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Editoriali Se divento armatore ho gli stessi diritti del proprietario della nave?

Editoriali Pubblicato il 15 maggio 2017

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> Editoriali Pubblicato il 15 maggio 2017

Sono il comandante di un veliero, il proprietario è austriaco, l’imbarcazione batte bandiera monegasca. Se divento armatore, acquisisco i poteri del proprietario e divento tale?

La legge, in generale, prevede la distinzione giuridica fra proprietario delle imbarcazioni ed armatore delle stesse. Le norme interne, di legge e regolamentari, che attengono al quesito sono:

  • il codice della navigazione,
  • il regolamento per l’esecuzione del codice della navigazione e,
  • per il caso specifico, il regolamento del porto che prevede una tariffa agevolata per i residenti.

Le norme esterne da esaminare sono la legge ed i regolamenti monegaschi, Paese nel cui registro navale è iscritta l’imbarcazione.

Per quanto riguarda le norme interne, il codice della navigazione, distingue chiaramente quanto attiene all’istituto della proprietà della nave e quanto all’impresa della navigazione prevedendo una netta differenziazione fra la figura giuridica dell’armatore e quella del proprietario dell’imbarcazione.

Esso disciplina le figure esercenti l’attività di navigazione e le responsabilità giuridiche di queste, individuando nell’armatore colui che assume l’esercizio di una nave attraverso la cosiddetta dichiarazione di armatore, che deve essere resa in forma scritta e con autentica delle sottoscrizioni delle parti e che costituisce titolo indispensabile per consentire l’esercizio della imbarcazione quando questo non è assunto dal proprietario. Tale dichiarazione deve essere resa o consegnata all’ufficio di iscrizione della nave o del galleggiante, secondo le forme previste dal Regolamento di Esecuzione del codice della navigazione, insieme a copia autentica del titolo che attribuisce l’uso della nave all’armatore. Qualora mancasse la dichiarazione di armatore si presume, per legge, che l’armatore sia lo stesso proprietario della imbarcazione.

Secondo l’ordinamento italiano dunque, il proprietario della imbarcazione mantiene il diritto di proprietà, piena o parziale, e concede all’armatore la sola disponibilità della nave sulla base, o di un rapporto di natura reale (usufrutto/uso) oppure di natura obbligatoria (locazione, comodato, ecc.), attestandolo poi con la dichiarazione di armatore. Pertanto, colui che assume l’esercizio della nave, diviene titolare di tutti i rapporti giuridici connessi. È sufficiente che l’armatore abbia la disponibilità della nave sulla base di un rapporto di natura reale (usufrutto, uso, ecc…), o di natura obbligatoria (contratto di locazione, noleggio, comodato, ecc…), dunque non è rilevante né che egli abbia la proprietà dell’imbarcazione, né che egli la gestisca effettivamente.

In merito agli effetti giuridici della dichiarazione di armatore, occorre ricordare che vi sono due teorie, in dottrina:

  1. che essa abbia natura di pubblicità costitutiva, cioè che la dichiarazione costituisca l’elemento fondamentale del passaggio delle obbligazioni relative alla gestione della imbarcazione, dal proprietario all’armatore, (teoria minoritaria);
  2. che essa abbia natura di pubblicità dichiarativa, (teoria prevalente), cioè che la dichiarazione non sia elemento fondamentale per il passaggio delle obbligazioni fra proprietario ed armatore in quanto il passaggio sarebbe già stato stabilito al momento della sottoscrizione del rapporto contrattuale di natura reale ovvero obbligatoria già stipulato fra le parti o da comportamenti concludenti dell’armatore, senza che la eventuale pubblicità della dichiarazione di armatore possa modificare la natura essenzialmente contrattuale del rapporto.

Pertanto la risposta al primo quesito è la seguente: si diventa armatori quando il proprietario concede la disponibilità all’esercizio della nave in virtù di un rapporto di natura reale (contratto di usufrutto o di uso) o di natura obbligatoria (contratto di locazione, noleggio, comodato d’uso, ecc…). Dunque l’armatore, qualora non sia anche il proprietario della nave, non può rivestire la qualifica giuridica di proprietario della imbarcazione, anche se potrebbe su di essa vantare dei soli diritti reali parziali, usufruttuario o titolare del diritto d’uso, ma in tal caso il proprietario dovrebbe liberarsi di una parte della piena proprietà con conseguenze rilevanti sia sotto il profilo giuridico che sotto il profilo economico, il cui impatto dovrebbe essere attentamente valutato rispetto al beneficio che ci si potrebbe attendere. Qualora, invece, l’armatore diventasse tale in base ad un contratto avente natura obbligatoria non si configurerebbe alcun diritto reale, neppure parziale, nel rapporto fra proprietario ed armatore, con la conseguenza che, a maggior ragione, non si potrebbe considerare quest’ultimo come proprietario del mezzo.

Si esclude, dunque, che l’armatore possa diventare proprietario della nave solo in base alla disponibilità della stessa ottenuta attraverso le cause di cui sopra, in quanto il proprietario, pur fosse titolare della sola nuda proprietà piuttosto che avesse concesso un diritto reale d’uso del bene mobile, sempre sarebbe l’unico che potrebbe esercitare i diritti connessi alla piena proprietà del bene.

Per quanto attiene, invece, ai poteri che l’armatore può esercitare, essi riguardano unicamente l’esercizio della nave, essendo l’armatore direttamente responsabile per la gestione dell’imbarcazione (rapporti con il personale, rischi connessi all’utilizzo, rapporti con i terzi fornitori e clienti, ecc…), ma non i poteri del proprietario (vendere l’imbarcazione, sub-concedere a terzi il diritto acquisito tramite il contratto originario, cambiare bandiera, ecc…), pertanto la nomina ad armatore non consente alcun automatismo in tal senso.

Occorre tener presente che nel registro navale monegasco l’unico soggetto legittimato ad iscrivere una imbarcazione è il proprietario, pertanto appare assai difficile che sul documento ufficiale attestante la immatricolazione della nave possa comparire il nome dell’armatore al posto di quello del proprietario. Qualora nel regolamento fosse richiesta l’allegazione di detto documento sarebbe impossibile raggiungere il risultato voluto.

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra

note

[1] Artt. 265-322 cod. nav.


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