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Lo sai che? Cosa comporta una denuncia per diffamazione

Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2017

Offendere la reputazione di una persona assente davanti ad altri è un reato punito con la reclusione o la multa. Ma si può agire anche in sede civile.

 

A differenza dell’ingiuria (reato, peraltro, depenalizzato e diventato illecito civile) la diffamazione consiste nell’offendere la reputazione altrui «comunicando con più persone» nel momento in cui l’oggetto dell’offesa è assente [1]. In parole semplici: parlare male con qualcuno di una persona che non è presente in quel momento.

Quindi, mentre l’ingiuria viene commessa quando si insulta una persone direttamente in faccia, si cade nel reato di diffamazione quando lo si fa alle spalle del diretto interessato. Il che è un esercizio quotidiano per chi si diverte a spettegolare sul vicino o sul collega di lavoro. Al bar come su Facebook: Internet, infatti, complice molto spesso l’anonimato, è diventata la piazza della diffamazione per eccellenza, dove ognuno si sente libero di offendere chi e quanto gli pare. Un vizio, però, che può costare molto caro.

Che cosa comporta una denuncia per diffamazione? Comporta la reclusione fino a 1 anno o una multa fino a 1.032 euro. Questo se ci si limita a offendere la reputazione altrui davanti ad altri con l’interessato assente (ad esempio, dicendo che è un donnaiolo). Ma se, oltre a questo, al diffamato gli si attribuisce un fatto determinato (si dice che ha una storia con la portinaia) la reclusione aumenta fino a 2 anni e la multa fino a 2.065 euro.

Non è finita. Se l’offesa è recata a mezzo stampa o con qualsiasi altri mezzo di pubblicità o in atto pubblico, la pena è la reclusione da 6 mesi a 3 anni o una multa non inferiore a 516 euro. Le pene aumentano ulteriormente se l’oggetto dell’offesa è un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, una sua rappresentanza o un’autorità costituita in collegio (me la prendo con un magistrato, con il presidente del Consiglio o con il sindaco della città, per esempio).

Come fare una denuncia per diffamazione

La diffamazione è punibile tramite una querela della persona offesa [2]. La denuncia presentata – oralmente o per iscritto – al pubblico ministero, alla Polizia giudiziaria o in un ufficio consolare se si risiede all’estero. Il termine di prescrizione è di 3 mesi dal momento in cui si viene a sapere dell’offesa subìta.

Se nell’arco di questi 3 mesi la persona offesa muore oppure la persona diffamata è un defunto, possono presentare querela i parenti più stretti, l’adottante o l’adottato.

In qualsiasi momento è possibile rinunciare o ritirare la querela prima che il giudice emetta la sentenza.

A valutare l’ammissibilità della querela sarà il Giudice di Pace. Se la diffamazione è a mezzo stampa oppure l’offesa viene recata ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, la denuncia sarà valutata dal Tribunale monocratico. Il loro giudizio è insindacabile ed inoppugnabile: quando avranno deciso che cosa comporta la denuncia per diffamazione, cioè quando avranno dettato sentenza, se il diffamatore viene ritenuto colpevole dovrà pagare la pena pecuniaria e scontare il periodo di reclusione deciso dal magistrato.

Il risarcimento in ambito civile per diffamazione

Tuttavia, per «farla pagare» a chi ha leso il proprio onore e la propria dignità parlando a sproposito davanti ad altre persone non è per forza necessario avviare una causa penale. Chi si sente parte lesa perché è stato violato il suo diritto all’immagine, alla reputazione o alla privacy, infatti, può chiedere un risarcimento con un’azione davanti al giudice civile senza bisogno di presentare querela [3].

Sarà possibile chiedere il risarcimento sia del danno non patrimoniale (biologico, morale soggettivo ed esistenziale) sia del danno patrimoniale (danno emergente e lucro cessante ed eventuali spese per contenere gli effetti della diffamazione).

Pensiamo, ad esempio, a chi, a causa di un atto diffamatorio, è caduto in depressione, ha perso la moglie oppure ha visto compromessa la propria vita sociale (danno non patrimoniale). Ma anche a chi, sempre per un atto diffamatorio, ha perso dei clienti o ha dovuto fare dei nuovi investimenti per recuperare il danno d’immagine (danno patrimoniale).

Per agire in sede civile per diffamazione, l’interessato può rivolgersi al Tribunale o al Giudice di Pace, a seconda dell’ammontare del danno (superiore o inferiore a 2.500 euro). Se l’azione civile viene presa in mano da un Giudice di Pace, il tutto sarà finito in pochi mesi. Se, invece, ci si rivolge ad un Tribunale, i tempi saranno decisamente più lunghi (uno o due anni).

