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Lo sai che? Prelievo in banca, quali rischi?

Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

I limiti di prelievi dal conto corrente per i contribuenti, lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti e imprenditori: le giustificazioni da dare all’Agenzia delle Entrate.

Dopo il passaggio dal periodo del «segreto bancario» a quello della «trasparenza» nei confronti del fisco, le movimentazioni sul conto corrente bancario (o postale) sono entrate nell’occhio del ciclone, divenendo da un lato un valido strumento per l’Agenzia delle Entrate per stanare le evasioni fiscali, dall’altro però fonte di preoccupazione per molti contribuenti. I quali, a ragione, sempre più spesso si chiedono quali siano le conseguenze e i rischi di un prelievo in banca non giustificato o di un versamento di una somma di denaro cospicua. Non è una domanda peregrina, anzi. Per stare tranquilli in caso di prelievi e versamenti sul conto corrente bisogna infatti conoscere lo stato attuale della normativa in tema di riciclaggio, di tracciabilità dei pagamenti, quella fiscale sugli accertamenti bancari e, soprattutto, le numerose sentenze sul tema emesse dalla Cassazione (cui poi si è aggiunta anche la Corte Costituzionale).

In questa sede cercheremo di capire, in caso di prelievo in banca, quali rischi corre il contribuente (ci siamo già occupati dei versamenti nell’articolo Versamento in banca: quali rischi).

Chi ha letto la nostra guida Prelievi e versamenti sul conto corrente, come cambiano si è già fatto un’idea di quali siano le importanti novità approvate di recente dal Governo e avrà comunque capito come comportarsi in caso di operazioni in entrate e in uscita dal conto.

In verità, quando si parla di movimentazioni di denaro, lo spauracchio del fisco è sempre dietro l’angolo. E ciò vale anche per chi ha la coscienza pulita. Questo perché la richiesta di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate potrebbe arrivare solo dopo molti anni, quando ormai si è perso memoria di ciò che si è fatto. E se anche il contribuente è capace di ricostruire la vicenda non è detto che sia in grado di dimostrarla visto che gli scambi di soldi avvengono spesso informalmente, mentre con il fisco è sempre necessaria una prova documentale. A ciò si aggiunge che, nel nostro ordinamento tributario, quando si tratta di movimentazioni di denaro in banca non giustificate (prelievi e versamenti) vige una presunzione favorevole al fisco con onere della prova a carico del contribuente: se questi non dimostra cosa c’è dietro l’operazione bancaria scatta l’accertamento fiscale e le sanzioni. In buona sostanza, il fisco può subito presumere un’evasione fiscale; spetta al contribuente difendersi e, se rimane senza prove, anche se in buona fede non gli resta che pagare di nuovo le tasse (maggiorate).

Per tornare al problema dei rischi in caso di prelievo in banca, bisogna diversificare la risposta sulla base del tipo di contribuente. La prima cosa che dobbiamo però dire, a scanso di equivoci, è che l’unico pericolo che si corre nel prelevare una somma rilevante di denaro dal conto corrente bancario è solo di tipo fiscale: in altre parole, possiamo essere costretti a pagare di nuovo le tasse (maggiorate con le sanzioni) sulla somma prelevata.

Questo chiarimento è molto importante per rispondere a un’altra domanda: quanto denaro si può prelevare dal conto corrente? Non ci sono limiti, anche somme molto rilevanti, purché inferiori a 12.500 euro: tetto oltre il quale i movimenti di denaro devono avvenire solo con bonifico bancario (obbligo imposto dalla normativa in materia di controllo contro il riciclaggio del denaro sporco).

È vero: esiste una disciplina sul divieto di circolazione del denaro contante per soglie a partire da 3.000 euro, ma questa non si applica nei rapporti tra correntisti e banca. L’obbligo di usare bonifici e assegni per pagamenti da 3mila euro in su vale solo nei passaggi di denaro tra soggetti diversi (siano essi privati e/o pubbliche amministrazioni): ad esempio in caso di donazioni, vendite, ecc. Invece, nel caso di prelievo dal conto, il denaro resta sempre nella proprietà di un unico soggetto: il correntista.

Sintetizzando quando detto sino ad ora, il titolare di un conto corrente può prelevare più di 3mila euro in un colpo solo; tuttavia, i movimenti superiori ai 12.500 euro (soglia oltre la quale scatta l’obbligo del bonifico bancario) possono essere realizzati solo attraverso un intermediario finanziario (ossia con bonifico bancario o postale).

