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Lo sai che? L’avvocato è responsabile se si rivolge a un giudice incompetente?

Lo sai che? Pubblicato il 2 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 luglio 2017

Il cliente può chiedere il risarcimento del danno all’avvocato che si è rivolto a un giudice incompetente?

In materia di responsabilità professionale del professionista, ed in particolare dell’avvocato, una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], che conferma peraltro un orientamento consolidato nel tempo, ribadisce che nel caso in cui la prestazione professionale da eseguire in concreto comporti la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, la responsabilità del professionista è attenuata [2] e sussisterà solo nei casi di dolo (cioè di errore intenzionale) o colpa grave, mentre non sussisterà nei casi di colpa lieve.

Nel caso specifico del lettore, quando (nel 1993) il legale, rigettato con ordinanza dal pretore il ricorso proposto, avanzò autonoma e distinta citazione dinanzi al tribunale, non fece altro che praticare una delle “strade” che in quel momento, nell’incertezza degli orientamenti esistenti [3], erano usualmente praticate. Ciò che si vuol dire è che nel 1993 vi era molta incertezza su quale fosse il modo corretto di proseguire il cosiddetto giudizio con la fase di merito una volta conclusasi la fase sommaria (con il provvedimento di competenza di allora del pretore).

E che questa incertezza vi fosse, lo testimonia il fatto che nel 1998 le Sezioni Unite della Cassazione [4] dovettero intervenire per risolverla in modo definitivo, con, poi, necessità di ulteriore intervento nel 1999 [5]. Si valuti il fatto che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono chiamate a pronunciarsi proprio quando esiste un contrasto di orientamenti fra le singole sezioni della Corte.

In sostanza, l’orientamento che ha condotto oggi, nel 2016, la Corte di Cassazione ad emettere la sentenza che riguarda il lettore, si è formato a partire dal 1998, cioè diversi anni dopo la proposizione della citazione dinanzi al tribunale da parte del suo legale dell’epoca (citazione con cui si dava inizio al giudizio di merito possessorio). Nel momento in cui il suo legale decideva, quindi, di iniziare con citazione dinanzi al tribunale la fase di merito del giudizio possessorio, quella possibilità (cioè di iniziare il merito possessorio attraverso un autonomo giudizio introdotto con citazione) era una delle possibili modalità concretamente praticate allora vigente.

D’altra parte, che la questione dinanzi alla quale il legale ebbe a trovarsi fosse assai complessa, lo testimonia:

  • sia il fatto che né il tribunale né la corte di appello evidenziarono nelle loro pronunce l’esistenza del giudicato interno, evidenziata invece nel 2016 dalla Corte di Cassazione;
  • sia il fatto che la stessa Corte di Cassazione dia atto della particolare complessità delle questioni trattate.

Conclusivamente: in un ipotetico giudizio di responsabilità professionale cui il legale fosse chiamato, difficilmente, tenuto conto della complessità delle questioni giuridiche affrontate e della elevata incertezza giurisprudenziale esistente nel 1993 e 1994 sulle modalità di attivazione della fase di merito del giudizio possessorio, si potrebbe pervenire a ritenere responsabile l’avvocato per dolo o colpa grave.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Cass. sent. n. 2954 del 16.02.2016.

[2] Art. 2236 cod. civ.

[3] A seguito della modifica dell’art. 703 cod. proc. civ. intervenuta con l’approvazione della l. n. 353 del 26.11.1990.

[4] Cass., S.U., sent. n. 1984 del 24.02.1998.

[5] Cass. sent. n. 480 del 20.07.1999.


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