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 597 cod. pen.

[3] Cass. sent. 5259/1984.

Autore immagine: 123rf.com


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4 Commenti

  1. Buonasera,
    vorrei chiedere un chiarimento,
    inerente un’evento poco piacevole avvenutomi e che mi ha recato non pochi danni e problemi.
    Spiego brevemente la storia.
    Sono sposato con due figlie minorenni e moglie a carico,
    sono disoccupato da 17 mesi. Ho perso il lavoro dopo una procedura di messa in mobilità per crisi aziendale… sono stato non correttamente messo in quel reparto eliminato perché non simpatico al presidente dell’azienda, ripeto poco simpatico non perché fossi poco produttivo o poco disponibile nel lavoro.
    Ebbi l’ opportunità di far valere i miei diritti, nel rispetto sopratutto della mia famiglia, oltre che al mio.
    Impugnai il licenziamento perché illegittimo e non corretto ebbi a questo punto il riconoscimento di un risarcimento per il danno e procedetti per la mia strada.
    Ad oggi dopo 17 mesi di disoccupazione, trovo un’opportunità di lavoro, anche molto interessante, un lavoro che mi piace molto e anche ben retribuito, facciamo in’ accordo con il nuovo titolare un contratto a tempo determinato per 6 mesi, proposto da me per dare l’opportunità al nuovo titolare di conoscermi meglio ed avere la possibilità di conoscermi per il mio valore lavorativo e per il mio impegno..
    Partiamo con la collaborazione, contratto a 6 mesi con periodo di prova di 2 mesi e mezzo, il primo mese procede benissimo, il lavoro da me gestito e pianificato egregiamente, l’esecuzione è molto buona e la proprietà e soddisfatta, tanto che più di qualcuno mi dice che sono contenti dell’operato.
    Un pomeriggio si presenta in’ azienda il mio precedente titolare, il presidente della società con la quale dopo l’ingiusto licenziamento ho avuto una controversia poi chiusa con una conciliazione con risarcimento e con firmato l’impegno di non parlare dell’accaduto da parte di entrambe le parti.
    Beh insomma il presidente della vecchia società mi ha visto e non mi ha neanche voluto salutare, ha fatto una smorfia tra l’infastidito e lo stupefatto, posso comprendere avevo anche io lo stesso sentore, ma in maniera professionale mi son tenuto tutto dentro ed ho tenuto un profilo fermo e pacato senza mostrare alcun tipo di espressione, ovvio che l’ho evitato anch’io.
    chiede ad una ragazza all’ingresso di poter parlare con il mio nuovo titolare; dopo pochi minuti viene ricevuto,
    il tutto procede nella normalità, non so quanto si sia trattenuto perché nel frattempo era venuto un’orario per qui io rientravo in casa.
    Il giorno seguente dopo una giornata intensa di lavoro,
    il nuovo titolare mi chiama in’ufficio dicendomi che mi voleva parlare, io entrai, ero tranquillo perché comunque e come sempre mi sento tranquillo nella mia dignità ed integrità morale sono sempre stato convinto che se ti comporti bene non devi temere nulla.
    Beh, insomma la discussione comincia da parte sua chiedendomi che problemi avessi avuto con il precedente titolare, io risposti: Io nessuno, perché il Sig. ….. ha qualche problema con me.
    Mi rispose, no, era per capire, perché siamo appena partiti, mi disse, vorrei capire.
    Io dissi, capire cosa non capisco, ribadii, che problemi ha il Sig. ……… con me.
    Mi disse, non so, mi ha detto che gli hai fatto causa…!
    Io non gli ho fatto causa ho fatto una conciliazione, gli dissi e comunque io non ho alcun problema con lui.
    Poi mi disse che gli ha detto anche che sono un poco di buono, che sono “un rognoso” e che non ascolto quello che mi viene detto.
    Insomma una bella lista di diffamazioni infondate, io posso capire che al vecchio titolare non sia andato proprio bene che abbia tutelato i miei diritti, andando a impugnare il licenziamento perché ingiusto, ma da li arrivare a danneggiarmi così gratuitamente dopo 17 mesi che non lo vedevo e lo sentivo mi è sembrato veramente un basso colpo, dal bassissimo profilo, indefinibile, oltretutto con il titolare della nuova società per la quale lavoro.
    Sta di fatto che risposo tranquillamente al nuovo titolare, gli spiegai più o meno l’accaduto e gli dissi che comunque mi ha dato molto fastidio il comportamento del Sig. ……….. , il precedente titolare. e che non capisco perché non avesse avuto il coraggio di dire certe cose in mia presenza, dato che ero nella stanza di fianco, gli dissi anche che se volesse richiamarlo ero disponibile ad avere un confronto a testa alta.
    Mi disse che aveva capito..
    Di fatto sta che in realtà, la settimana a seguire non fu uguale alle altre, vi era un’aria strana, vedevo che da parte della nuova direzione non vi era più un atteggiamento di fiducia e collaborazione, gli sguardi erano diventati molto diffidenti, tutto ad un tratto mi sembrava di essere un’appestato, mi sentii subito messo in una brutta situazione, tanto che chiesi per due sere di parlare ancora con il nuovo titolare.
    Per cercare dei chiarimenti, sta di fatto che trascorsa la settimana, il Venerdì sera venni nuovamente chiamato nel suo ufficio, e mi disse che aveva pensato che forse era il casa che ci fermassimo li…..
    Gli chiesi quale fosse il problema, ma girandoci in torno mi disse molto chiaramente che non voleva problemi in futuro, quindi preferiva fermarsi adesso piuttosto che trovarsi in difficoltà un domani…..
    No ebbi parole, mi sentii offeso nella dignità e nel mio onore, oltre che nel mio aspetto professionale.
    Gli chiesi se non fossi abbastanza bravo sul lavoro o se vi era qualcosa da modificare nel mio sistema lavorativo, ma mi disse che sul lavoro era tutto ok ero bravo, ma a livello conoscitivo vi è un’incompatibilità caratteriale, ma non si spiegava bene….
    Quindi ad un certo punto con il groppone in gola e gli occhi lucidi, gli dissi, ok, sono d’accordo, me, ne vado, e gli dissi anche, sappia che mi dispiace molto, lui mi rispose: anche a me.
    Gli diedi la mano e me ne andai salutando.
    Il lunedì a seguire in mattinata mi arrivò la mail da parte dell’azienda di licenziamento per non superamento del periodo di prova….
    Ero in un bar perché non ebbi avuto il coraggio di dirlo a mia moglie durante il fine settimana…
    Tornai a casa la sera e lo dissi alla mia famiglia…
    Il danno che ho subito ed il modo nel quale si è ripetuto un sopruso sono a mio parere incredibili…
    Se cortesemente qualcuno vuole darmi delle indicazioni sul come poter procedere.
    Vorrei proprio riuscire a dare una lezione di educazione civica leggendaria a questo simpatico personaggio,
    che con molta pacatezza mi ha diffamato sul posto di lavoro facendomelo perdere dopo 17 mesi di disoccupazione, oltretutto licenziato precedentemente dalla sua società in maniera non legittima…
    Ringrazio cordialmente tutti coloro che possono darmi un loro contributo di tipo professionale sul come poter procedere nel mio diritto e in quello della mia famiglia.
    DS

