Ape volontaria, come sarà calcolata


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 aprile 2017



Ape di mercato: penalizzazioni sulla pensione dal 4 al 4,5% annuo, cambia la base di calcolo, clausola di garanzia in caso di aumento della speranza di vita.

 

La base di calcolo dell’Ape volontaria non sarà più la futura pensione, ma la prestazione maturata al momento della domanda: questo varrà anche per i coefficienti di trasformazione della quota contributiva della pensione, che saranno quelli vigenti al momento della richiesta dell’Ape e non alla data di maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia. Sono queste le principali novità che emergono dal decreto attuativo sull’Ape volontaria, che sarà presto operativo.

L’anticipo pensionistico volontario, in effetti, sarebbe dovuto partire il 1° maggio ma slitterà almeno alla metà del mese a causa della predisposizione della piattaforma informatica Inps e del coinvolgimento di banche e assicurazioni, per le quali è in corso di elaborazione un’apposita convenzione.

Diverse le novità annunciate di recente, emerse dal decreto sull’Ape: la misura massima dell’assegno che è possibile richiedere, pari al 90% della pensione calcolata al momento della domanda; la misura della pensione, che deve essere almeno pari a 1,4 volte il trattamento minimo (702,65 euro) al netto del rimborso Ape; il limite legato al peso delle rate dell’anticipo pensionistico, che,  assieme ad eventuali altri debiti, non deve superare il 30% della pensione. In caso contrario, l’ape stessa non può essere concessa.

Ma procediamo per ordine e vediamo il funzionamento dell’Ape volontaria e quali sono le ultime novità emerse dal decreto.

Ape volontaria: come funziona

L’ape, o anticipo pensionistico, consiste in un prestito (con natura di credito al consumo) erogato ogni mese da una banca, esente da tassazione, che l’interessato può scegliere di percepire per un determinato periodo, precedente alla maturazione dei requisiti previsti per la pensione di vecchiaia: il periodo non può essere superiore a 3 anni e 7 mesi.

Dato che questo trattamento è erogato per scelta si parla di ape volontaria, o ape di mercato, per distinguerla dall’ape sociale, che è invece una prestazione erogata dallo Stato, che non va restituita.

Possono accedere all’Ape volontaria i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende il fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi), nonché alle forme sostitutive ed esclusive dell’Ago e alla Gestione separata Inps, a condizione che:

  • abbiano compiuto il 63 anni di età;
  • siano in possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • maturino il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi (43 mesi); è comunque prevista una clausola di garanzia nel caso in cui aumentino i requisiti per la pensione, legati all’aumento della speranza di vita;
  • non siano già titolari di una pensione diretta;
  • la pensione attesa sia di importo non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, al netto della rata di ammortamento dell’Ape: considerato che nel 2017 la rata mensile della pensione minima ammonta a 501,89 euro, l’importo non deve essere inferiore a 702,65 euro;
  • inoltre, in base al testo del decreto attuativo in uscita, le rate per la restituzione dell’ape volontaria, assieme ad eventuali altre trattenute come la cessione del quinto, non possono superare il 30% della pensione.

Ape volontaria: come si calcola

Grazie allo schema del decreto attuativo sull’Ape volontaria è possibile capire se richiedere l’anticipo pensionistico conviene o no.

Innanzitutto, l’Ape volontaria sarà calcolata con riferimento all’importo di pensione maturato alla data di presentazione della domanda di certificazione del diritto e non, come si pensava, sull’importo della futura pensione, alla maturazione dei requisiti utili alla pensione di vecchiaia.

L’importo dell’Ape volontaria sarà determinato al netto dell’Irpef dovuta solo per il reddito da pensione, compresa l’addizionale regionale ma esclusa quella comunale, applicando le detrazioni fiscali spettanti e vigenti alla data della certificazione del diritto da parte dell’Inps.

Come anticipato, per quanto riguarda la quota di assegno calcolata col sistema contributivo (dal 1996 per coloro che avevano meno di 18 anni di contributi alla fine del 1995, o dal 2012 per coloro che avevano almeno 18 anni di contributi entro il 1995), questa sarà basata sui coefficienti di trasformazione vigenti al momento della domanda. Non è infatti possibile, a causa degli adeguamenti legati alla speranza di vita e della conseguente rideterminazione dei coefficienti, stabilire quali saranno quelli vigenti dal 1° gennaio 2019, quando è fissato il nuovo adeguamento.

