Professionisti Immissioni di fumo, calore, rumori, esalazioni, scuotimenti

Professionisti Pubblicato il 28 aprile 2017

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La tutela dei rapporti tra vicini di casa: disciplina delle immissioni superiori alla normale tollerabilità ai sensi dell’articolo 844 del codice civile.

La disciplina dell’accesso si completa della disposizione di cui all’articolo 844 del codice civile relativa alle immissioni. Si tratta non di acceso della persona del vicino, quanto del superamento  del  confine  ad  opera  di  propagazioni.

Anche in questo caso la disposizione si prefigge un bilanciamento di interessi tra le ragioni della proprietà e le ragioni di altri o dell’ordinamento nel suo complesso.

Art. 844

Immissioni.

[I]. Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

[II]. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso.

Da notarsi che per l’applicabilità dell’articolo 844 è necessario che le immissioni provengano da un fondo (Tribunale Reggio Emilia, 28 settembre 1994). Tuttavia, quando le immissioni siano idonee a pregiudicare il diritto alla salute, tale disposizione deve ritenersi applicabile anche nei confronti di soggetti non titolari di alcun diritto di proprietà sui fondi contigui (Corte Appello Venezia, 31 maggio 1985), come nel caso di chi lavori nelle vicinanze (Corte Appello Venezia, 31 maggio 1985).

Il concetto cui fa riferimento la norma per bilanciare gli opposti interessi è quello della “normale tollerabilità”. La normalità è un parametro statistico applicato al concetto di accettazione sociale: per normale tollerabilità si intende quindi ciò che, nella maggior parte delle ipotesi, è accettato dalla società.

La tolleranza fa riferimento a un “pati”, a un sopportare. In effetti chi deve tollerare deve subire una ingerenza. Di fronte alle ingerenze che superano il grado sociale di accettazione l’individuo ha diritto di reagire. Di fronte, invece, alle ingerenze che non superano la soglia dell’accettazione sociale l’individuo non può invocare una tutela da parte dell’ordinamento. L’articolo 844 codice civile, ha spiegato la Cassazione, impone, nei limiti della normale tollerabilità e del contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà, l’obbligo di tollerare le propagazioni inevitabili determinate dall’uso delle proprietà attuato nel contesto delle norme generali e speciali che ne disciplinano l’esercizio. Al di fuori di tali limiti di tollerabilità, si è in presenza di un’attività illegittima, di fronte alla quale non ha ragion d’essere l’imposizione di un sacrificio all’altrui diritto di proprietà o di godimento. Il soggetto leso potrà anche chiedere il risarcimento dei danni, con una apposita domanda ex articolo 2043 del codice civile, che può essere proposta anche cumulativamente con l’azione ex articolo 844 del codice civile (Cassazione civile, sez.II, 6 dicembre 2000,n. 15509).

Diversa, secondo qualche sentenza, dalla domanda di risarcimento è la domanda di indennizzo per il diminuito valore del fondo a causa delle immissioni eccedenti la normale tollerabilità. La domanda di indennizzo, ha natura reale e mira al conseguimento di un indennizzo da attività lecita, che compensi  il pregiudizio subito dal fondo a causa delle immissioni. La predetta domanda di risarcimento dei danni, invece, ha natura personale ed è rivolta a risarcire il proprietario del fondo vicino dei danni arrecatigli  dalle  immissioni  (Cassazione  civile, sez. II, 6 giugno  2000, n. 7545).

Questa disposizione sembra considerare l’attività industriale lecita anche se comporta immissioni eccedenti la normale tollerabilità, comportando unicamente un obbligo di indennizzo. Altri orientamenti limitano il campo di applicazione dell’indennizzo alle immissioni tollerabili, considerando illecito aquiliano l’immissione non tollerabile.

Si è detto che la disposizione impone di bilanciare le esigenze del proprietario con quelle di altri o dell’ordinamento nel suo complesso. Non a caso il secondo comma della disposizione in esame assegna al giudice il compito, nell’atto di applicare questa norma, di contemperare  le  esigenze  della  produzione  con  le  ragioni  della  proprietà.

Si noti che la disposizione parla di esigenze della produzione e non di esigenze dell’impresa. In effetti il bene tutelato non è l’interesse privato alla gestione di una singola  realtà imprenditoriale, bensì la produzione nel suo complesso. Un’impresa che non reca vantaggio alla produzione  ha  esigenze suvvalenti  rispetto  alle  ragioni  della  proprietà. Le ragioni della proprietà sono le ragioni dei proprietari: occorre dunque rendersi conto che ragione della proprietà è il libero godimento e la libera disponibilità del bene. Non è incongruo vista in tale ottica ritenere compresa nella disciplina dell’articolo 844 del codice civile la tutela della salute del proprietario, quando sia pregiudicata dalla compromissione  del bene, oggetto  del diritto  di proprietà, esposto  alle propagazioni  altrui.

