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Il lavoratore che abbandona il posto di lavoro è licenziabile

16 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Nov 2018



Può essere licenziato il lavoratore che abbandona il posto di lavoro senza un valido motivo e senza giustificazione.

Il lavoratore che abbandona il posto di lavoro è licenziabile perché tra gli obblighi che nascono dal contratto di lavoro vi è quello di osservare l’orario lavorativo nella sede che gli viene assegnata dal datore: se il lavoratore abbandona il luogo di lavoro, quindi, da vita ad un inadempimento del contratto e ad un illecito disciplinare. Tuttavia, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere licenziato a determinate condizioni: infatti, il licenziamento del lavoratore che abbandona il posto di lavoro per giustificare il licenziamento deve dar vita ad una situazione così grave che si possa parlare di estinzione del rapporto di fiducia col proprio datore. Inoltre occorre sempre tenere a mente cosa prevede il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro che, come vedremo, molto spesso stabilisce quali condotte del dipendente possono legittimamente condurre al suo licenziamento disciplinare da parte del datore di lavoro. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è il licenziamento?

Il licenziamento è la decisione del datore di lavoro di estromettere un dipendente dall’azienda, facendo cessare il rapporto di lavoro con lui intercorrente. Il licenziamento deve essere sempre comunicato per iscritto, con una lettera consegnata a mano o tramite raccomandata, che spieghi al dipendente il motivo posto alla base del licenziamento. Infatti, non esiste una assoluta libertà di licenziare da parte del datore di lavoro. Le imprese possono licenziare un dipendente sono se c’è un valido motivo. La ragione è evidente. Con il licenziamento il lavoratore perde il lavoro, ossia l’attività con cui si guadagna da vivere. Non è, dunque, un provvedimento che può essere assunto a cuor leggero e senza alcuna garanzia per il dipendente considerando che la posta in gioco è molto alta.

Che cos’è il licenziamento disciplinare?

In alcuni casi il datore di lavoro decide di licenziare un dipendente perchè quest’ultimo commette un fatto molto grave, che non può essere tollerato e che fa venire meno completamente la fiducia in lui. Si parla di licenziamento disciplinare perchè è il lavoratore a commettere un illecito disciplinare, ossia un comportamento contrario ai doveri e agli obblighi che si è assunto quando ha deciso di firmare il contratto di lavoro. Facciamo alcuni esempi. Se un dipendente viene colto a rubare della merce aziendale è chiaro che il datore di lavoro perde ogni fiducia in lui ed è dunque legittimato a licenziarlo. Ovviamente, i comportamenti del dipendente non sono sempre così marcatamente gravi ed è qui che si pone il problema. Proprio per aiutare l’azienda ad orientarsi quando i comportamenti sono gravi ma non al punto da fugare ogni dubbio sulla legittimità del licenziamento intervengono i contratti collettivi di lavoro. Nei CCNL, infatti, molto spesso sono elencate una serie di condotte del dipendente che rappresentano illeciti disiciplinari e, per ciascuna, viene anche indicata la sanzione disciplinare che l’azienda può legittimamente irrogare. Il CCNL può prevedere, ad esempio, che l’assenza ingiustificata di un giorno comporti una multa di tre ore della retribuzione mentre un’assenza ingiustificata che supera i tre giorni comporti il licenziamento disicplinare. L’abbandono del posto di lavoro da parte del dipendente è sicuramente, di per sè, un illecito disicplinare in quanto il lavoratore ha l’obbligo di restare nel posto di lavoro per tutta la durata dell’orario di lavoro, ma non si può affermare in maniera automatica che questa condotta legittimi il licenziamento disciplinare. Occorre vedere cosa dice il contratto collettivo e cosa hanno detto i giudici. E’, infatti, evidente che l’abbandono del posto di lavoro assume contorni diversi a seconda di tante variabili: che lavoro fa il dipendente, a quali rischi espone l’azienda allontanandosi, se c’è un motivo valido per cui è scappato, etc.

Lavoratore che abbandona il posto di lavoro con valide giustificazioni

Innanzitutto, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro è licenziabile solo se l’abbandono del posto di lavoro non ha giustificazioni: in alcuni casi, infatti, è possibile allontanarsi dal luogo di lavoro.

Uno dei casi in cui è consentito l’abbandono del posto di lavoro è quello in cui sorge un pericolo grave ed immediato per la sicurezza del lavoratore: in questi casi il lavoratore che si è allontanato dal luogo di lavoro non può incorrere in alcuna sanzione disciplinare [1]. Infatti, in questi casi, prevale l’interesse alla salute ed all’integrità fisica del lavoratore sull’interesse dell’azienda alla produzione. In queste situazioni il lavoratore può abbandonare immediatamente il posto di lavoro senza darne notizia al datore o al suo diretto superiore gerarchico.

Altro caso in cui il lavoratore può abbandonare il posto di lavoro senza essere licenziato è quello in cui accusi una seria malattia che richieda un soccorso medico immediato. Ancora, il lavoratore può abbandonare il luogo di lavoro quando si trovi esposto ad agenti nocivi per la salute, ad esempio di tipo chimico: in questi casi il lavoratore può allontanarsi dal posto di lavoro fino a che l’ambiente in cui lavora sia tornato salubre.

