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Occupare un parcheggio riservato è reato

25 aprile 2017


Occupare un parcheggio riservato è reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 aprile 2017



Parcheggiare l’auto in un posto riservato a un’altra persona o in modo da impedire a questa l’accesso o l’uscita da uno spazio riservato costituisce violenza privata.

Chi lascia l’auto su un parcheggio privato, su un posto riservato a una particolare persona o, ancora, in corrispondenza di un cancello o di un garage, impedendo al titolare di entrarvi o uscirvi, commette il reato di violenza privata. Egli infatti – ricalcando la previsione contenuta nel codice penale [1] – sta costringendo un’altra persona, con violenza (dettata, in questo caso, dall’ostacolo della propria macchina) a tollerare, controvoglia, tale comportamento. La pena quindi non è una semplice multa del codice della strada, ma la condanna penale della reclusione fino a 4 mesi. A ricordarlo è una recentissima sentenza della Cassazione che, tuttavia, si è occupata di un caso particolare: l’occupazione di un parcheggio riservato a un invalido. Ma procediamo con ordine.

 

Occupare un parcheggio riservato è reato

La sentenza di qualche giorno fa della Cassazione [2], secondo cui parcheggiare l’auto in un posto destinato all’invalido è reato non è così innovativa come i media hanno voluto far credere. Innanzitutto perché non si riferisce ai posti contrassegnati dalle strisce gialle, quelli cioè genericamente e impersonalmente destinati ai titolari del relativo pass invalidi: in tale caso infatti l’illecito è sanzionato solo dal codice della strada che punisce con semplice sanzione amministrativa (comunemente detta «multa stradale») chi parcheggia il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide. Al contrario la pronuncia ha ad oggetto uno spazio espressamente riservato ad una determinata persona (nel caso di specie per ragioni attinenti al suo stato di salute); in tale ipotesi, oltre alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale si aggiunge l’impedimento al singolo cittadino a cui è riservato lo stallo di parcheggiare lì dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo. E pertanto sussiste anche il reato (leggi Quando parcheggiare sullo spazio per il disabile è reato).

Inoltre l’orientamento non è così nuovo. È già da diversi anni che la Cassazione va ammonendo gli automobilisti, specificando che è reato bloccare un’altra auto. Ciò perché il codice penale afferma che «Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni». E non vi è dubbio che la strada sia uno dei momenti più frequenti in cui si assiste a ipotesi di prepotenza. Dunque, in qualsiasi caso di parcheggio incivile, chi blocca il transito commette reato. E ciò vale sia che il soggetto impedito sia un invalido che qualsiasi altro cittadino.

Per comprendere il principio ricorreremo a qualche esempio.

Immaginiamo un posto auto, assegnato nominativamente dal condominio a uno dei proprietari degli appartamenti, e su cui questi ha posizionato un dissuasore di parcheggio (una sbarra in ferro per impedire l’occupazione dello spazio a terzi). Se uno dei condomini posiziona la propria auto in perpendicolare a tale spazio, impedendo al titolare l’entrata o l’uscita, commette reato. Non importa né la sussistenza di uno specifico intento di danneggiare il vicino di casa (malafede), né la provvisorietà del parcheggio, né il fatto che il cortile sia privato e, quindi, non soggetto alle regole del codice della strada. In questo caso, infatti, entrando in gioco il codice penale, rileva unicamente la consapevolezza di aver bloccato il passaggio al titolare del parcheggio privato.

Altro esempio è il caso di chi lascia la propria auto in corrispondenza di un garage sul quale vi è anche un passo carrabile. Il proprietario dell’immobile, che di solito parcheggia l’auto all’interno di tale magazzino, non può più uscire la mattina per andare al lavoro. Oltre a chiamare il carro attrezzi può anche denunciare il responsabile di «violenza privata», essendo stato obbligato con la forza a subire gli effetti del suo comportamento illecito.

La sosta nello spazio riservato ai disabili

Nel caso appena citato, la Cassazione si è trovata a decidere dell’occupazione di un posto riservato a una specifica persona titolare di un handicap grave (sullo stesso spazio quindi non poteva parcheggiare nessun’altra persona, neanche se titolare del pass invalidi). I giudici hanno così stabilito che lasciare l’auto in sosta su un parcheggio riservato al disabile oltre che essere un gesto incivile e imperdonabile integra un delitto sanzionato dal codice penale.

