Diritto e Fisco | Articoli

Incidente stradale, che fare se ti arriva una citazione in causa


Incidente stradale, che fare se ti arriva una citazione in causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 aprile 2017



La citazione in giudizio del titolare dell’auto di controparte è obbligatoria, ma la sua costituzione non sempre è necessaria e l’assicurazione, in questi casi, non risarcisce le spese processuali.

Se, dopo un incidente stradale, c’è contestazione tra i conducenti sulle effettive responsabilità, è molto probabile che si finisca in causa. Avviene cioè che entrambi gli automobilisti, non riconoscendo l’altrui ragione, forniscono alle rispettive assicurazioni una ricostruzione dell’incidente a sé favorevole, diffidando la propria compagnia dal pagare l’avversario e dall’aumentargli la classe di merito. Le assicurazioni – che non hanno bisogno di essere pregate per non pagare – fanno di conseguenza. Così, chi ritiene di aver ragione e vuole ottenere il risarcimento del danno, deve andare dall’avvocato affinché – esperito il previo ed obbligatorio tentativo di conciliazione – avvii la causa in tribunale o dal giudice di pace.

A questo punto viene il bello: chi inizia una causa non può limitarsi a citare solo l’assicurazione, ma deve anche chiamare in giudizio l’altro conducente, il quale è parte necessaria. Dunque, se hai fatto un incidente stradale e, dopo un po’, hai ricevuto una citazione in causa, ecco cosa devi fare.

Come abbiamo detto, la citazione dell’altro automobilista è un atto necessario. Quindi, non spaventarti se, dopo un incidente stradale, hai ricevuto un atto giudiziario con la citazione. Non si tratta, peraltro, di qualcosa che ha a che fare con il penale, ma verte solo sul risarcimento del danno ed è, quindi, una questione che riguarda solo la tua assicurazione e la controparte e la tua (la prima risponde comunque nei limiti del massimale per il quale ti sei assicurato).

 

Ora cerchiamo di capire che strategia devi adottare se hai ricevuto una citazione per un incidente stradale. La tua costituzione in causa non è necessaria. Si dovrà costituire invece la tua assicurazione, con avvocati pagati da questa. E ciò dovrebbe tranquillizzarti perché tu e la tua assicurazione portate avanti lo stesso interesse: quello di non pagare la controparte e di vincere il giudizio. Tu lo fai per non pagare un premio più alto, la compagnia per non dover versare il risarcimento. Ma in ogni caso l’obiettivo è comune. Inoltre i legali dell’assicurazione sono ormai esperti di questo tipo di pratiche e non hanno bisogno di ulteriori aiuti. È verosimile però che ti contattino per avere maggiori informazioni sulla vicenda come il nome dei testimoni o la descrizione dei fatti.

In ogni caso un suggerimento utile è quello di verificare che davvero l’assicurazione si costituisca in causa. Potrebbe infatti sfuggirle o disinteressarsene. In tal caso, dall’eventuale sconfitta, potresti subire un aumento del premio (ma non è detto: hai sempre la possibilità di contestare l’operato all’assicurazione e la sua difesa in causa, sostenendo che non sono state fatte valere le tue ragioni).

Sei sempre libero di costituirti in causa e di parteciparvi anche tu. In tal caso, però, dovrai anticipare i costi del tuo avvocato. Ne potrai chiedere la restituzione alla tua assicurazione solo alla fine del giudizio sulla scorta dell’obbligo, per quest’ultima, sancito dal codice civile [1], di tenerti indenne da ogni spesa sostenuta a seguito dell’incidente stradale.

Il codice a riguardo prevede che: «Le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato contro l’assicurato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse».

Sul punto è intervenuta, di recente, la Cassazione [2], sostenendo che la tua assicurazione è tenuta a rimborsarti le spese sostenute per la difesa in causa solo se la tua costituzione sia risultata davvero necessaria. In pratica – per ripetere le stesse parole della Corte – nell’assicurazione della responsabilità civile il diritto dell’assicurato, volto ad ottenere la restituzione dall’assicuratore delle spese sostenute per resistere in giudizio contro il terzo danneggiato, va escluso nel caso in cui l’assicurato abbia deciso di costituirsi in causa senza averne un effettivo interesse o senza potere ricavare utilità dalla costituzione in giudizio. Pertanto, se la condotta dell’assicurazione appare adeguata e, dunque, l’interesse dell’assicurato è adeguatamente difeso, non vi è ragione per la refusione delle spese processuali.