L’Ape non potrà eccedere il 90% della pensione calcolata al momento della domanda di anticipo.

In particolare, l’ammontare dell’assegno non può superare:

  • il 90% della pensione, se l’anticipo pensionistico è richiesto per meno di 12 mesi;
  • l’85% della pensione, se l’anticipo pensionistico è tra i 12 e i 24 mesi;
  • l’80% della pensione, se l’anticipo pensionistico è tra i 24 e i 36 mesi;
  • il 75% della pensione, se l’anticipo pensionistico è richiesto per oltre 36 mesi.

In questo modo, limitando l’ammontare dell’assegno al crescere della durata del prestito, si mira e contenere le penalizzazioni sulla pensione dovute alla restituzione del finanziamento.

 

Ape volontaria: i costi

Ecco quali saranno i principali costi legati al prestito-Ape:

  • una commissione di accesso al fondo di garanzia, pari all’1,60% dell’importo del finanziamento;
  • Tan (tasso annuo nominale) del 2,8%;
  • Taeg del 3,25%;
  • costo dell’assicurazione contro i rischi di premorienza pari al 32%.

La restituzione dell’Ape, nei 20 anni successivi al pensionamento, potrà tuttavia beneficiare della detrazione del 50% per quanto riguarda i costi di interessi e assicurazione.

Secondo le proiezioni effettuate dagli esperti, a seconda dei mesi di anticipo richiesti e dell’ammontare dell’Ape, la penalizzazione, per ogni anno di prepensionamento, si attesterà tra il 4% e il 4,5%.

Ape volontaria: invio delle domande

Le domande di Ape potranno essere presentate a partire da metà maggio 2017°(ancora non è nota la data precisa), in caso di ulteriori slittamenti, anche in una data successiva; comunque, non si dovrebbe andare oltre il mese di maggio.

Nel dettaglio, si dovrà dapprima presentare all’Inps la domanda per ottenere la certificazione del diritto all’anticipo finanziario.

Una volta certificato il diritto, l’Inps specificherà anche la misura dell’importo minimo e massimo dell’Ape, calcolato sulla base delle disposizioni dettate dal decreto in corso di emanazione

A questo punto, le persone interessate  dovranno presentare all’Inps:

  • la domanda di Ape;
  • una contestuale domanda di pensione di vecchiaia, da liquidarsi al momento di perfezionamento dei requisiti.

Nella domanda andranno indicati la banca e  l’assicurazione che si assumerà il rischio premorienza: finanziatore e assicurazione dovranno essere scelti tra quelli che aderiranno alle apposite convenzioni che saranno stipulate a breve.

In questi accordi saranno inoltre definiti il tasso di interesse (in base al decreto pari al 2,5% annuo) e la misura del premio assicurativo per premorienza.

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4 Commenti

  1. vorrei solo sapere perche’ chi e andato in pensione con l’ape social. avendo versato solo 30 anni di contributi percepira’ una pensione maggiore, perche e’ lo stato che si fara’ carico delle spese, di chi pur avendo versato 40 di contributi e solo perche’ supera un importo lordo di 1500 euro e’ costretto a stipulare un prestito pensionistico e un’assicurazione a proprio carico che penalizza la propria pensione.Risolvetemi per favore questo quesito ed inviatelo a quel imbecille di tecnico che si occupa di queste cose grazie

  2. Ma lo stato i conti li fa sempre a suo favore,non ci rimette mai niente.Per chi avrà una pensione,lorda di 512euro che fa si suicida ,anche perché , (detto da chi fa questi calcoli) il coniuge in questo caso non può fare richiesta dell’assegno,sociale perché si supera il reddito annuale,e secondo lo stato italiano ,si può vivere ,con quella cifra ,se pago fitto di 420 euro vado a casa loro a vivere.Tu stato aiutaci l’assegno sociale ridotto per chi supera di qualche centinaia di euro il reddito.

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