    1. Oggi avevo bisogna di chiarirmi un pò le idee sul tema diffamazione e ho letto poi il suo racconto, mi dispiace davvero molto per ciò che ha vissuto, subendo un atteggiamento indegno.
      Spero abbia avuto spiegazioni a riguardo di come potrebbe agire nei confronti di questa persona e che abbia trovato intanto un altro lavoro in un contesto che la rispetti come lavoratore e uomo.

      Buona fortuna.

      Paola

  2. Ho comprato una vettura da un rivenditore di auto Luzzago 1975 srl e poi è risultata dopo l acquisto un ingente fermo amministrativo ho richiesto la risoluzione del contratto e la restituzione dell auto e dei soldi tramite avvocato poi ho fatto una recensione al rivendotore descrivendo l accaduto mami ha minacciato di denuncia per lesione alla sua immagine intimandomi di togliere la recensione cosa devo fare grazie. Augusto viola

  3. Salve, avrei bisogno di una informazione. Ho subito atti vessatori documentati da una registrazione audio dove il mio patrigno, oltre a buttarmi fuori di casa con un bimbo di 7 anni e incinta di 7 mesi, mi minacciava di farmi rinchiudere con T.S.O. Nel frattempo, al telefono, mio zio mi accusava di aver ucciso mia nonna (che è morta di tumore al polmone 8 anni fa).
    Il tutto condito da spintoni e ingiurie di ogni genere, ripeto tutte documentate nella registrazione audio di cui conservo anche la trascrizione fedele.
    Voglio farla pagare a entrambi, sia dal punto di vista del risarcimento che reputo mi spetti sia dal punto di vista della pura giustizia. Come devo agire e cosa rischio? Le mie risorse economiche non sono enormi e loro ne sono ben consapevoli.

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