Ma quando la costituzione dell’assicurato è necessaria? Quando ad esempio l’assicurazione ha omesso di sollevare determinate linee di difesa o comunque non si è costituita o lo ha fatto tardivamente, con conseguenti decadenze processuali.

L’assicurato deve fare in modo di evitare o diminuire il danno (cosiddetto obbligo di salvataggio, che costituisce una specificazione del generale obbligo di correttezza e buona fede); non deve dunque aggravare i costi dell’assicuratore assumendo iniziative che non gli arrecheranno vantaggio.

Se l’assicuratore si attiva con solerzia in giudizio per la difesa dell’assicurato (e di ciò non è provato che al momento della costituzione in giudizio si potesse legittimamente dubitare) non è utile la costituzione in giudizio dell’assicurato, le cui spese, dunque vengono considerate come “avventatamente sostenute”.

No, quindi, alla refusione delle spese se l’assicuratore difende adeguatamente l’assicurato.

note

[1] Art. 1917, co. 3, cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 9948/17 del 20.04.2017.

Autore immagine: Pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 12 gennaio – 20 aprile 2017, n. 9948
Presidente Spirito – Relatore Rossetti

Fatti di causa

1. Nel 2006 D.M.C. convenne dinanzi al Giudice di Pace di Castellamare di Stabia A.C. e la Società Cattolica di Assicurazione coop. a r.l. (d’ora innanzi, per brevità, “la Cattolica”), dei quali chiese la condanna in solido al risarcimento dei danni patiti in conseguenza d’un sinistro stradale ascritto a responsabilità del convenuto.
A.C. si costituì, contestò la domanda attorea e ne chiese il rigetto. In subordine, chiese che nell’ipotesi di accoglimento dell’avversa domanda, fosse manlevato dal proprio assicuratore della responsabilità civile, la Cattolica.
Domandò altresì che, quale che fosse stato l’esito della lite sulla domanda principale, la Cattolica fosse condannata alla rifusione in suo favore delle spese sostenute per resistere all’avversa pretesa, ai sensi dell’art. 1917, comma terzo, c.c..
2. Con sentenza 3 dicembre 2008 n. 6536 il Giudice di Pace ritenne sussistere un concorso di colpa tra i due conducenti, ed accolse entro questo limite la domanda attorea. Nulla statuì sulla domanda proposta da A.C. nei confronti del proprio assicuratore.
La sentenza venne appellata in via principale da D.M.C. , che si dolse dell’accoglimento solo parziale della sua pretesa; ed in via incidentale da A.C. , che lamentò – per quanto qui ancora rileva – l’omessa pronuncia sulla domanda di condanna della Cattolica a rifondergli le spese di resistenza.
3. Con sentenza 2 luglio 2013 n. 425 il Tribunale di Torre Annunziata accolse l’appello principale; liquidò in Euro 750 il danno patito da D.M.C. ; condannò A.C. e la Cattolica in solido a pagare all’avvocato dell’attore, Stanislao Uliano, le spese del doppio grado, liquidate in Euro 2.400 più accessori; rigettò l’appello incidentale.
A fondamento di quest’ultima decisione il Tribunale espose i seguenti argomenti:
(a) “solo l’assicurato, e non già il proprietario del mezzo danneggiante ha diritto al rimborso”, da parte dell’assicuratore, delle spese di resistenza ex art. 197, comma terzo, c.c. (così la sentenza d’appello, p. 9, 1^ capoverso);
(b) in ogni caso, l’art. 1917, comma terzo, c.c., non s’applica alle “spese rimborsate dall’assicurato al danneggiato vittorioso” (ibidem, 2^ capoverso);
(c) l’art. 1917, comma terzo, c.c., s’applica solo quando il danneggiato convenga in giudizio il responsabile, e questi chiami in causa il proprio assicuratore, ma non quando il danneggiato citi direttamente in giudizio sia il responsabile, sia l’assicuratore di questi (ibidem, pp. 9-10).
4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da A.C. , con ricorso fondato su un motivo ed illustrato da memoria.
Ha resistito con controricorso la Cattolica.