In ogni caso, resta la possibilità per lo sportellista di chiedere chiarimenti al correntista sull’uso del denaro prelevato quando si tratti di importi consistenti. Le giustificazioni vengono valutate dalla direzione della banca che, se le ritiene a rischio di riciclaggio, ne informa la direzione generale e quest’ultima, eventualmente, la Uif (Unità di informazioni finanziaria). La Uif, solo a seguito di un ulteriore indagine, deciderà se notiziare del prelievo la Procura della Repubblica.

Il prelievo dal conto corrente va sempre giustificato

Rispettata la normativa sull’antiriciclaggio, occupiamoci ora della questione più marcatamente fiscale: che rischia il contribuente che fa un prelievo dal conto corrente? La risposta, dicevamo in partenza, dipende dal tipo di contribuente: a seconda, cioè, che si tratti di lavoratore dipendente, professionista o imprenditore il regime e i limiti al prelievo sono diversi.

Lavoratori dipendenti: rischi per il prelievo dal conto corrente

Anche al lavoratore dipendente, benché titolare di un reddito fisso e difficilmente soggetto ad evasione, il fisco può chiedere chiarimenti sull’uso non giustificato di una consistente somma di denaro prelevata dal conto. Non è detto, infatti, che anche chi svolge lavoro full time per un’azienda non possa avere altre attività e investimenti da dichiarare all’Agenzia delle entrate. Se, ad esempio, una persona preleva dal proprio conto 10mila euro è verosimile che non lo faccia per la spesa al supermercato, ma per un investimento che gli procurerà un guadagno superiore; e se detto investimento non risulta dalla dichiarazione dei redditi è certo che si tratta di un’evasione fiscale.

Ecco perché è sempre necessario tenere traccia dell’uso del denaro, quando questo viene prelevato in un’unica volta: le richieste di chiarimenti da parte del fisco potrebbero arrivare quando si è ormai dimenticato lo scopo del prelievo. Il problema potrebbe essere risolto a monte con un bonifico, operazione che lascia sempre traccia – anche grazie all’ausilio della causale – della natura dell’accredito e del soggetto beneficiario.

Lavoratori autonomi: rischi per il prelievo dal conto corrente

Un tempo i professionisti venivano equiparati agli imprenditori, dei quali si applicava la stessa disciplina: pertanto i prelievi non giustificati venivano ritenuti compensi non dichiarati al fisco e, quindi, erano causa di un accertamento fiscale. Tale equiparazione però è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale [1]. Oggi pertanto i professionisti e gli autonomi, come i lavoratori dipendenti, sono liberi di effettuare prelievi – anche sopra 3mila euro – senza dover tenere traccia del beneficiario delle somme, purché però, in caso di somme rilevanti, siano in grado di fornire i chiarimenti eventualmente richiesti dall’Agenzia delle Entrate.

Imprenditori: rischi per il prelievo dal conto corrente

Disciplina del tutto diversa per i titolari di reddito di impresa (imprenditori di società o ditte individuali). Un decreto fiscale appena approvato [1] ha fissato dei limiti di prelievi oltre i quali scatta l’accertamento. In pratica, unicamente per gli imprenditori viene stabilito che solo i prelievi non giustificati superiori a 1.000 euro giornalieri e comunque superiori a 5.000 euro mensili possono eventualmente causare un accertamento. Quelli invece inferiori a tali importi restano liberi.

Dunque, tale categoria di contribuenti deve sempre giustificare anche i prelievi giornalieri inferiori ai mille euro se nello stesso mese si supera il limite di 5 mila euro. Restano invece sempre da giustificare, indipendentemente dal superamento o meno del limite mensile dei 5mila euro, i prelievi eccedenti la soglia giornaliera di 1.000 euro.

Secondo le istruzioni operative del comando generale della Guardia di finanza, le nuove franchigie applicabili sui prelevamenti dei titolari di redditi d’impresa devono essere applicate tenendo ben presente dunque che nel caso in cui, nel corso della singola mensilità, venga superato il limite di 5 mila euro, la presunzione legale si applica su tutti i prelevamenti eccedenti quest’ultima soglia.

Da un lato quindi il legislatore, conscio della presunzione legale operante in tema di indagini finanziarie, ha inteso agevolare il contribuente evitando di gravarlo di richieste di giustificazione in ordine a prelievi di modesta entità che di per sé possono essere facilmente riconducibili alle esigenze di natura personale e familiare. Dall’altro lato però, al fine di evitare utilizzi strumentali e abusi della franchigia giornaliera sui prelievi, il legislatore ha introdotto due precisi limiti, uno su base giornaliera e uno su base mensile, oltre i quali i prelievi eccedenti devono sempre essere giustificati.

note

[1] C. Cost. sent. n. 228/2014.

[2] Dl 193/2016 che ha modificato l’art. 32, co. 1, numero 2) Dpr 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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