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Lo sai che? Nullità del matrimonio: quando richiederla

Lo sai che? Pubblicato il 30 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 aprile 2017

In quali casi è possibile ottenere l’annullamento del matrimonio e quali prove si devono fornire.

Il matrimonio è un atto giuridico che può essere validamente concluso solo se ricorrono determinati requisiti previsti dalla legge. Con la celebrazione del matrimonio tra i coniugi si producono determinati effetti giuridici che possono tuttavia venir meno in presenza di talune situazioni.

Il matrimonio può essere celebrato davanti ad un ufficiale di stato civile (matrimonio civile) oppure dinanzi ad un ministro del culto (matrimonio religioso). Il più diffuso è il matrimonio canonico o concordatario, celebrato davanti ad un sacerdote.

Il matrimonio civile è regolato dalla legge dello Stato italiano; quello religioso è prevalentemente regolato dal diritto della Chiesa, il diritto canonico. Con il Concordato fra la Santa Sede e lo Stato italiano è venuto meno il regime di separazione che sussisteva precedentemente. A far data dal 1929 lo Stato italiano riconosce gli effetti civili al matrimonio disciplinato dal diritto canonico.

Nullità del matrimonio canonico

Più comunemente si parla di annullamento ma è un termine usato in maniera impropria in quanto dal punto di vista della Chiesa il matrimonio è considerato un vincolo indissolubile che viene meno solo con il decesso di uno dei coniugi.

Tuttavia, al verificarsi di taluni casi (mancanza di requisiti di validità) è possibile fare richiesta affinchè il matrimonio sia dichiarato nullo.

Quando si può chiedere la nullità del matrimonio concordatario

L’assenza delle condizioni di validità richieste dal diritto canonico rende possibile la richiesta di nullità del matrimonio.

L’accertamento dell’invalidità spetta al tribunale ecclesiastico regionale. Con la pronuncia della sentenza da parte del tribunale, il matrimonio si considera come mai esistito e i suoi effetti vengono meno sin dall’inizio. Cessa così l’obbligo di corrispondere alimenti e assegno di mantenimento al coniuge. Vengono altresì meno i diritti ereditari.

Quali sono i motivi di nullità

Le ragioni che possono giustificare la domanda di annullamento del matrimonio sono i seguenti:

  • la mancanza del consenso di uno o di entrambi i coniugi a celebrare il matrimonio; lo stesso dicasi in caso di riserva mentale e simulazione;
  • celebrazione del matrimonio senza lo scopo di procreare o essere fedeli;
  • errore sulla persona del futuro coniuge;
  • violenza fisica o timore;
  • l’impotenza al rapporto sessuale sia da parte dell’uomo che della donna;
  • la condizione di sterilità di uno dei coniugi dolosamente taciuta all’altro prima delle nozze.

Per la Chiesa l’annullamento del matrimonio concordatario da parte del tribunale ecclesiastico ha l’effetto di porre nel nulla il vincolo tra i coniugi. Per lo stato italiano questo l’effetto non è invece così automatico.

Affinchè la sentenza ecclesiastica produca effetti giuridici anche nel nostro ordinamento occorre il procedimento di delibazione.

Che cos’è il procedimento di delibazione

La sentenza ecclesiastica sarà valida anche per l’ordinamento italiano qualora si svolga un giudizio dinanzi la Corte d’appello competente per territorio. Solo instaurando un apposito e speciale procedimento davanti alla corte d’appello territorialmente competente, le sentenze ecclesiastiche di declaratoria di nullità di un matrimonio concordatario potranno essere rese esecutive nella Repubblica italiana.

Se la dichiarazione di nullità viene recepita, il matrimonio verrà meno anche dal punto di vista civile con effetto retroattivo.

Ci si chiede a questo punto su quale principio la Corte d’appello deciderà di concedere o rifiutare la delibazione della sentenza ecclesiastica.

Innanzitutto il suo giudizio si fonda sul requisito dell’effettività del matrimonio e della durata della convivenza per un periodo superiore a tre anni.

Secondo quanto stabilito da una recente sentenza a Sezioni Unite della Corte di Cassazione, affinchè la dichiarazione di nullità possa essere recepita nel nostro ordinamento la convivenza tra i coniugi non deve essere superiore a 3 anni. Diversamente la nullità del matrimonio avrà effetto solo per l’ordinamento ecclesiastico. La convivenza che impedisce la delibazione della pronuncia ecclesiastica deve essere continua e stabile e di almeno tre anni [1].

Ancor più recentemente la Corte di Cassazione ha compiuto un passo ulteriore, fornendo  specifiche in merito alla convivenza ultratriennale in grado di impedire il riconoscimento della sentenza di nullità [2].

In caso di convivenza superiore a 3 anni, la fissazione di una residenza anagrafica in comune e l’effettiva volontà di instaurare un rapporto coniugale impediscono l’annullamento del matrimonio. Ne consegue che chi abbia interesse al riconoscimento della sentenza del tribunale ecclesiastico deve fornire una prova contraria della discontinuità della convivenza. Non vale come prova il fatto che la convivenza è stata intervallata da periodi di allontanamento del coniuge per visitare o assistere propri familiari. In mancanza di prova di una residenza fittizia non rilevano nemmeno eventuali criticità e problematicità nel rapporto coniugale.

Dal punto di vista della Corte di Cassazione ciò che è davvero significativo è l’effettività del rapporto coniugale dopo la celebrazione del matrimonio.

note

[1] Cass. sent. n. 16379/2014

[2] Cass. sent. n. 3315/2017.


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