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Lo sai che? Se parlano male di come lavoro ho diritto al risarcimento?

Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2017

Se viene lesa la reputazione commerciale di un soggetto, il danno deve essere dimostrato, provando l’effettiva perdita della clientela e la diminuzione dei guadagni.

Spesso, quando ci rivolgiamo a dei professionisti per ottenere un certo servizio pretendiamo qualità, rapidità e convenienza: se portiamo l’auto dal meccanico, se andiamo dal parrucchiere per farci fare una tinta o in lavanderia per far lavare delle tende pregiate e il lavoro non ci soddisfa iniziamo a parlar male di quegli esercizi commerciali, sconsigliandoli ad amici e parenti e ripromettendoci di non metterci più piede. Ma ci siamo mai chiesti che cosa davvero provoca il nostro parlar male? E se, per legge, è giustificato? Secondo il Tribunale di Imperia [1], l’illecita diffusione di notizie, anche se false sul proprio modo di lavorare, non dimostra di per sé, un danno patrimoniale che va risarcito. Ma, allora, se si parla male di come lavora una persona, questa ha diritto al risarcimento?

La vicenda

Una snc (operante nel settore turistico) denunciava il comportamento arrogante, provocatorio, offensivo e diffamatorio che aveva avuto nei suoi confronti una srl a cui chiedeva, quindi, il risarcimento del danno per lesione della propria reputazione commerciale. Sosteneva, infatti, che proprio quel comportamento le aveva procurato la perdita della clientela, causando gravi danni al suo prestigio, alla sua onorabilità e alla sua immagine sul mercato turistico.

Lesione della reputazione commerciale

La Corte di Cassazione, pronunciandosi su un caso analogo, ha fatto una distinzione. Un fatto illecito come quello della srl può provocare un danno che può essere di due tipi:

  1. danno personale, quando si lede l’onore e la reputazione di un soggetto considerato come una persona umana: ad esempio, Mario diffonde la notizia che Alberto – di professione meccanico – va a prostitute, compromettendo la sua reputazione tra la gente;
  2. danno commerciale, quando si ledono anche gli interessi economici di quel soggetto: ad esempio, Mario ha fatto riparare la sua auto da Alberto ma, non soddisfatto del lavoro, inizia a dire in giro che lo stesso Alberto è un pessimo meccanico).

Per quanto riguarda la lesione della reputazione personale, il danno è automatico, nel senso che deve essere risarcito senza che il danneggiato (Alberto nell’esempio) sia costretto a provarlo. Discorso diverso per la lesione della reputazione commerciale che, invece, costituisce sono un semplice indizio dell’esistenza del danno alla reputazione, da valutare nel contesto di tutti gli altri elementi della situazione in cui si inserisce.

Per capirci, consideriamo il danno lamentato dalla snc: esso non è automaticamente e necessariamente collegato alla falsità di quanto comunicato. Tali dichiarazioni false sicuramente mettono in pericolo la sua reputazione, potendo farle perdere la clientela ma non è sicuro che ciò avvenga (ad esempio, i clienti potrebbero fregarsene di quanto sentito perché sanno come la snc lavora e ne conoscono impegno e professionalità). Ciò significa che se si vuole ottenere il risarcimento bisogna fornire la prova delle conseguenze dannose che, in concreto, gli siano derivate. Non basta, cioè, che il danneggiato si limiti a dire di essere stato screditato agli occhi della gente dal punto di vista professionale [2] ma deve dimostrare di aver perso i clienti, di aver subito una diminuzione dei guadagni che gli ha provocato – sempre per esempio – difficoltà con i fornitori: a tal fine, si potranno esibire le fatture relative al periodo precedente e a quello successivo al verificarsi del fatto lesivo in modo da provare il calo dei guadagni oppure le bolle degli ordini per dimostrarne la diminuzione.

Nel caso di specie, invece, la snc chiede il risarcimento del danno patrimoniale (da discredito commerciale) ma non ha fornito alcuna prova in merito al pregiudizio economico (perdita di clientela) concretamente sofferto in conseguenza del comportamento (ipoteticamente) illecito (diffusione di notizie diffamatorie) della srl. Manca, ad esempio, una prova della perdita di guadagni che possa far anche soltanto ipotizzare il danno lamentato; né sono stati prodotti i precedenti contratti turistici stipulati da quei clienti che poi avrebbero interrotto ogni rapporto commerciale con l’agenzia viaggi. Per questo la sua domanda è stata rigettata.

note

[1] Trib. Imperia sent. n. 261 dello 03.06.2016.

[2] Cass. sent. n. 6507 del 10.05.2001.

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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