L’imputato aveva parcheggiato la propria autovettura in uno spazio riservato dal Comune appositamente a persona diversamente abile, impedendole così di utilizzarlo fino alla rimozione del mezzo. Inevitabile l’accusa e la condanna per il reato di violenza privata, attesa la costrizione attuata nei confronti di un altro soggetto – il titolare del posto auto – contro la sua volontà. Ma le stesse conseguenze le avrebbe subìte anche se lo spazio fosse stato riservato, anziché al disabile, a un’altra persona priva di alcun problema di deambulazione. È proprio il fatto di «obbligare qualcuno a tollerare l’altrui condotta» che integra la violazione del codice penale e non, invece, le caratteristiche o le qualità fisiche della vittima.

Per cui chi lascia l’auto sulle strisce gialle destinate genericamente a tutti i disabili muniti del relativo pass commette solo una violazione del codice della strada che punisce, con sanzione amministrativa, chi parcheggia il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide. Se invece quello spazio viene riservato espressamente ad una determinata persona, per ragioni attinenti allo stato di salute (o per altre ragioni), alla violazione del codice stradale si aggiunge l’impedimento al singolo cittadino a cui è riservato lo stallo.

note

[1] Art. 610 cod. pen.

[2] Cass.sent. n. 17794/17 del 7.04.2017.

Autore immagine: 123rf com

Cassazione penale, sez. V, 23/02/2017, (ud. 23/02/2017, dep.07/04/2017), n. 17794

VIOLENZA PRIVATA – In genere

Intestazione

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1 Con sentenza del 26 settembre 2016, la Corte di appello di Palermo confermava la sentenza del locale Tribunale che aveva ritenuto M.M. colpevole del delitto di cui all’art. 610 c.p., per avere, il (OMISSIS), parcheggiato la propria autovettura in uno spazio riservato a S.G., affetta da gravi patologie, così impedendole di utilizzarlo fino alla rimozione della sua autovettura.

Il compendio probatorio si fonda sulle dichiarazioni della S. che aveva riferito di non avere potuto parcheggiare la propria autovettura nello spazio appositamente riservatole dal Comune di Palermo fin dal 2005 perchè occupata da un’altra vettura e ciò dalle 10.40 alle 2.20 del giorno successivo quando la Polizia municipale, più volte allertata, provvedeva alla rimozione del mezzo.

L’auto era di proprietà dell’imputato che aveva però affermato che l’aveva affidata in uso al figlio, F.P., ed alla nuora, S.A..

Erano però risultate false le affermazioni della S. di essere stata lei a parcheggiare il mezzo posto che aveva riferito di averla parcheggiata alle 3.00 di notte mentre la S. aveva liberato il posto solo alle successive 8.00 del mattino.

Era quindi fallito il tentativo d’alibi.

La condotta consumata concretava il delitto contestato avendo impedito alla persona offesa di usufruire del parcheggio riservatole.

2 – Propone ricorso l’imputato, a mezzo del suo difensore, articolando le proprie censure in tre motivi.

2 – 1 – Con il primo motivo deduce la violazione di legge, ed in particolare dell’art. 610 c.p., ed il difetto di motivazione in ordine alla sussistenza della materialità dell’addebito, posto che il parcheggiare l’autovettura in uno spazio riservato non equivale ad impedire intenzionalmente la marcia ad una vettura (che è il caso in cui la Suprema Corte aveva ritenuto concretarsi il delitto di violenza privata). La S. poi ben avrebbe potuto parcheggiare l’auto in altro spazio.

Non vi era prova che l’imputato avesse rifiutato di rimuovere l’autovettura, solo così potendo consumare il delitto ascrittogli.

2 – 2 – Con il secondo motivo lamenta la violazione di legge, ed in particolare degli artt. 192, 530 e 533 codice di rito, il difetto di motivazione ed il travisamento della prova laddove la Corte non aveva adeguatamente argomentato il fatto che l’autovettura fosse stata lì parcheggiata proprio dal ricorrente.

