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Favismo, obblighi per ristoratori, menu ed etichette

24 aprile 2017


Favismo, obblighi per ristoratori, menu ed etichette

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 aprile 2017



Le fave non sono elencate tra gli allergeni da indicare in etichetta: resta l’obbligo di riportare gli ingredienti della preparazione.

Chi soffre di favismo sa bene quali possono essere le conseguenze nel caso in cui, per errore o incompleta indicazione del menu, si ingeriscano fave. Tuttavia chi è affetto da questa patologia non è completamente tutelato. Infatti le fave non sono ricomprese tra gli allergeni da indicare, come tali, in etichetta. Come si tutela allora chi soffre di favismo? Resta l’obbligo, per il ristoratore o per il produttore del cibo precotto, di indicare, in etichetta o sul menù del ristorante, tutti gli ingredienti utilizzati per la preparazione del piatto. In questo modo chi soffre di favismo potrà verificare che, tra i cibi utilizzati, non vi siano fave e assimilati.

Quindi, se un consumatore affetto da favismo consuma un cibo che non riporta in etichetta l’alimento derivato da fave o da altri prodotti legati al favismo può avviare una causa per responsabilità contro il produttore o il titolare dell’esercizio commerciale di ristorazione.

In ogni caso i sindaci dei singoli Comuni possono emanare ordinanze che obbligano i rivenditori di fave verdi a indicarne chiaramente la presenza in negozio.

È bene, in ultimo, precisare che quando si parla di etichette ci si riferisce anche al menu e liste di ingredienti in ristoranti e simili.

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