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Coniugi risiedono in due Comuni diversi: come funziona l’Imu?

15 maggio 2017


Coniugi risiedono in due Comuni diversi: come funziona l’Imu?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 maggio 2017



Sono sposata in regime di separazione di beni, ma risiedo in un comune diverso da quello di mio marito. Siamo titolari di abitazione principale. È vero che dobbiamo pagare l’Imu seconda casa?

In merito alla questione prospettata, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito opportuni chiarimenti [1].

La legge stabilisce che, per abitazione principale, si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente [2]. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi, situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, in relazione al nucleo familiare, si applicano per un solo immobile.

Emerge, innanzitutto, che l’abitazione principale deve essere costituita da una sola unità immobiliare iscritta o iscrivibile in catasto, a prescindere dalla circostanza che sia utilizzata come abitazione principale. Le singole unità immobiliari vanno assoggettate separatamente ad imposizione, ciascuna per la propria rendita. Pertanto, il contribuente può scegliere quale delle unità immobiliari destinare ad abitazione principale, con applicazione delle agevolazioni e delle riduzioni Imu per questa previste; le altre, invece, vanno considerate come abitazioni diverse da quella principale, con l’applicazione dell’aliquota prevista dal Comune per tali tipologie di fabbricati. Il contribuente non può, quindi, applicare le agevolazioni per più di una unità immobiliare, a meno che non abbia preventivamente proceduto al loro accatastamento unitario.

L’altro aspetto di novità consiste nel fatto che, per abitazione principale, si deve intendere l’immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. In altri termini, il legislatore ha voluto collegare i benefici dell’abitazione principale e delle sue pertinenze al possessore e alla sua famiglia; ha inoltre unificato il concetto di residenza anagrafica e di dimora abituale, individuando come abitazione principale solo l’immobile in cui le condizioni previste dalla norma sussistono contemporaneamente.

Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi dello stesso Comune, l’aliquota e la detrazione per l’abitazione principale e per le relative pertinenze devono essere uniche per nucleo familiare, indipendentemente dalla dimora abituale e dalla residenza anagrafica dei rispettivi componenti. Lo scopo di tale norma è quello di evitare comportamenti elusivi in ordine all’applicazione delle agevolazioni per l’abitazione principale. La norma deve essere interpretata in senso restrittivo, soprattutto per impedire che, nel caso in cui i coniugi stabiliscano la residenza in due immobili diversi nello stesso Comune, ognuno di loro possa usufruire delle agevolazioni dettate per l’abitazione principale e per le relative pertinenze. Se, ad esempio, nell’immobile in comproprietà fra coniugi non legalmente separati, adibito ad abitazione principale, risiede e dimora solo uno solo di essi poiché l’altro risiede e dimora in un diverso immobile, situato nello stesso Comune, l’agevolazione non viene totalmente persa, ma spetta solo ad uno dei due coniugi. Nell’ipotesi in cui sia un figlio a dimorare e risiedere anagraficamente in altro immobile ubicato nello stesso Comune, costituendosi un nuovo nucleo familiare, il genitore perde solo l’eventuale maggiorazione della detrazione.

Il legislatore non ha, però, stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in Comuni diversi. In tale circostanza, la legge consente di mantenere i benefici sulla prima casa per entrambe le abitazioni, qualora sussistano reali esigenze a supporto del trasferimento di residenza anagrafica e della dimora abituale in altro Comune. Ipotesi più frequente: trasferimento per motivi di lavoro. Ragion per cui, in risposta allo specifico quesito sottoposto, è ben possibile che i coniugi abbiano residenza in Comuni diversi. Non sussiste l’obbligo di riunire le residenze e ciascun coniuge conserverà le agevolazioni sulla prima casa per l’immobile in cui ha fissato il centro dei propri interessi.

 

Articolo tratto da una consulenza del dott. Temistocle Marasco

note

[1] Circ. Min. Economia n. 3D/F del 18.05.2012.

[2] Art. 13, co. 2, del d. l. n. 201 dello 06.12.2011.

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