Donna e famiglia Separazione e divorzio: il mantenimento alla casalinga

Donna e famiglia Pubblicato il 26 aprile 2017

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Il mantenimento è quantificato sulla base della durata del matrimonio e delle potenzialità lavorative dell’ex coniuge.

Assegno di mantenimento: croce e delizia delle coppie separate e divorziate. La partita si gioca su una serie di variabili: la diversità di reddito tra i due ex, la durata del matrimonio, la concreta potenzialità del coniuge più debole di trovare un lavoro che gli consenta di non vivere alle spalle dell’altro, ecc. Ed eccoci alla casalinga, caso tutt’altro che raro ancor oggi: una donna che, con il consenso del marito, ha preferito restare a casa e badare al ménage domestico, consentendo così all’uomo di concentrarsi sulla carriera. Il punto è: il mantenimento alla casalinga è sempre dovuto o ci sono dei casi in cui anche la donna che è sempre restata a casa non ha diritto a ricevere l’assegno?

Come sempre in materia di famiglia, non è possibile definire una regola generale: tutto dipende dall’età della donna e dalla sua concreta capacità di trovare un’occupazione. In altri termini, tanto più è durato il matrimonio e, quindi, la moglie ha perso il contatto con il mondo del lavoro, tanto più le spetterà il mantenimento. Questo argomento è stato ribadito di recente dal Tribunale di Roma [1].

Qualche giorno fa la Cassazione aveva detto che, raggiunti i 50 anni, la casalinga ha sempre diritto al mantenimento: si tratta di un’età che, stando all’attuale mercato del lavoro, non consente più di trovare un’occupazione (leggi Mantenimento alla ex moglie, fino a quale età non spetta?).

Su questa stessa linea si inserisce la sentenza in commento. Secondo i giudici romani, alla ex casalinga è dovuto il mantenimento quando, in forza della sua età o dell’assenza di concrete capacità lavorative (titolo di studi, formazione, pregresse esperienze nel mondo del lavoro) è inverosimile che trovi un’occupazione. Chi potrebbe negare le difficoltà cui andrebbe incontro una donna in età avanzata e che si è sempre dedicata alle faccende domestiche, qualora volesse trovare un impiego. Impossibile, quindi, negarle l’assegno di mantenimento.

Nel determinare, dunque, il diritto della casalinga all’assegno di mantenimento entrano in gioco una serie di parametri:

  • la durata del matrimonio;
  • e conseguentemente anche l’età della donna;
  • quindi, anche il tempo in cui la moglie si è dedicata alle sole mansioni domestiche;
  • la lontananza della donna, durante tutto questo tempo, dal mondo del lavoro e quindi la perdita di professionalità e di contatti.

In sintesi, la moglie casalinga ha diritto a ricevere l’assegno divorzile quando, essendosi dedicata per tutta la vita solo alle mansioni domestiche, ha maggiore difficoltà a trovare un lavoro.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 5743/17.

Autore immagine: Pixabay.com


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