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Come ripulire la fedina penale

11 Maggio 2017 | Autore:
Come ripulire la fedina penale

Ripulire la fedina penale è possibile: ma comportarsi bene non basta. L’ordinamento concede una seconda possibilità con la riabilitazione, a patto che…

Quando si parla di fedina penale, in realtà, si fa riferimento al certificato penale estraibile dal Casellario Giudiziale, cioè dall’archivio tenuto a cura del ministero della Giustizia in cui è contenuto l’insieme dei dati relativi a provvedimenti giudiziari e amministrativi riferiti a soggetti determinati. Nel dettaglio, nel certificato penale sono riportati i provvedimenti penali di condanna definitivi, cioè passati in giudicato: quelli, quindi, che non possono più essere impugnati e non i procedimenti penali il corso.

La fedina penale è un documento molto importante, soprattutto per alcuni soggetti che hanno particolare interesse a consultarlo: pensiamo alle Forze dell’Ordine, alla Magistratura, alla Pubblica Amministrazione ma anche ai datori di lavoro. Perché? Ad esempio, la Pubblica Amministrazione può venire a conoscenza di eventuali ragioni di incompatibilità del soggetto con cariche elettive o con la partecipazione a concorsi pubblici. Il datore di lavoro ha tutto l’interesse a sapere se una persona che sta valutando se assumere o meno ha qualche “macchia” nel suo passato. Per approfondire l’argomento si legga Fedina penale sporca: cosa comporta?

Si comprende che chi ce l’ha sporca tiene particolarmente a ripulirla. Ciò è possibile con la riabilitazione. Vediamo a quali condizioni e con quali limiti.

Fedina penale: cosa contiene?

Abbiamo detto che nella fedina penale sono riportati i provvedimenti di condanna definitivi ma non tutti. Ad esempio, per alcuni reati minori o se si è seguito un rito diverso da quello ordinario (pensiamo al patteggiamento), il giudice può concedere il beneficio della non menzione nel casellario giudiziale [1]. Attenzione: quando ciò avviene non vuol dire che la fedina penale del soggetto resta immacolata; semplicemente si fa in modo che alcuni soggetti, come il datore di lavoro, non possano prendere visione del contenuto, mentre altri – Forze dell’ordine, Magistratura e Pubblica Amministrazione – possono avere accesso alla fedina penale visionando tutte le condanne, anche quelle per reati lievi.

Fedina penale: come ripulirla?

Ripulire la fedina penale significa, quindi, cancellare l’iscrizione di una condanna definitiva. Cosa che non sempre può avvenire o, meglio, cosa che può essere fatta solo per reati molto lievi e a determinate condizioni. Facciamo qualche esempio.

Si pensi alle condanne penali del giudice di pace: queste possono essere cancellate solo dopo dieci anni dalla condanna definitiva.

Altro rimedio per far tornare la fedina penale immacolata è la riabilitazione che si ha quando si fa dichiarare l’estinzione del reato e degli effetti penali [2], cancellando, sostanzialmente, quanto scritto sulla fedina penale. Accanto all’iscrizione della condanna verrà annotato che il reato si è estinto [3]. Facile intuire che, anche in questo caso, Forze dell’Ordine, Magistratura e Pubblica Amministrazione potranno comunque consultare la fedina penale completa visionando tutte le iscrizioni anche se riguardanti un reato estinto. È un  concetto importante da capire bene: a seguito di tale procedure l’iscrizione non verrà cancellata, ma semplicemente accanto verrà aggiunta una importantissima dicitura che reciterà “reato estinto”. Tecnicamente tale dicitura fa sì che pur se presente visivamente nel casellario, il precedente non avrà più alcun effetto, ripristinando le facoltà giuridiche perse con la condanna.

Fedina penale: come funziona la riabilitazione?

La riabilitazione può essere concessa solo se siano trascorsi tre anni (aumentati ad otto nel caso di recidiva e a dieci nel caso di dichiarazione di delinquenza abituale, professionale o per tendenza) dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è comunque estinta e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta. Se le pene non vengono eseguite – si pensi all’indulto o alla sospensione condizionale della pena – è necessario attendere il passaggio in giudicato della sentenza per poter chiedere la riabilitazione.

La riabilitazione può essere chiesta anche in altri casi:

  • se si è provveduto a pagare le spese di giustizia, cioè le spese relative al processo penale e necessarie per il mantenimento del soggetto in carcere (a meno che la pena non sia inferiore a due anni);
  • se si è risarcito il danno causato commettendo il reato, indipendentemente dal fatto che il danneggiato dal reato si sia costituito parte civile o che abbia chiesto un risarcimento danni in un processo civile o che abbia rifiutato l’offerta fatta. In pratica, l’importante è che chi ha commesso il reato dimostri di aver fatto tutto il possibile per risarcire il danno, che poi il risarcimento vi sia stato o meno non conta;
  • in caso di buona condotta: se, cioè, il soggetto, non commette altri reati e dimostra, anzi, di essersi completamente reinserito nella società a livello di relazioni sia familiari che sociali. Ad esempio, si dovrà dare prova di essersi dedicato alla famiglia, allo studio, al lavoro o in attività socialmente utili.

Ma cosa deve fare effettivamente chi intende chiedere la riabilitazione? Il soggetto:

  • deve attivarsi per trovare il danneggiato dal reato ed i suoi eredi;
  • deve fare loro un’offerta di risarcimento con una somma adeguata di cui possa disporre concretamente;
  • se non sia riuscito a individuare il danneggiato dal reato o i suoi eredi può scegliere di destinare l’importo ad associazioni senza fini di lucro che si occupano di assistere vittime in reati analoghi;
  • nel caso in cui versi in condizioni economiche disagiate, può essere comunque riabilitato se dimostra di aver compiuto comunque uno “sforzo” in proporzione alla sua disponibilità finanziaria: ad esempio, facendo un’offerta di risarcimento parziale.

