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Entro quando va notificata una cartella per tributi locali

25 Apr 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Apr 2017



La cartella di pagamento avente ad oggetto tributi locali deve essere notificata entro il terzo anno successivo a quello in cui è stato fatto l’accertamento.

Le cartelle di pagamento devono essere notificate entro determinati termini di decadenza. In particolare, il termine di decadenza per la cartella avente ad oggetto tributi locali è il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo. La cartella notificata oltre questo termine è tardiva e può essere contestata per ottenerne l’annullamento da parte del giudice.

Quando arriva una cartella per tributi locali?

Tra i vari tributi che i cittadini versano, ce ne sono alcuni che vengono definiti come tributi locali.

Si tratta in particolare dei tributi di competenza delle Regioni, delle Province e dei Comuni. Ad esempio sono tributi locali l’Ici, l’imu e la tassa rifiuti.

I tributi locali vengono accertati direttamente dall’ente locale cui si riferiscono. Quindi, per tornare all’esempio fatto, sarà il Comune ad inviare ai contribuenti:

  • gli avvisi di accertamento per la mancata dichiarazione Ici o Imu;
  • gli avvisi di accertamento per l’omesso o il parziale pagamento.

Ricevuto un avviso di accertamento, il contribuente può decidere se:

  • pagarlo;
  • impugnarlo;
  • attendere la notifica di un atto successivo.

Nel caso in cui venga fatto ricorso o nel caso in cui si decida semplicemente di aspettare, il passaggio successivo è la notifica da parte dell’ente di una cartella di pagamento.

Infatti, anche se viene presentato ricorso, la procedura di riscossione va avanti per l’intero importo. In altre parole nella materia dei tributi locali non esiste la cosiddetta riscossione frazionata in pendenza di giudizio.

Quanti tipi di cartella esistono per i tributi locali?

Nel caso dei tributi locali, il Comune può pretendere il pagamento delle somme, in precedenza già accertate, mediante due diversi atti:

  • la cartella di pagamento, ovvero la cartella classica, che viene inviata anche per le imposte dello Stato, tipo Irpef e Iva [1];
  • l’ingiunzione fiscale, avente valore analogo alla cartella [2].

In entrambi i casi, l’atto notificato al contribuente ha il valore di un titolo esecutivo, da pagare entro sessanta giorni. In altre parole, è l’ultimo atto prima che inizi l’espropriazione forzata, cioè prima che venga notificato un pignoramento.

Qual è il termine per notificare una cartella per tributi locali?

La legge prevede un termine specifico per la notifica della cartella di pagamento o dell’ingiunzione fiscale avente ad oggetto tributi locali [3].

Tale termine è il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo.

Si tratta di un termine di decadenza. Quindi, affinché la procedura esattoriale sia regolare, è necessario che la notifica avvenga entro tale termine. In mancanza il Comune non può più pretendere il pagamento dei tributi locali da parte dei contribuenti interessati.

Come si calcola il termine di decadenza per i tributi locali?

Come detto, il termine di decadenza per la notifica di una cartella avente ad oggetto un tributo locale è il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo.

Concretamente, per calcolare il termine di decadenza, bisogna:

  • verificare la data di notifica dell’avviso di accertamento, emesso dal Comune;
  • calcolare sessanta giorni dalla notifica. Infatti, in mancanza di impugnazione, l’accertamento diventa definitivo decorso il termine per impugnare, cioè decorsi appunto sessanta giorni;
  • verificare qual è l’anno in cui l’accertamento diventa definitivo. Facciamo alcuni esempi: un accertamento – notificato il 20 aprile 2016 – diventa definitivo il 19 giugno 2016; un accertamento – notificato il 9 dicembre 2016 – diventa definitivo il 7 febbraio 2017;
  • calcolare il 31 dicembre del terzo anno successivo. Quindi, se l’accertamento diventa definitivo nell’anno 2016, la cartella deve essere notificata entro il 31 dicembre 2019.

In ogni caso è bene ricordare che l’Agente della riscossione rispetta il termine di decadenza se la notifica parte prima o al massimo il 31 dicembre. A nulla importa che l’atto venga materialmente consegnato al contribuente nel gennaio successivo. In pratica il termine si sdoppia per chi notifica e per chi deve ricevere l’atto notificato.

Quindi, per ipotesi, la cartella è tempestiva se è stata consegnata all’agente postale per la relativa notifica il 30 dicembre, anche qualora dovesse arrivare diversi giorni dopo all’indirizzo del destinatario.

Come contestare la cartella notificata oltre il termine di decadenza?

Se la cartella di pagamento avente ad oggetto un tributo locale viene notificata oltre il termine di decadenza, può essere presentato ricorso. Infatti la decadenza è un vizio che rende nulla la procedura di riscossione.

Nel caso dei tributi locali il ricorso contro la cartella va presentato davanti alla Commissione tributaria.

Il termine per presentare ricorso è di sessanta giorni dalla notifica [4]. Se il ricorso viene presentato oltre tale termine, la conseguenza è la sua inammissibilità. In questo caso peraltro, anche se la decadenza è palese perché la cartella è arrivata molti anni dopo il termine, il giudice non potrà rilevare d’ufficio il vizio della cartella.

