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Lo sai che? Che significa fare l’avvocato del diavolo?

Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

Fare l’avvocato del diavolo è un modo di dire popolare che significa anticipare e prevedere le mosse che la controparte potrebbe adottare a propria difesa nel corso di un processo o di una vertenza.

Nel linguaggio comune, fare l’avvocato del diavolo significa fare il difensore della controparte, assumere le vesti del suo avvocato e provare a immaginare quale difesa questi potrebbe sostenere a difesa del proprio cliente. In buona sostanza si tratta di prevedere le mosse dell’avversario per evitare di rimanere sprovvisti di eccezioni e contestazioni da opporre alle altrui difese.

Ad esempio, si dice «Faccio l’avvocato del diavolo» quando, in fase di studio di un caso giudiziario, prima dello scontro processuale e, quindi, nel momento in cui si traccia in anticipo la strategia di attacco, si cerca di immaginare tutte le possibili difese che l’avversario processuale potrebbe sostenere davanti al giudice, a sostegno delle proprie ragioni. In questo modo, nel fare l’avvocato del diavolo si cerca di evitare i rischi e le incertezze che, di norma, sono connesse a una causa; infatti, prima del deposito degli atti processuali, nessuno può essere certo di ciò che sosterrà la controparte, non avendo questa l’obbligo di mostrare le proprie carte in una fase anteriore (ad esempio nelle reciproche lettere di contestazione).

È chiaro, quindi, che un giudizio in tribunale si vince anche in base alla capacità di preventivare le mosse dell’avversario e le eventuali eccezioni che questo solleverà.

Fare l’avvocato del diavolo è anche importante per decidere quali carte mostrare subito e quali invece riservarsi di produrre nel caso in cui l’avversario sollevi un determinato tipo di difesa. In questo modo, da un lato si evita di suggerire all’antagonista le mosse a proprio sostegno e, dall’altro, non ci si scopre troppo. Nello stesso tempo, ci si prepara a tutto ciò che potrà servire in corso di giudizio (eccezioni, documenti, testimoni, ecc.) per non essere presi di sorpresa nel corso dello stesso, evitando di dover fare maratone all’ultimo momento o di accorgersi, quando ormai è troppo tardi, di aver intrapreso una causa senza che ve ne fossero i presupposti.

Nonostante il modo di dire richiami qualcosa di negativo, «fare l’avvocato del diavolo» è qualcosa di costruttivo e aiuta ad aumentare le chance di vittoria in un giudizio.

Da dove viene il modo di dire «fare l’avvocato del diavolo»? L’origine di questa espressione ha molta attinenza con il mondo dei nostri processi e riguarda i procedimenti di santificazione che la chiesa intraprendeva nei confronti di chi era candidato a tale onore. Nel corso di tali processi, un ecclesiastico – chiamato «Promotore della fede» – aveva il compito di sollevare tutti i possibili dubbi e obiezioni nei confronti della persona interessata al processo di santificazione, dimodoché la chiesa non si sarebbe trovata in imbarazzo, a cose fatte, davanti a eventuali contestazioni di terzi. Insomma, era un modo per poter arrivare a una ragionevole certezza sulla sussistenza dei presupposti della santità.


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