Non era sufficiente che egli ne fosse l’intestatario ed il fallimento dell’alibi non poteva essere utilizzato come elemento a carico.

2 – 3 – Con il terzo motivo deduce la violazione di legge, ed in particolare dell’art. 603 c.p.p., comma 2, ed il difetto di motivazione in riferimento al rifiuto di acquisizione del decreto di archiviazione che aveva chiuso il procedimento per falsa testimonianza a carico dei testi che si era ipotizzato avere falsamente riferito le circostanze che conducevano alla alternativa responsabilità della S..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato e va rigettato.

1 – I giudici del merito hanno accertato che il veicolo di proprietà dell’imputato è rimasto parcato nel posto riservato alla persona offesa, disabile, da prima delle 10.40 del (OMISSIS) alle 2.20 del giorno successivo, il (OMISSIS).

Ciò aveva impedito a S.A. di parcheggiare la propria autovettura nello spazio vicino a casa, assegnatole a causa della sua disabilità.

La difesa, nel primo motivo di ricorso, eccepisce l’insussistenza degli elementi oggettivi del delitto contestato posto che i precedenti giurisprudenziali sono nel senso che costituisce violenza privata la condotta di chi impedisca la marcia di un’altra autovettura la quale quindi è immediatamente identificabile da chi ne ostacola la marcia, una condotta diversa da quella contestata al ricorrente.

Deve invece sottolinearsi come anche il ricorrente abbia impedito, ponendo la propria autovettura negli spazi riservati, all’avente diritto di parcare la propria autovettura. Con la piena consapevolezza di quanto andava facendo non avendo affatto affermato di non avere notato la segnaletica orizzontale e verticale che segnalava lo spazio come riservato ad un singolo utente, disabile.

Certo, se lo spazio fosse stato genericamente dedicato al posteggio dei disabili la condotta del ricorrente avrebbe integrato la sola violazione dell’art. 158 C.d.S., comma 2, che punisce, appunto, con sanzione amministrativa, chi parcheggi il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide. Ma, in questo caso, quando lo spazio è espressamente riservato ad una determinata persona, per ragioni attinenti al suo stato di salute (come non si contesta essere avvenuto nel presente caso specifico), alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale si aggiunge l’impedimento al singolo cittadino a cui è riservato lo stallo di parcheggiare lì dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo.

Sussiste pertanto l’elemento oggettivo del delitto contestato.

2 – Ne sussiste anche l’elemento soggettivo, contestato dalla difesa sempre nel primo motivo di ricorso, in considerazione del fatto che l’imputato, avendo visto la segnaletica, era cosciente di lasciare l’autovettura in un posto riservato ad una specifica persona, così impedendole di parcheggiare nello stesso spazio e non l’aveva fatto per quei pochi minuti che avrebbero consentito di dubitare della sua volontà ma aveva parcheggiato l’autovettura la mattina, prima delle 10.40, lasciandovela fino alla notte e quindi impedendo al disabile, a cui era stato assegnato il posto, di parcheggiare il veicolo anche al suo ritorno serale nella propria abitazione. Tanto che, solo alle 2.00, l’autovettura veniva rimossa ma coattivamente dalla polizia locale.

2 – Il secondo motivo è inammissibile perchè versato in fatto e, invece, esula dai poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, riv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 06/02/2004, Elia, Rv. 229369).

Il motivo proposto tende, appunto, ad ottenere una inammissibile ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le ragioni del suo convincimento.

La Corte palermitana aveva dato conto dell’ipotesi alternativa offerta dalla difesa, che l’autovettura fosse stata parcheggiata dalla nuora, e ne aveva dedotto la falsità dal fatto che costei aveva riferito di avere parcheggiato il veicolo in un momento in cui ciò non sarebbe stato possibile posto che lo spazio era occupato dall’avente diritto.

3 – E’ inammissibile anche il terzo motivo di ricorso visto che non vi è una conseguenzialità inevitabile fra l’esito del presente procedimento e quello del processo relativo alle false testimonianze costituenti la prova d’alibi anche in considerazione della congrua motivazione offerta dalla Corte territoriale sul punto.

4 – Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del grado.

PQM

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 aprile 2017

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