Il contemperamento delle diverse esigenze può trovare una soluzione con la monetizzazione delle esigenze della proprietà. Con riferimento alle zone a prevalente vocazione industriale, per esempio, si è stabilito che il giudice, una volta che abbia riconosciuto l’esigenza del mantenimento dell’attività produttiva, può astenersi dall’adozione di misure inibitorie, e far luogo, invece, a statuizioni che, pur con il sacrificio della piena tutela della proprietà individuale, consentano la prosecuzione dell’attività immissiva dietro il pagamento di un congruo indennizzo, sempre che detta attività rimanga nei limiti della normale tollerabilità, configurandosi come dannosa, ma lecita (Cassazione civile, sez. II, 29 novembre 1999, n. 13334). Secondo questo orientamento l’immissione intollerabile costituisce fatto illecito da cui scaturisce l’obbligo risarcitorio ex articolo 2043 codice civile.

Un’annosa questione affanna l’interpretazione del parametro della normale tollerabilità: che rilevanza hanno i parametri normativi per esempio relativi all’inquinamento acustico, elettromagnetico, ecc.? In altre parole è possibile che il parametro civilistico della normale tollerabilità diverga da quello fissato in leggi, decreti ministeriali o provvedimenti simili? La risposta che ci sentiamo di condividere è quella affermativa.

Così si aderisce a quell’indirizzo per cui, alla materia delle immissioni sonore o da vibrazioni o scuotimenti atte a turbare il bene della tranquillità nel godimento degli immobili adibiti ad abitazione, non è applicabile la L. 26 ottobre 1995 n. 477 sull’inquinamento acustico, poiché tale normativa, come quella contenuta nei regolamenti locali, persegue interessi pubblici, disciplinando, in via generale ed assoluta, e nei rapporti verticali fra privati e pubbliche amministrazioni, i livelli di accettabilità delle immissioni sonore  al fine  di assicurare  alla  collettività  il rispetto  di livelli  minimi di quiete.

Altro è, invece, la disciplina delle immissioni moleste sui fondi altrui nei rapporti fra privati: in base all’articolo 844 del codice civile anche quando le immissioni non superano i limiti fissati dalle norme di interesse generale, il giudizio in ordine alla loro tollerabilità va compiuto secondo il prudente apprezzamento del giudice che tenga conto delle particolarità della situazione concreta (Cassazione civile, sez. II, 27 gennaio 2003, n. 1151; Cassazione civile, sez. II, 3 agosto 2001, n. 10735).

Nulla quaestio nell’ipotesi di superamento dei livelli soglia: in difetto di altri dati, il loro superamento determina necessariamente la violazione del parametro della normale tollerabilità di cui all’articolo 844 del codice civile (Cassazione civile, sez. II, 18  aprile 2001, n. 5697).

Certo un valore della tolleranza inserito in un atto normativo o amministrativo ha un indubbio valore indiziario, ma dove manchi, allora soccorre proprio l’articolo 844 del codice civile, che bilancia le ragioni della proprietà con quelle dell’industria.

Altra questione affrontata dalla pratica e dalla giurisprudenza riguarda i rapporti tra immissione  e  disciplina  del  condominio  di edifici.

Il condominio di edifici trova, infatti, la sua lex specialis nel regolamento di condominio, dal cui tenore possono desumersi le norme da applicarsi.

Quando l’attività posta in essere da uno dei condomini di un edificio, direttamente o tramite detentore qualificato, spiega la Cassazione, è idonea a determinare il turbamento del bene della tranquillità degli altri partecipi, tutelato espressamente da disposizioni contrattuali del regolamento condominiale, non occorre accertare — al fine di ritenere l’attività stessa illegittima — se questa costituisca o meno immissione vietata   ex articolo 844 del codice civile, in quanto le norme regolamentari di natura contrattuale possono imporre limitazioni al godimento della proprietà esclusiva anche  maggiori di quelle stabilite dall’indicata norma generale sulla proprietà fondiaria (Cassazione civile, sez. II, 4 aprile 2001, n. 4963).

In sostanza qui la Cassazione ritiene che l’articolo 844 del codice civile sia integrato, anzi sostituito dalla lex specialis (ovvero il regolamento di condominio). Da un punto di vista dell’interpretazione, beninteso, regolamento di condominio e articolo 844 non sono per niente in contrasto in quanto è proprio la “tollerabilità normale” a ricevere una sua specificazione – di natura contrattuale e convenzionale – nel regolamento di condominio. Non siamo di fronte a concetti di diversa natura, ma semplicemente allo stesso concetto specificato in un determinato ambito.

La tematica delle immissioni è contigua a quella delle distanze, ma i due istituti non sono coincidenti.

Per questa ragione va considerata autonoma e nuova la  domanda  di  arretramento della fabbrica di depositi nocivi o pericolosi situati sul fondo del  vicino  in violazione  delle distanze indicate dall’articolo 890 codice civile rispetto a quella di cessazione per superamento dei limiti della normale tollerabilità, ai sensi dell’articolo 844 codice civile, delle  immissioni  emananti  dalle medesime.

L’obiettivo sostanziale potrebbe essere frutto dell’accoglimento dell’una o dell’altra domanda, ma strutturalmente siamo di fronte a istituti differenti: la domanda attinente il rispetto delle distanze necessita l’accertamento della eventuale violazione delle distanze previste dai regolamenti, o, in mancanza, quelle necessarie ad evitare qualsiasi danno alla solidità, salubrità e sicurezza del fondo vicino; la domanda di cessazione delle immissioni necessita l’accertamento della immissione e del suo eventuale superamento della normale tollerabilità, contemperando le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e considerando la priorità dell’uso (Cassazione civile, sez. II, 30 marzo 2001, n. 4712).


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