Contro chi va fatta la causa per la decadenza della cartella?

L’attività di notifica della cartella per tributi locali è di competenza dell’Agente della riscossione.

Infatti l’ente locale, dopo aver accertato il mancato pagamento di un tributo locale, trasmette all’Agente della riscossione l’elenco dei contribuenti debitori, il cosiddetto ruolo [5].

Dunque il ritardo nella notifica della cartella, inviata dopo il termine di decadenza, è errore imputabile all’Agente della riscossione. Per tale motivo non sbaglia il contribuente che propone il ricorso nei confronti del solo Agente della riscossione.

Tuttavia va considerato ammissibile anche il ricorso presentato contro l’ente creditore, cioè proprio contro l’ente locale. Infatti la giurisprudenza [6] ha affermato che a causa della decadenza viene meno il diritto di credito e il potere di riscuoterlo coattivamente, ovvero, in sostanza, viene meno proprio il diritto dell’ente locale creditore del tributo locale.

note

[1] Si tratta della cartella di pagamento disciplinata dall’art. 25 D.P.R. 29.09.1973 n. 602.

[2] L’ingiunzione fiscale è ancora disciplinata dal vecchio R.D. 14.04.1910 n. 639.

[3] Questo termine è previsto dall’art. 1 comma 163, L. 27.12.2006 n. 296, cosiddetta Finanziaria 2007, che testualmente prevede «Nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo».

[4] Art. 21 D.Lgs. 31.12.1992 n. 546.

[5] Per la definizione del ruolo consulta gli articoli 10, 11 e 12 del D.P.R. 29.09.1973 n. 602.

[6] Il principio generale è stato espresso, seppur con riferimento a tributi erariali, da Cass. sent. n. 7278/2017 del 22.03.2017.

Cassazione civile, sez. trib., 22/03/2017, (ud. 19/01/2017, dep.22/03/2017),  n. 7278 
 

RITENUTO IN FATTO

A norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis l’Agenzia delle Entrate procedeva al controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi mod. Unico 2002, relativa all’anno di imposta 2001, presentata da B.G., liquidando le maggiori imposte Iva, Irpef ed Irap risultanti dalla dichiarazione. L’agente della riscossione notificava in data 6.3.2007 la relativa cartella di pagamento.
Il contribuente proponeva ricorso sostenendo che la cartella era stata notificata oltre il termine di decadenza. Con sentenza n. 47 del 2008 la Commissione tributaria provinciale di Prato rigettava il ricorso sul rilievo che il contribuente non aveva dimostrato la tardività della notifica.
Il contribuente proponeva appello e l’Agenzia delle Entrate si costituiva in giudizio proponendo appello incidentale con cui eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva. La Commissione tributaria regionale con sentenza del 22.6.2010 rigettava l’appello del contribuente, osservando che la questione relativa alla dedotta tardività della notifica della cartella riguardava l’agente della riscossione, non citato in giudizio dal contribuente, il quale, erroneamente, aveva proposto il ricorso contro l’Agenzia delle Entrate.
Avverso la sentenza di appello B.G. ricorre per due motivi. Deposita memoria.
L’Agenzia delle Entrate si costituisce al fine di partecipare all’udienza di discussione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Primo motivo. Violazione e falsa applicazione della L. 17 giugno 2005, n. 106, art. 1, comma 5 bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui ha escluso che la questione sottoposta al suo esame (tardività della notificazione della cartella) fosse proponibile nei confronti dell’ente impositore.
2. Secondo motivo. Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nella parte in cui ha omesso di pronunciarsi sulla eccezione di decadenza dal termine di notificazione della cartella di pagamento.
I motivi, da esaminare congiuntamente, sono fondati.
Diversamente dalle eccezioni riguardanti le modalità di esecuzione del procedimento notificatorio della cartella da parte dell’agente della riscossione, l’eccezione con la quale il contribuente deduce che la cartella è stata notificato oltre il termine di legge, previsto a pena di decadenza dell’ente impositore dalla facoltà di procedere alla riscossione, non attiene ad un vizio proprio della cartella tale da legittimare in via esclusiva il concessionario a contraddire nel relativo giudizio. Nel caso in cui il contribuente deduca l’intervenuta decadenza dell’ente impositore dalla potestà di procedere alla riscossione coattiva della pretesa tributaria, il soggetto legittimato passivamente deve essere individuato nell’ente titolare del diritto di credito, contro il quale è diretta l’eccezione di tardiva attivazione del procedimento di riscossione. (conforme, Sez. 5, Sentenza n. 10477 del 14/05/2014, Rv. 630892).
Nel caso in esame, il giudice di appello ha erroneamente ritenuto che l’eccezione di tardività della notifica della cartella non fosse proponibile nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, omettendo conseguentemente di statuire nel merito.
La sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Toscana, in diversa composizione, per nuovo giudizio nel quale verrà esaminata l’eccezione di tardività della notificazione della cartella di pagamento legittimamente sollevata dal contribuente nei confronti dell’ente impositore.
Le spese del giudizio di legittimità saranno regolate all’esito del giudizio di rinvio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza e rinvia, anche sulle spese, alla Commissione tributaria regionale della Toscana.
Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2017.
Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2017

 


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