Ragioni della decisione

1. Questioni preliminari.
1.1. La Cattolica ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, per non essere stato notificato anche a D.M.C. , attore nel giudizio di primo grado.
L’eccezione è infondata: il presente giudizio, per la parte ancora in vita in questa sede, ha ad oggetto una controversia contrattuale tra assicurato e assicuratore, avente ad oggetto una domanda di condanna all’adempimento delle obbligazioni scaturenti dal contratto, e rispetto alla quale il terzo danneggiato è estraneo.
1.2. La Cattolica ha altresì eccepito la prescrizione del diritto vantato dall’assicurato.
Sostiene che l’assicurato causò il danno il 28 luglio 2004, e che la richiesta di essere tenuto indenne dal proprio assicuratore avvenne solo l’8 gennaio 2007, con la comparsa di costituzione nel primo grado del presente giudizio. La formulazione dell’eccezione è conclusa dall’affermazione secondo cui “data la natura ex lege dell’eccezione, il rilievo è proponibile anche in questa sede”.
L’eccezione è tuttavia inammissibile, in quanto non risulta mai proposta nei gradi di merito.
1.3. Le ulteriori eccezioni preliminari sollevate dalla Cattolica appaiono così insensate da non meritare una confutazione ad hoc: esse dovranno perciò ritenersi implicitamente rigettate per effetto delle considerazioni che seguono.
2. Il motivo unico di ricorso.
2.1. Con l’unico motivo del proprio ricorso, A.C. sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, n. 3, c.p.c.. È denunciata, in particolare, la violazione degli artt. 24, 111 cost.; 1917, 1932 c.c.; 91, 92, 100 c.p.c..
Deduce, al riguardo, che la sentenza impugnata, negando all’assicurato il diritto ad ottenere dal proprio assicuratore la rifusione delle spese sostenute per resistere all’azione del terzo danneggiato tanto in primo quanto in secondo grado, sarebbe erronea in diritto perché:
(a) l’assicurato ha il diritto costituzionalmente garantito di difendersi in giudizio;
(b) l’art. 1917, comma 3, c.c., con previsione inderogabile pone le spese di resistenza sostenute dall’assicurato “in ogni caso” a carico dell’assicuratore;
(c) l’art. 1917, comma 3, c.c., attribuisce all’assicurato il diritto a ripetere dal proprio assicuratore le spese di resistenza “a prescindere dall’interesse” a resistere alla domanda proposta dal danneggiato.
2.2. Il motivo è infondato, sebbene la motivazione adottata dalla sentenza impugnata debba essere corretta.
Essa infatti contiene tre errori di diritto.
Il primo è affermare che nell’assicurazione della responsabilità civile solo il proprietario, e non anche il conducente del veicolo che ha provocato il sinistro, abbia la qualifica di “assicurato”, ai sensi dell’art. 1904 c.c..
L’assicurazione della responsabilità civile automobilistica è infatti una tipica assicurazione per conto di chi spetta o ambulatoria, per effetto della quale qualunque persona che, col consenso del proprietario, si ponga alla guida del veicolo assicurato, beneficia della copertura del rischio di responsabilità civile.
Il secondo errore commesso dal Tribunale è consistito nel sorreggere la propria decisione con l’affermazione – corretta ma non pertinente nel nostro caso – secondo cui l’art. 1917, comma terzo, c.c., non riguarda la spese di soccombenza. Ciò è esatto, ma nel presente giudizio per quanto già detto A.C. chiese di essere tenuto indenne dalle spese di resistenza, non da quelle di soccombenza.
Il terzo errore di diritto contenuto nella sentenza impugnata è consistito nell’affermare che il diritto dell’assicurato alla rifusione delle spese di resistenza sussisterebbe solo quando egli, convenuto dal terzo, chiami in causa l’assicuratore, e non quando il terzo convenga ab origine in giudizio tanto l’assicurato, quanto l’assicuratore. Tale affermazione è manifestamente erronea, dal momento che – da un lato – l’art. 1917, comma terzo, c.c., non pone alcuna distinzione al riguardo; e dall’altro che le spese di resistenza sostenute dall’assicurato restano tali, e devono essere rifuse dall’assicuratore all’assicurato, sia quando quest’ultimo chiami in causa l’assicuratore, sia quando non Io chiami.
