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Lo sai che? Meglio trovare un accordo con controparte o che decida il giudice?

Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2017

Il mio avversario nel processo mi ha proposto di accordarci compensando le spese: mi conviene oppure e meglio se decide il giudice?

Poiché il terreno di cui l’attore era proprietario è un fondo intercluso (cioè un terreno che non ha alcun accesso alla via pubblica perché circondato da altri terreni) il codice civile prevede che se il passaggio cessa di essere necessario, può essere soppresso in qualunque tempo dal proprietario del fondo dominante o del fondo servente.

Qualora il lettore abbia venduto il fondo ad uno dei proprietari confinanti, è venuta meno la ragione che legittimava l’esistenza della servitù coattiva di passaggio. In altre parole, la servitù coattiva di passaggio viene riconosciuta dalla legge ogni qualvolta un terreno non ha possibilità di accesso alla via pubblica se non tramite il passaggio sui fondi limitrofi; qualora la proprietà del fondo intercluso venga alienata in capo al proprietario di uno dei fondi confinanti si verifica il fenomeno cosiddetto della confusione. Più nel dettaglio si ha la confusione, che è già di per se stessa una causa di estinzione della servitù, quando si riunisce in una sola persona la proprietà del fondo dominante con quella del fondo servente.

Nel caso del lettore, quindi, se l’acquirente è proprietario di un fondo che ha accesso alla via pubblica, la servitù coattiva si è estinta non solo per confusione ma anche perché non ha più ragion d’essere in quanto non è più necessaria.

Passando adesso ad esaminare le questioni squisitamente procedurali, il lettore precisa che il giudice ha emesso un’ordinanza ai sensi dell’articolo 101 del codice di procedura civile. L’articolo citato esprime un principio di diritto ben preciso secondo cui «Il giudice, …, non può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata e non è comparsa». La sentenza richiamata dal lettore stabilisce, inoltre, che nel caso in cui l’attore di una causa avente ad oggetto la costituzione di una servitù coattiva di passaggio non ha citato in giudizio tutti i proprietari dei fondi limitrofi il giudice deve respingere la domanda non potendo disporre l’integrazione del contraddittorio. Alla luce sia della norma che della giurisprudenza citate, quindi, l’organo giudicante non può pronunciarsi sulla domanda posta originariamente (quando cioè è stata esercitata l’azione legale) ma deve rigettare la domanda condannando la parte attrice alle spese processuali. Tuttavia, poiché nel corso del processo il lettore ha venduto il terreno ad uno dei proprietari dei terreni confinanti con quello intercluso, è venuta meno la ragione del contendere (cioè la costituzione della servitù coattiva di passaggio) e quindi l’interesse ad ottenere una pronuncia sulla domanda originaria: di conseguenza il giudice dovrebbe limitarsi a dichiarare la cessata materia del contendere. In tal caso disporrà la compensazione delle spese processuali.

Tuttavia, per evitare qualsiasi sorpresa poiché il giudice dispone di discrezionalità decisionale, è opportuno raggiungere un accordo tra le parti. Il punto nodale riguarda però l’oggetto dell’accordo: non si concorda con la richiesta avanzata dall’avvocato della parte convenuta poiché non è possibile rinunciare ad un diritto che non esiste, peraltro mediante una dichiarazione di dubbia provenienza. Con maggiore impegno esplicativo, anche quando per raggiungere l’accordo il lettore presentasse in causa la dichiarazione di rinuncia ad avvalersi del diritto di servitù da parte del nuovo proprietario, questa dichiarazione dovrebbe essere certificata da un pubblico ufficiale (ad esempio, un notaio) che ne attesti la reale provenienza da parte della persona che sottoscrive l’atto. In alternativa, il nuovo proprietario del terreno dovrebbe rendere la dichiarazione di rinuncia innanzi al giudice in sede processuale in modo tale che l’organo competente possa realmente accertare l’autenticità della dichiarazione. L’aspetto, quindi, fondamentale sul quale il lettore e la controparte devono raggiungere un accordo attiene alle spese processuali: poiché il lettore ha già provveduto a pagare il ctu e poiché nel caso di compensazione delle spese l’onorario del consulente tecnico d’ufficio deve essere diviso tra le parti in causa, a mio avviso egli potrebbe compensare la spesa già sostenuta per il pagamento del consulente con quelle relative al processo. Qualora dovesse decidere il giudice, difficilmente disporrà che il pagamento delle spese processuali sia posto a carico di una sola delle parti perché l’altra ha già pagato il consulente tecnico d’ufficio. È bene però precisare che per spese processuali nel caso di compensazione non s’intende l’onorario del proprio avvocato bensì le spese inerenti l’attività processuale in senso stretto.

In conclusione, laddove non vi siano elementi ulteriori, il consiglio è di raggiungere un accordo con la controparte in cui l’aspetto primario da risolvere è quello relativo alle spese; la dichiarazione di rinuncia ad esercitare il diritto di servitù, anche qualora fosse inserita nell’accordo, è di secondaria importanza stante la sopravvenuta estinzione del diritto medesimo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


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