Lavoratore che abbandona il posto di lavoro senza valide giustificazioni

Invece, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere licenziato quando non ha valide giustificazioni.  L’assenza di giustificazione, infatti, costituisce giusta causa di licenziamento per il lavoratore che ha abbandonato il posto di lavoro determinando un problema nella catena organizzativa e produttiva del datore di lavoro. In questi casi, l’illecito disciplinare è così grave che la sanzione del licenziamento è ampiamente giustificata: il datore di lavoro infatti non può più avere fiducia nel suo dipendente che senza motivo abbandona il posto di lavoro.

Il licenziamento del lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere comminato in tronco soprattutto in caso di più episodi di allontanamento ingiustificato: si pensi ad un lavoratore che spesso abbandona il posto di lavoro per recarsi al circolo sportivo che frequenta, oppure per visitare dei concessionari di automobili, oppure ancora per acquistare beni personali negli esercizi commerciali vicini al luogo di lavoro [2].

Sulla base di questi ragionamenti, è allora legittimo anche il licenziamento in tronco del lavoratore straniero che abbandona il posto di lavoro per recarsi nel paese di origine senza aver avvisato il datore e senza aver fornito giustificazioni valide al suo comportamento, che dunque costituisce un illecito disciplinare ed una grande violazione del dovere di correttezza verso l’azienda [3].

Ancora, può essere licenziata la guardia giurata che anche per breve tempo si allontana dal luogo che doveva sorvegliare, ad esempio per andare ad acquistare il giornale [4]: anche in questo caso, infatti, il lavoratore che abbandona il luogo di lavoro commette un grave illecito disciplinare che lede la fiducia del datore di lavoro nei suoi confronti, vista anche la delicatezza delle mansioni assegnate al dipendente.

La licenziabilità della guardia giurata che abbandoni il posto di lavoro è stata riaffermata anche di recente dalla Cassazione [5]. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte una guardia giurata, addetta al piantonamento antirapina presso una banca, oltre a non aver indossato il giubbotto antiproiettile, si era recata al bar di fronte, abbandonando la propria postazione durante il normale orario di lavoro. La condotta della guardia giurata è particolarmente grave perchè la sua assenza dal posto di lavoro minaccia la sicurezza della banca e la espone a rischi enormi. Nel confermare che il licenziamento della guardia giurata la Cassazione afferma che si può parlare di abbandono del posto di lavoro quando ricorrono due requisiti:

  • c’è totale distacco del lavoratore dal bene da proteggere, in questo caso dalla sorveglianza costante della banca;
  • il dipendente è ben cosciente che sta abbandonando il posto di lavoro e agisce volontariamente, restando irrilevante il motivo dell’allontanamento.

La Cassazione, inoltre, conferma che è necessario fare riferimento a cosa prevede in materia il contratto collettivo di lavoro. Il CCNL degli Istituti di vigilanza privata prevede che tra le cause di licenziamento c’è l’abbandono del posto di lavoro da parte del dipendente.

Inoltre, nel caso  affrontato dalla Corte, il dipendente aveva già subito altri procedimenti disicplinari in passato ed era dunque, anche in base ad una valutazione complessiva del suo comportamento in azienda, ormai del tutto venuta meno la fiducia nei suoi confronti.

È, inoltre, legittimo anche il licenziamento del lavoratore che abbandona il posto di lavoro affermando di essere malato ma che, al momento della fornitura delle giustificazioni, invia all’azienda delle certificazioni mediche false o contraffatte [6].

In ogni caso, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere validamente licenziato quando il suo comportamento fa ritenere che in futuro potrà tenere condotte analoghe, che metteranno certamente in crisi l’organizzazione aziendale [7].

Come occorre procedere per licenziare il dipendente che abbandona il posto di lavoro?

La legge consente al datore di lavoro di sanzionare eventiali comportamenti scorretti ma seguendo una apposita procedura detta procedimento disicplinare [8]. In sostanza, l’azienda deve innanzitutto consegnare al dipendente una lettera in cui gli contesta in modo specifico e tempestivo, il fatto contestato. Nel caso esaminato sopra (guardia giurata che si allontana dalla banca che sta vigilando), pochissimi giorni dopo l’abbandono del posto di lavoro, la società deve consegnare alla guardia giurata una lettera di contestazione disciplinare in cui gli comunica che in data __ alle ore __ la guardia è stata sorpresa allontanarsi dal posto di lavoro per recarsi al bar di fronte. Nella lettera l’azienda deve dare al dipendente almeno cinque giorni di tempo, o il diverso periodo previsto dal contratto collettivo, per giustificarsi. Lette le giustificazioni, se l’azienda non reputa che le motivazioni addotte dal dipendente siano accoglibili e resta convinta che il fatto commesso è grave e non scusabile può consegnare la lettera di licenziamento disicplinare e porre fine al rapporto di lavoro.

note

[1] Art. 44 del D. Lgs. n. 81/2008.

[2] Cass. sent. 21203/2013 del 17.09.2013.

[3] Cass. sent. 22869/2013 del 08.10.2013.

[4] Cass. sent. 15441/2016 del 26.07.2016.

[5] Cass. sent. 12 aprile 2018, n. 9121

[6] Cass. sent. 3129/2015 del 17.02.2015.

[7] Cass. sent. 14586/2009 del 22.06.2009.

[8] Articolo 7, Legge n. 300/1970.

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