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Lo sai che? Prestanome, i rischi per la testa di legno

Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 aprile 2017

Che rischio se faccio il prestanome di una società di capitali, ossia una Srl o una Spa? Le conseguenze civili, penali e fiscali per il parafulmine che funge da rappresentante formale dell’azienda.

A nessuno piace rischiare, tantomeno a chi ha qualcosa da perdere. Così capita purtroppo spesso che un imprenditore, con vari investimenti e proprietà disseminate ovunque, nel momento in cui avvia una nuova attività commerciale preferisca nominare, come amministrazione, un prestanome. Questo succede anche quando l’imprenditore è stato dichiarato fallito, o non è in possesso dei presupposti di legge per svolgere quella determinata attività, o ha accumulato così tanti debiti da non riuscire più ad evitare che il passato investa anche le sue attività future.

Chi fa il prestanome (anche detto «testa di legno») sostituisce in tutto e per tutto, almeno dal punto di vista formale, un’altra persona (cosiddetto «amministratore di fatto»), benché le scelte siano adottate da quest’ultima che ne è quindi il materiale artefice, senza però assumersene la titolarità.

Fare il prestanome di un’altra persona espone però a numerosi rischi, anche se l’incarico viene svolto in favore di una società di capitali, ossia una Srl, una Spa o una Sapa. Benché infatti tali strutture prevedano una responsabilità patrimoniale limitata al solo capitale investito (e non anche a quello personale), le conseguenze di una gestione non oculata dell’azienda non sono solo civili (pignoramenti ed espropriazioni), ma anche penali e fiscali. È allora opportuno chiedersi, prima di accettare incarichi solo per compiacere il proprio datore di lavoro o un socio di maggioranza in affari: «Se faccio il prestanome cosa rischio?». La risposta viene da una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la sentenza della Suprema Corte, chi accetta la carica di rappresentante legale si assume i rischi connessi e, pertanto, in caso di responsabilità penali, amministrative o fiscali, può subire tutte le conseguenze previste dalla legge insieme all’amministratore di fatto. Ma non sempre. Vediamo quando il prestanome è responsabile insieme all’amministratore di fatto.

Il prestanome risponde insieme all’amministratore di fatto dei reati tributari posti in essere dalla società (per via delle scelte adottate dall’amministratore di fatto stesso) salvo dimostri di essere privo di qualunque potere o possibilità di ingerenza nella gestione dell’impresa. In buona sostanza, il prestanome che non viene messo a conoscenza delle decisioni della società, né può opporsi ad esse, manifestando tutta la propria impotenza e soggezione alle scelte di altre persone non dovrebbe correre alcun rischio. Viceversa, chi in un certo modo partecipa alla vita della società e, pur conoscendo le scelte illecite commesse da altri non si dissocia e non rinuncia alla carica, resta responsabile insieme all’amministratore di fatto.

La Suprema Corte parte da un principio: ai fini delle responsabilità penali e fiscali non conta tanto ciò che risulta dai documenti (ossia la fittizia intestazione della qualifica di amministrazione), ma il dato di fatto, ossia l’effettiva provenienza delle scelte aziendali. La responsabilità, infatti, è «personale» e non può che ricadere sull’autore effettivo dell’illecito penale o tributario, anche se questi, dalle carte, non riveste alcuna carica. Tale interpretazione è confermata dal codice civile che, per i reati societari, dispone l’equiparazione al soggetto formalmente investito della qualifica o titolare della funzione prevista dalla legge, di chi esercita in materia continuativa e significativa i poteri inerenti alla qualifica o funzione. Benché la norma si riferisce soli ai reati societari, secondo la Corte va estesa anche ad altri settori dell’ordinamento. Dunque l’autore principale del reato resta sempre l’amministratore di fatto.

Posta la responsabilità dell’amministratore di fatto, non resta che stabilire quando, insieme a questi, è anche responsabile il prestanome e quando invece quest’ultimo non ha alcuna colpa. Ora, il codice penale [2] stabilisce un principio abbastanza intuitivo: «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo». Ed è così anche per la testa di legno: il prestanome, nell’assumere consapevolmente la veste di rappresentante legale, non fa che “coprire” l’amministratore di fatto. Egli, in altre parole, diventa lo scudo e il parafulmine di un’altra persona poiché, omettendo di esercitare i doveri di vigilanza che sono propri della sua qualifica di amministratore, non fa che consentire al vero amministratore il compimento di condotte illecite, condotte di cui, in un certo senso, ne diventa anche complice.

Ne consegue che il prestanome, accettando la carica, assume anche i rischi a questa connessi esponendosi alle conseguenze dell’operato dei gestori reali e dunque alla possibilità che questi compiano operazioni legali attraverso la copertura ricevuta.

La responsabilità del prestanome viene esclusa quindi quando gli viene preclusa ogni possibilità di controllo o ingerenza.

note

[1] Cass. sent. n. 18924/17.

[2] Art. 40 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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