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Violazione delle distanze se c’è il permesso di costruire

29 aprile 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 29 aprile 2017



Rapporti tra regole del codice civile sulle distanze minime e l’autorizzazione amministrativa: cosa fare?

Il permesso di costruire (vecchia concessione edilizia) è sempre rilasciato al richiedente “fatti salvi i diritti dei terzi”. Tra questi diritti si colloca naturalmente il diritto al rispetto delle distanze tra costruzioni. Questo può portare a una interferenza tra  la  giurisdizione amministrativa e la giurisdizione  civilistica.  La  prima  limita  la  sua  cognizione  alla legittimazione dell’atto amministrativo; la seconda giudica dell’osservanza dei limiti  di  legge, a prescindere  dall’atto  amministrativo  eventualmente adottato.

Ai fini della decisione delle controversie tra privati derivanti dalla esecuzione di opere  edilizie, sono irrilevanti tanto l’esistenza del permesso di costruire, sia il fatto di avere costruito in conformità al titolo: tali circostanze non sono in grado di escludere la violazione del codice civile e degli strumenti urbanistici locali; simmetricamente, ai fini civilistici, non rileva la mancanza del permesso di costruire, quando la costruzione risponda oggettivamente a tutte le disposizioni normative (Cassazione civile, sez. II, 11 maggio 2000, n.  6038).

Nell’ipotesi di controversie relative al rispetto delle distanze legali tra costruzioni, la giurisdizione del giudice ordinario postula che la lite si svolga tra privati. Il giudice ordinario può accertare incidentalmente l’eventuale illegittimità della concessione edilizia al fine di disapplicarla (e non certo di annullarla) (Cassazione civile, sez. II, 27 novembre 2002, n. 16726). Mentre la giurisdizione del giudice amministrativo concerne controversia tra  il privato e la pubblica amministrazione, per avere il primo impugnato    il permesso di costruire al fine di ottenerne l’annullamento (Cassazione civile, sez. un., 1 luglio 2002, n. 9555).

Per converso l’eventuale violazione di provvedimenti amministrativi non ha alcun rilievo nel rapporto civilistico in riferimento a domande di abbattimento o arretramento di costruzioni. Le domande civilistiche possono essere accolte solo in caso di violazione del codice civile o integrative di questo in tema di distanze  legali.

La rilevanza giuridica del titolo abilitativo si esaurisce nell’ambito del rapporto pubblicistico tra pubblica amministrazione e privato, senza estendersi ai rapporti tra privati, regolati dalle disposizioni dettate dal codice civile e dalle leggi speciali in materia edilizia, nonché dalle norme dei regolamenti edilizi e dei piani regolatori generali locali.

La tutela privatistica delle distanze non viene meno a fronte di un piano regolatore che preveda la demolizione degli edifici pregiudicati quanto a rispetto del distacco. Fino  a che l’immobile non sia espropriato il proprietario può agire per l’abbattimento di costruzioni eseguite dal vicino, in violazione delle norme sulle distanze legali (Cassazione civile, sez. II, 7 agosto 2002, n. 11902).

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