Professionisti Immissioni e getto di cose pericolose

Professionisti Pubblicato il 28 aprile 2017

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Contiguo all’articolo 844 del codice civile (immissioni) è l’articolo 674 del codice penale che punisce il getto e il collocamento pericoloso di cose.

Art. 674 — Codice Penale

Getto pericoloso di cose.

[I]. Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206 euro.

La giurisprudenza ha ritenuto talvolta coincidente il campo di applicazione di entrambe le norme.

In questa ottica si è stabilito che le emissioni possono considerarsi moleste soltanto allorché superino il limite della normale tollerabilità con riferimento alle immissioni provenienti dal fondo del vicino (Cassazione penale, sez. I, 22 settembre 1999, n. 12497). Di recente il reato previsto dall’articolo 674 codice penale è stato ravvisato nelle emissioni di onde elettromagnetiche generate da ripetitori radiotelevisivi, purché siano superati i valori indicativi dell’intensità di campo fissati dalla normativa specifica vigente in materia. Se non superano tali limiti, le emissioni non sono punibili, ancorché vi sia concreta idoneità a nuocere alla salute umana (Cassazione penale, sez. I, 14 marzo 2002, n. 23066).

Secondo una prima configurazione, ai fini della ricostruzione degli elementi oggettivi della fattispecie di cui alla seconda parte dell’articolo 674 codice penale (emissione di gas, vapori o fumi atti a molestare le persone), la giurisprudenza ha messo in evidenza che l’espressione “nei casi non consentiti dalla legge” costituisce una precisa indicazione circa la necessità che tale emissione avvenga in violazione delle norme che regolano l’inquinamento atmosferico.

Ne consegue che ai fini della punibilità è indispensabile la specifica dimostrazione che le emissioni superino gli standards fissati dalla legge e non basta l’affermazione che le emissioni stesse siano astrattamente idonee ad arrecare fastidio. Fino al valore soglia opera la presunzione di legittimità delle emissioni di fumi, vapori o gas.

Il fatto irrilevante penalmente può, però, essere giudicato illecito secondo l’ordinamento civile.

Se le emissioni sono contenute nei limiti di legge, eppure hanno arrecato fastidio alle persone, superando la normale tollerabilità, si applica l’articolo 844 del codice civile (Cassazione  penale, sez. I, 16 giugno  2000, n. 8094).

Partendo da altro presupposto e in controtendenza con quanto appena ora riferito, altra giurisprudenza sostiene che la contravvenzione in commento prevista e punita dall’articolo 674 del codice penale è commessa anche se si è in possesso di autorizzazioni amministrative per l’esercizio di un’attività d’impresa, se da tale esercizio derivino esalazioni odorifere moleste alle persone. L’imprenditore ha comunque l’obbligo di adottare tutte le misure consigliate dall’esperienza e dalla tecnica atte a evitare il disagio, fastidio o disturbo generalizzati ovvero a turbare il modo di vivere quotidiano.

Non escludono la punibilità attestazioni della pubblica autorità tese a escludere la produzione di inquinamento atmosferico.

Questo orientamento, per così dire, appiattisce l’articolo 674 del codice penale sull’articolo 844 del codice civile. Ciò fa nel momento in cui attesta che il bene giuridico tutelato dalla norma non è l’aria e la sua salubrità, quanto le persone che possono ricevere pregiudizio diretto da eventuali emissioni, eccedenti il limite della normale tollerabilità (Cassazione penale, sez. III, 13 ottobre 1999, n. 11688).

In ogni caso l’articolo 674 codice penale rappresenta una ipotesi di reato di pericolo rappresentato dall’idoneità potenziale della cosa versata a molestare o imbrattare le persone in modo percepibile anche se minimo (Cassazione penale, sez. III, 26 gennaio 1998, n. 3531).

Quanto all’accertamento del fatto, la giurisprudenza ha avuto modo di sottolineare la posizione del giudice quale peritus periti: non deve necessariamente disporre una consulenza  tecnica di ufficio, potendo, l’attitudine  delle emissioni di gas, vapori o fumi  a molestare le persone, essere provata con dichiarazioni testimoniali di  coloro  che  siano in grado di riferire caratteristiche ed effetti delle emissioni, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell’espressione di valutazioni meramente soggettive  o in giudizi  di natura tecnica, ma si limitino a riferire quanto oggettivamente percepito dagli stessi dichiaranti  (Cassazione  penale, sez. III, 30 gennaio  1998, n. 6141).


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