2.3. Nondimeno, come accennato, il ricorso non può essere accolto.
Questa Corte, decidendo una fattispecie analoga, ha già stabilito che “nell’assicurazione della responsabilità civile il diritto dell’assicurato alla rifusione, da parte dell’assicuratore, delle spese sostenute per resistere all’azione promossa dal terzo danneggiato, ai sensi dell’art. 1917, terzo comma, cod. civ., va escluso, in ossequio ai doveri di correttezza e buona fede, quando l’assicurato abbia scelto di difendersi senza avere interesse a resistere alla avversa domanda o senza poter ricavare utilità dalla costituzione in giudizio” (Sez. 3, Sentenza n. 5479 del 19/03/2015).
Il suddetto principio sembra applicabile anche al caso oggi in esame. L’assicurato infatti, in virtù del generale dovere di correttezza e buona fede, di cui è indice normativo l’obbligo di salvataggio previsto dall’art. 1914 c.c., non può aggravare la posizione dell’assicuratore con iniziative che, al momento in cui vengono tenute, non appaiano idonee ad arrecargli alcun concreto vantaggio.
Nel caso di specie, come già osservato, il sinistro aveva causato un danno stimato dal Tribunale in 750 Euro; l’assicuratore si era costituito ed aveva contestato la responsabilità del proprio assicurato (lo afferma lo stesso ricorrente, a p. 2 del proprio ricorso); non è stato mai non solo dimostrato, ma nemmeno dedotto, che l’assicuratore si fosse disinteressato della lite, od avesse esposto a rischio il comune interesse dell’assicurato, od ancora si fosse malaccortamente difeso.
In mancanza della dimostrazione che, al momento della costituzione in giudizio, la condotta dell’assicuratore potesse apparire potenzialmente pregiudizievole per l’operato dell’assicurato, correttamente il Tribunale ha rigettato la domanda di rifusione delle spese di resistenza, in quanto avventatamente sostenute.
2.4. Nella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c., il ricorrente ha formulato ulteriori argomenti a sostegno della propria impugnazione, deducendo di avere plurimi e legittimi interessi a contrastare la domanda risarcitorio contro di lui proposta da D.M.C. . Aveva, in particolare, interesse, a evitare la formazione d’un giudicato per lui pregiudizievole, e ad evitare l’aumento del premio dovuto al proprio assicuratore, in virtù della formula tariffaria del bonus-malus.
Quest’ultimo rilievo appare inammissibile, perché non risulta dedotto nei precedenti gradi del giudizio, né nel ricorso. E non è esaminabile in questa sede in quanto esigerebbe un accertamento di fatto (la presenza e il contenuto della clausola bonus malus nel contratto di assicurazione).
L’altro argomento (A.C. aveva interesse a difendersi in proprio per evitare un giudicato sfavorevole), già adombrato nel ricorso, non appare decisivo.
Il punctum pruriens del presente giudizio, infatti, non è se A.C. avesse o non avesse interesse a difendersi in proprio, ma se tale interesse fosse o non fosse adeguatamente tutelato dalla costituzione in giudizio del suo assicuratore.
E poiché, per quanto detto, non risulta né è stato dedotto che la società Cattolica, al momento della costituzione in giudizio, non appariva in grado di proteggere adeguatamente gli interessi dell’assicurato, la scelta di quest’ultimo di costituirsi personalmente appare negligentemente compiuta.
3. Le spese.
3.1. Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385, comma 1, c.p.c., e sono liquidate nel dispositivo.
3.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228).

P.Q.M.

(-) rigetta il ricorso;
(-) condanna A.C. alla rifusione in favore di Cattolica di Assicurazioni soc. coop. a r.l. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 1.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie ex art. 2, comma 2, d.m. 10.3.2014 n. 55;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dall’art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 30.5.2002 n. 115, per il versamento da parte di A.C. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI