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Lo sai che? Tutor: il cartello con l’avviso, distanze e regole

Lo sai che? Pubblicato il 26 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 aprile 2017

In caso di multa e successiva contestazione sulla presenza del cartello con l’avviso, l’amministrazione deve dare la prova anche fotografica.

 

Il punto di partenza è che autovelox e tutor devono essere segnalati preventivamente con un cartello stradale che avvisi gli automobilisti della possibilità di controllo elettronico della velocità. Il punto d’arrivo, però, è che vi sono poche certezze sulla esatta posizione in cui tale cartello deve essere collocato. Con due sentenze, la Cassazione ha detto (con riferimento all’autovelox, ma il discorso può essere esteso anche al tutor) che non esiste una distanza minima prevista dalla legge tra il cartello e la postazione con l’apparecchio: l’avviso deve essere installato solo con «adeguato anticipo» in modo da evitare il rischio di una frenata improvvisa, con conseguente pericolo per il traffico. Quindi si tratta di un limite che varierà a seconda della strada (se ad alto scorrimento o se, invece, più stretta) e in base a quanto appare giusto nella situazione concreta. In altri termini: incertezza assoluta per gli automobilisti.

Quanto invece alla distanza massima, con un’altra sentenza la Cassazione ha detto che questa non deve essere superiore a 4 chilometri (leggi Cartello autovelox: quale distanza?). Il che significa, anche in questo caso, poche garanzie per l’automobilista, atteso il vasto raggio di azione.

Ed ancora, come se tutto ciò non bastasse, la Suprema Corte ha anche precisato che, pur in presenza di intersezioni stradali, con automobilisti che si immettono su una via provenendo da un’altra, non è necessario ripetere il cartello con l’avviso della presenza del tutor o dell’autovelox. Chi quindi sopraggiunge da una strada secondaria è meno tutelato perché non è posto in condizione di conoscere la presenza del controllo elettronico della velocità.

Alla luce di queste considerazioni abbiamo scritto, in un precedente articolo, che di fatto è stato abolito l’obbligo del cartello con l’avviso. Cartello che, comunque, deve sempre esserci, sia per il tutor che per l’autovelox. Ma a questo punto si tratta di una formalità.

Tuttavia, come tutte le formalità, va rispettato. E se l’automobilista fa ricorso sostenendo di non aver visto il cartello con l’avviso del tutor o dell’autovelox, la pubblica amministrazione deve fornire la prova contraria. Prova che – nel caso di tutor, come affermato dalla Cassazione [1] – non può consistere nella semplice affermazione che «è risaputo che in autostrada siano presenti» tali rilevazioni della velocità. Insomma, anche se è notoria l’installazione del tutor, il cartello con l’avviso è obbligatorio e di esso la P.A. ne deve dare prova, ad esempio con fotografie della segnaletica stradale. In mancanza di prove non è sufficiente sostenere che i cartelli sono presenti perché «tutti sanno che sono presenti».

La Cassazione conclude ricordando dunque che su una strada dedicata al traffico non locale e ad alta frequentazione, come ad esempio un’autostrada, non si può dare per scontata la presenza dei cartelli che avvisano gli automobilisti della presenza del tutor. In assenza di prove documentali e sicure la multa è nulla e può essere impugnata davanti al giudice.

note

[1] Cass. ord. n. 5530/2017.

Cassazione Ordinanza 6 marzo 2017, n. 5530

Data udienza 20 gennaio 2017

ORDINANZA

sul ricorso 8126/2013 proposto da:

(OMISSIS), (OMISSIS), rappresentato e difeso da se medesimo ex articolo 86 c.p.c., elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA e GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 845/2012 del TRIBUNALE di LODI, depositata il 19/09/2012;

La Corte, riunita nella camera di consiglio ex articolo 380 bis 1 del 20/1/2017;

udita la relazione del consigliere Antonello Cosentino.

FATTO E DIRITTO

rilevato che:

(OMISSIS) ha proposto ricorso, sulla scorta di tre motivi, per la cassazione della sentenza con cui il tribunale di Lodi, confermando la sentenza del giudice di pace Codogno, ha rigettato l’opposizione da lui proposta avverso il verbale del 28/4/2009 con cui la polizia stradale di Milano gli aveva contestato, sulla scorta di una accertamento effettuato mediante tutor, la violazione dell’articolo 142 C.d.S., comma 8, per eccesso di velocita’ sull’autostrada (OMISSIS) nel territorio del Comune di (OMISSIS);

il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso;

considerato che:

preliminarmente va giudicato ultroneo il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 113/2015 contenuto nella memoria depositata dal ricorrente in prossimita’ dell’adunanza della camera di consiglio; nel ricorso, infatti, non e’ stato specificamente impugnato il capo della sentenza del tribunale – sul quale si e’ conseguentemente formato il giudicato – che ha dichiarato l’eccezione dell’opponente relativa alla mancata verifica periodica della taratura del dispositivo di misurazione della velocita’ inammissibile (perche’ tardivamente proposta) e, comunque, infondata (alla stregua del l’esame dei documenti prodotti dall’Amministrazione);

i primi due motivi di ricorso censurano la sentenza gravata – il primo sotto il profilo della violazione dell’articolo 142 C.d.S., comma 6 bis, articolo 2697 c.c., e articolo 115 c.p.c., e il secondo nuovamente sotto il profilo della violazione dell’articolo 115 c.p.c., oltre che sotto il profilo dell’insufficienza motivazionale – per aver disatteso l’eccezione dell’opponente relativa alla mancata dimostrazione dell’esistenza di una segnaletica che avvisasse gli utenti della strada della rilevazione a distanza della velocita’ dei veicoli; i motivi, da esaminare congiuntamente, vanno giudicati fondati in relazione alla dedotta censura di violazione di legge; l’affermazione della sentenza gravata secondo cui il giudice di pace avrebbe argomentato correttamente l’esistenza di cartelli sulla carreggiata ricorrendo al fatto notorio, giacche’ “tutti gli utenti della strada lombardi, infatti, sanno che sulla principale arteria autostradale italiana (la (OMISSIS)) in uno dei tratti di maggiore rilevanza intensita’ del traffico ((OMISSIS)) esistono cartelli verticali che segnalano la rivelazione della velocita’ tramite SafetuTutor, sicche’ l’autorita’ non doveva dare la specifica prova dell’esistenza di cartelli che tutti sanno presenti” (pag. 3 della sentenza), contrasta con il disposto dell’articolo 115 c.p.c., comma 2, che consente al giudice di porre a fondamento delle decisioni, senza bisogno di prova, le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza; il tribunale ha infatti adottato una inesatta nozione di notorio, giacche’ l’articolo 115 c.p.c., comma 2, fa riferimento ad eventi di carattere generale ed obiettivo, che proprio perche’ tali (come, ad esempio, la svalutazione monetaria, oppure un evento bellico) non hanno bisogno di essere provati nella loro specificita’, e non prevede che, ai fini probatori previsti da detta norma, si possa generalizzare una situazione particolare (cfr. Cass. 2379/06); anche se la considerazione della notorieta’ puo’ essere limitata ad una cerchia sociale o territoriale ristretta (tra le tante, Cass. 16165/01), per tale deve intendersi un insieme di persone aventi tra loro una comunanza di interessi, cosi da far assurgere all’alveo del notorio anche nozioni sicuramente esorbitanti da quella cultura media che rappresenta il naturale parametro della nozione in oggetto (Cass. 5809/01), e tale comunita’ ristretta non puo’ ravvisarsi con carattere territoriale (come ritenuto nel riferimento del tribunale agli “utenti della strada lombardi”) per far assurgere al notorio specifiche caratteristiche di una sede stradale che, come un’autostrada, e’ per definizione destinata ad un traffico non locale;

l’accoglimento dei primi due mezzi di ricorso implica l’assorbimento del terzo, dovendo il giudice di rinvio procedere ad una nuova regolazione delle spese giudiziali in relazione all’esito finale della controversia.

P.Q.M.

accoglie i primi due motivi di ricorso, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza, rinvia al tribunale di Lodi, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’.


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1 Commento

  1. ok se entro in una strada laterale e non trovo il cartello perchè non necessario in quanto non obbligatorio, non significa che la multa sia valida, viene leso un mio diritto non avvisandomi, possono non metterlo ma in quel caso se dimostro che sono entrato da una via laterale priva di segnalazione viene meno l’obbligo da parte di chi ha messo l’autovelox di fare il loro lavoro, cioè prevenire, la multa è necessariamente nulla, altrimenti è una palese discriminazione, non ci sono legalmente automobilisti privilegiati rispetto ad altri.

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