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Lo sai che? Chi non chiede la fattura è complice dell’evasore?

Lo sai che? Pubblicato il 25 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 aprile 2017

Se la ditta o il professionista vuole una somma in contanti e l’altra fattura, chi paga non è complice e, pertanto, non può subire alcuna conseguenza nel caso di denuncia all’Agenzia delle Entrate.

Sarà capitato a tutti di incaricare una ditta o un professionista della realizzazione di un lavoro e, al momento del preventivo, trovarsi dinanzi alla consueta domanda «Hai bisogno della fattura?». Per quanto illegale, costituendo un’evasione fiscale, l’esecutore dell’opera spesso promette un sostanzioso sconto (quantomeno pari all’Iva) a chi accetta di pagare tutto o un anticipo del prezzo in nero, tramite contanti, senza quindi ricevere fattura. Ed è normale domandarsi, in questi casi, se chi non chiede la fattura è complice dell’evasore. Dalla risposta dipende anche la soluzione a un altro quesito: «Se i lavori non sono a regola d’arte e la ditta o il professionista non vuole rimediare, è possibile denunciarlo all’Agenzia delle Entrate senza rischi?».

Pagamenti in nero: cosa fare

Ma prima di chiarire se chi non chiede la fattura è complice dell’evasore ricordiamo innanzitutto che l’emissione della fattura è un obbligo che compete su tutti i titolari di Partita Iva che non devono emettere lo scontrino fiscale (quindi professionisti, autonomi, ditte di lavori, ecc.).

La fattura non può essere sostituita da una ricevuta di pagamento, almeno da un punto di vista fiscale. La ricevuta, però, sotto l’aspetto civilistico, funge da quietanza. In altre parole, l’esecutore dell’opera, dopo aver rilasciato la suddetta ricevuta, non potrà più chiedere un secondo pagamento al debitore, il quale sarà totalmente liberato dall’obbligo della propria prestazione.

L’emissione della fattura può avvenire nell’arco del trimestre nel quale è avvenuto il versamento della somma. Se si sforano tali termini, tutto ciò che rischia chi ha ricevuto il pagamento è una sanzione di carattere tributario, ossia di natura pecuniaria, che aumenta a seconda del ritardo nella regolarizzazione dell’evasione: tanto più passa il tempo, tanto più elevata è la sanzione.

 

Pagamenti in nero: quali conseguenze

Altra importante precisazione da fare prima di spiegare se chi non chiede la fattura è complice dell’evasore, è che la “denuncia” all’Agenzia delle Entrate, fatta nei confronti di chi non ha emesso il documento fiscale, non dà luogo a un procedimento penale: in altre parole il responsabile dell’evasione non rischia alcun reato, né tantomeno va in carcere. Il reato di dichiarazione infedele scatta solo in presenza di importi superiori a 150mila euro; inoltre i redditi non dichiarati devono superare il 10% del totale o comunque i 3milioni di euro. In tal caso si rischia la reclusione da 1 a 3 anni.

Pagamento in nero: cosa si rischia

Detto ciò possiamo finalmente chiarire se chi non chiede la fattura è complice dell’evasore: la risposta è negativa. Chi paga in nero non rischia alcuna sanzione di carattere tributario o penale. L’obbligo dell’emissione della fattura è infatti solo di chi riceve i soldi. Dunque, l’accordo tra le parti di non procedere alla regolarizzazione fiscale del pagamento va a solo discapito dell’esecutore del lavoro. Pertanto, chi prima ha accettato di eseguire un pagamento in nero in cambio di uno sconto sul prezzo, può successivamente imporre l’emissione della fattura o segnalare l’accaduto all’Agenzia delle Entrate.


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1 Commento

  1. E’ possibile che un operaio emetta una fattura dopo 4 anni che ha ricevuto il pagamento con assegno bancario?

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