Fedina penale: come fare per ottenere la riabilitazione?

Per ottenere la riabilitazione, bisogna presentare un’istanza al tribunale di sorveglianza del distretto in cui chi ha interesse è residente. Non è necessaria, a tal fine, l’assistenza di un avvocato, ma è certamente consigliabile, visto che all’udienza che verrà fissata è comunque obbligatoria la presenza di un legale.

Se l’istanza viene rigettata si può ricorrere in Cassazione. Può essere rigettata, ad esempio, perché viene appurato che manca nel soggetto la buona condotta: in questo caso,  egli non potrà riproporre l’istanza per due anni dalla definizione del precedente procedimento di riabilitazione [4].

Fedina penale: la riabilitazione dura per sempre?

Il soggetto riabilitato farà bene a non cullarsi, nel senso che l’ordinamento concede sì una “seconda possibilità” ma la riabilitazione può essere revocata [5] se entro sette anni da quando gli è stata concessa lo stesso soggetto commette un delitto non colposo punito con il carcere per un tempo superiore ai due anni.


Ripulire la fedina penale a seconda del tipo di reato può avere un significato diverso.

Se il reato è lieve e si sono realizzate determinate condizioni (ad esempio, sono decorsi 10 anni dalla condanna emessa dal giudice di pace) è possibile chiedere la cancellazione dell’iscrizione. E per cancellazione si intendo l’effettiva eliminazione dell’iscrizione.

Per tutti gli altri reati, non è possibile arrivare alla eliminazione della iscrizione ma è possibile neutralizzare gli effetti negativi del precedente penale.

A seconda del tipo di condanna inflitta (patteggiamento, decreto penale di condanna o sentenza ordinaria) vi saranno procedure e condizioni che potranno determinare l’estinzione del reato e degli effetti penali. Questo non vuol dire che l’iscrizione sparirà dal casellario, ma semplicemente che verrà aggiunta una fondamentale postilla che dirà “reato estinto”.


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4 Commenti

  1. se sono trascorsi 10 anni da un reato minore (taccheggio in un supermercato) si può partecipare ad un concorso pubblico dove viene richiesto:

     Di godere di diritti civili e politici
     Di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale dai sensi della normativa vigente;
     Di non essere sottoposto a procedimenti penali;

    1. Antonio, leggi i nostri articoli:
      -Furto di cose esposte alla pubblica fede: quando c’è aggravante https://www.laleggepertutti.it/279578_furto-di-cose-esposte-alla-pubblica-fede-quando-ce-aggravante
      -Furto aggravato in un supermercato: processo e patteggiamento https://www.laleggepertutti.it/245177_furto-aggravato-in-un-supermercato-processo-e-patteggiamento
      -Rubare al supermercato: cosa rischio? https://www.laleggepertutti.it/191815_rubare-al-supermercato-cosa-rischio
      -Denuncia per furto al supermercato, che rischio? https://www.laleggepertutti.it/153827_denuncia-per-furto-al-supermercato-che-rischio
      -Particolare tenuità del fatto: guida su procedura e reati https://www.laleggepertutti.it/151717_particolare-tenuita-del-fatto-guida-su-procedura-e-reati

  2. Se una persona ha scontato la pena in carcere e dopo 5 anni viene processato per un nuovo reato, risulta essere recidivo se non ha ancora fatto la riabilitazione dal precedente reato estinto in carcere?

    1. In pratica, per la legge è recidivo chi, dopo essere già stato condannato per un reato doloso, ne commette ancora un altro. Quando accade ciò, il recidivo può subire un aumento della pena: ciò significa che la recidiva è una circostanza aggravante a tutti gli effetti. Spiegato il significato della recidiva, vediamo schematicamente quali sono le sue caratteristiche principali:
      la recidiva riguarda solamente delitti dolosi, cioè crimini commessi intenzionalmente. Non sarà imputabile la recidiva a chi, dopo essere stato condannato per lesioni colpose, commetta un reato doloso;
      la recidiva presuppone che per il primo reato sia intervenuta una sentenza di condanna definitiva. Dunque, a colui che ha commesso due rapine ma non è stata ancora accertata in via definitiva la responsabilità penale per la prima, non potrà essere contestata la recidiva;
      la recidiva, come detto, è una circostanza aggravante, esattamente come lo sono la particolare crudeltà, il grave danno cagionato, ecc. Ciò significa che anche la recidiva può essere controbilanciata da un’attenuante;
      la recidiva, come diremo meglio nell’ultimo paragrafo, è facoltativa, nel senso che è il magistrato che decide se contestarla o meno.
      La recidiva aggravata
      Chiarito che la recidiva è una circostanza aggravante che comporta un aumento della pena nei casi in cui una persona già condannata per un fatto doloso ne commetta un altro, vediamo ora quali sono le ipotesi di recidiva aggravata. Si definisce aggravata la recidiva che comporta un aumento della pena superiore a quello stabilito per la recidiva semplice (che è quella che abbiamo analizzato sinora), che è pari a un terzo.
      Secondo la legge, la recidiva è aggravata e si applica l’aumento di pena fino alla metà quando:
      il nuovo delitto doloso è della stessa indole (è la cosiddetta recidiva specifica);
      il nuovo delitto doloso è stato commesso nei cinque anni dalla condanna precedente (recidiva infraquinquennale);
      il nuovo delitto doloso è stato commesso durante o dopo l’esecuzione della pena, ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena (cosiddetta recidiva vera).
      Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo sulla Recidiva: cos’è? https://www.laleggepertutti.it/335910_recidiva-cose

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