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Lo sai che? Azienda fallita, come farsi pagare gli stipendi dal tribunale

Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

In caso di fallimento della società datrice di lavoro, se il dipendente non è in possesso delle buste paga può dimostrare il proprio credito con il CU (ex Cud).

Immaginiamo che l’azienda dove abbiamo lavorato per diversi anni fallisca tutto d’un tratto. In verità, il datore ci aveva assicurato che avrebbe sistemato i conti e che, pazientando ancora qualche mese, ci avrebbe pagato tutti gli stipendi arretrati. E invece le cose non sono andate così perché qualche creditore, impaziente, ha presentato ricorso in tribunale e l’ha fatta fallire. Chi ci paga gli stipendi e il Tfr? Le cose si complicano anche per via del fatto che, prima di chiudere, il datore non ci ha consegnato le buste paga dei mesi non pagati e, quindi, non abbiamo documenti per dimostrare il nostro credito. Cosa possiamo fare?

Niente problema – dice una ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa [1] – perché, quando il lavoratore non ha le buste paga per dimostrare il proprio credito può sempre valersi del Cu (certificazione unica), ex Cud. Se poi ci sono le buste paga è sicuramente meglio, perché – secondo la Corte – nell’accertamento del passivo fallimentare, le buste paga dei lavoratori munite del timbro o della sigla del datore, provano il credito insinuato. Ma vediamo nel dettaglio, in caso di azienda fallita, come farsi pagare gli stipendi dal tribunale.

Come farsi pagare gli arretrati se l’azienda fallisce

Se il lavoratore non è in possesso delle buste paghe, compreso l’ultima ove viene liquidato il Tfr può presentare la C.U. (Certificazione Unica, che ha sostituito il cosiddetto Cud). Con l’uno o con gli altri documenti allegati, dovrà presentare al curatore fallimentare (quello nominato dal tribunale con la sentenza dichiarativa di fallimento) la «richiesta di ammissione allo stato passivo». Si tratta di una domanda in cui il dipendente creditore chiede che il tribunale fallimentare accerti il proprio credito.

Viene quindi svolta l’udienza di ammissione al passivo a cui il lavoratore ha diritto di partecipare anche personalmente, senza ciò bisogno di un avvocato. Infine, una volta che il giudice delegato abbia ammesso al passivo del fallimento il credito del lavoratore si aprono due vie:

  • per le ultime tre mensilità non pagate e il Tfr: bisogna presentare domanda di pagamento (in via telematica) al Fondo di Garanzia dell’Inps, allegando tutta la documentazione ivi richiesta (l’ammissione al passivo e il decreto di esecutività, nonché le buste paga o il C.U.);
  • per le eventuali mensilità precedenti alle ultime tre: bisogna attendere i tempi della procedura fallimentare. In altre parole, il curatore provvederà a vendere i beni dell’azienda trovati al momento del fallimento e a pagare i creditori partendo da quelli «privilegiati», al cui vertice ci sono proprio i lavoratori dipendenti.

L’importanza della C.U. (ex Cud) e delle buste paga

Secondo la Cassazione, i modelli CU di provenienza pubblica integrano i requisiti di prova documentale richiesta al fine dell’opponibilità della prova scritta di un credito al fallimento.

La Suprema Corte ricorda infine che «le copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro, ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest’ultimo, hanno piena efficacia probatoria del credito insinuato alla stregua del loro contenuto, obbligatorio e penalmente sanzionato, né la sottoscrizione “per ricevuta” apposta dal lavoratore implica necessariamente l’intervenuto pagamento delle somme indicate nei menzionati prospetti [2]».

Nell’accertamento del passivo fallimentare, le buste paga dei lavoratori munite del timbro o della sigla del datore, provano il credito insinuato.

note

[1] Cass. ord. n. 10041/17 del 20.04.2017.

[2] Cass. sent. n. 17413/15.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 20 gennaio – 20 aprile 2017, n. 10041
Presidente Ragonesi – Relatore Acierno

Fatto e diritto

In ordine al procedimento recante il numero di R.G. 11428 del 2014 si osserva:
Il Tribunale di Napoli ha rigettato l’opposizione allo stato passivo proposto da Carmine Bonario in ordine ad un suo credito retributivo (due mensilità ed il Tfr per Euro 7.662.) per aver lavorato come operaio di quinto livello per la società fallita s.r.l. (omissis) dal 2002 al 2006.
Secondo il giudice del merito l’opponente non ha fornito idonea prova documentale avendo prodotto le buste paga ed i CUD ma non il certificato contributivo INPS da quale desumere l’esistenza e l’effettiva durata del rapporto di lavoro subordinato.
Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il Bonario deducendo violazione dell’art. 2697 cod. civ. sul rilievo di aver provato adeguatamente l’esistenza e la durata del rapporto oltre che l’ammontare del credito avendo prodotto oltre a 29 buste paga anche i modelli CUD dal 2003 al 2007 (relativi all’intera durata del rapporto) ed alla lettera di licenziamento.
La censura è manifestamente fondata dal momento che effettivamente la documentazione prodotta comprova l’esistenza, la durata e la retribuzione relativa al rapporto. In particolare i modelli CUD di provenienza pubblica integrano i requisiti di prova documentale richiesta al fine dell’opponibilità della prova scritta di un credito al fallimento anche in ordine al parametro di cui all’art. 2704 cod. civ..
In ordine alla efficacia probatoria delle buste paga si segnala infine la recente pronuncia di questa sezione così massimata: “In tema di accertamento del passivo fallimentare, le copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro, ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest’ultimo, hanno piena efficacia probatoria del credito insinuato alla stregua del loro contenuto, obbligatorio e penalmente sanzionato, né la sottoscrizione per ricevuta apposta dal lavoratore implica, in modo univoco, l’intervenuto pagamento delle somme indicate nei menzionati prospetti”. (Cass. 17413 del 2015).

P.Q.M.

In conclusione il ricorso deve essere accolto e il provvedimento impugnato cassato con rinvio al Tribunale di Napoli in diversa composizione.


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