non si fa trovare a casa e salta il controllo fiscale le cose si mettono peggio. In questi casi, la bugia unita al mancato rispetto delle fasce orarie di reperibilità non è più perdonabile. E allora il licenziamento per giusta causa è la giusta misura per punire il dipendente bugiardo e infedele.

La causa e la consulenza tecnica d’ufficio

È vero: nel caso in cui il certificato del medico di base contrasti con quello del medico fiscale il lavoratore è comunque legittimato a rimanere a casa e a sottoporre la questione al Coordinatore sanitario dell’Inps (leggi Se il medico dell’Inps dice che posso rientrare al lavoro) cui spetta l’ultima parola. Ma, se inizia la causa per l’impugnazione del licenziamento, a mettere definitivamente la pietra sopra la questione sarà il Ctu ossia il consulente nominato dal giudice. La ctu medico-legale può confermare che il medico curante è stato indotto in errore dal falso malato con la rappresentazione di uno stato di salute inveritiero per mero interesse personale. Insomma: il certificato medico presentato non giustifica la lunga assenza dal servizio, come risulta dalla consulenza.

Ed è proprio qui che si inserisce la sentenza in commento: il lavoratore, smascherato anche dalla consulenza tecnica d’ufficio per aver chiesto un certificato medico pur non avendo alcuna malattia, ha perso per sempre il posto di lavoro. E non c’è più modo di tornare indietro perché il verdetto finale lo ha emesso la Cassazione, contro le cui decisioni non c’è più appello. Insomma, una vicenda senza fine per una bugia cui peraltro non si è accompagnata l’umiltà del dipendente di ammettere di aver clamorosamente sbagliato.

Forse si sarebbe potuto salvare il lavoratore se solo avesse presentato una certificazione del medico curante con cui gli consentiva di allontanarsi da casa (ben inteso: fuori dagli orari reperibilità) per agevolare la guarigione (ad esempio facendo lunghe passeggiate dopo un incidente). Ma nel caso deciso dalla Cassazione questo non è avvenuto. Pertanto è stato ritenuto legittimo il licenziamento nei confronti del dipendente che, anche munito di certificato medico, in realtà non era malato.

note

[1] Cass. sent. n. 10154/17 del 21.04.2017.

Autore immagine: 123rf com


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