Professionisti Le vedute

Professionisti Pubblicato il 29 aprile 2017

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L’articolo 907 del codice civile sulle vedute: quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri, misurata a norma dell’articolo 905.

Complementare alla materia delle distanze tra costruzioni è la disposizione di cui all’articolo  907  del  codice civile.

È stato osservato che la disciplina di cui all’articolo 907 ha natura giuridica, presupposti di fatto e contenuto precettivo diversi da quelli relativi alla disciplina di cui all’articolo 873 codice civile, che regolamenta la distanza tra le costruzioni al diverso fine di evitare la formazione di intercapedini dannose. La conseguenza di tale differenza è che al proprietario che agisca in giudizio contro il vicino per violazione delle norme sulle distanze tra le costruzioni, non può essere accordata  la diversa tutela di diritti di veduta e non può, pertanto, disporsi l’arretramento di una sopra- elevazione per il mancato rispetto della distanza da tale veduta, invece che per il mancato rispetto della distanza tra costruzioni (Cassazione civile, sez. II, 4 aprile 2000, n. 4087).

Art. 907

Distanza delle costruzioni dalle  vedute

[I]. Quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri, misurata a norma dell’articolo 905.

[II]. Se la veduta diretta forma anche veduta obliqua, la distanza di tre metri deve pure osservarsi dai lati della finestra da cui la veduta obliqua si esercita.

[III]. Se si vuole appoggiare la nuova costruzione al muro in cui sono le dette vedute dirette od oblique, essa deve arrestarsi almeno a tre metri sotto la loro soglia.

La distanza di tre metri dalle vedute prescritta dall’articolo 907 codice  civile  per  le nuove costruzioni ha carattere  assoluto, essendo  stata  predeterminata  dal  legislatore in via generale ed astratta, senza che al giudice sia consentito alcun margine di discrezionalità sia nella valutazione dell’esistenza della violazione della distanza, sia nella valutazione relativa alla dannosità e pericolosità della posizione della nuova costruzione rispetto alla veduta del vicino (Cassazione civile, sez. II, 1 dicembre 2000, n. 15381).  La norma in esame è applicabile anche nei rapporti tra condomini di un edificio (Cassazione civile, sez. II, 2 ottobre 2000, n.  13012).

Il comma secondo dell’articolo 907 in esame presuppone, per la sua applicazione, l’esistenza di una veduta diretta, ovvero di una veduta diretta che formi anche una veduta obliqua, non anche solo obliqua e, tantomeno, soltanto laterale (Cassazione civile, sez. II, 26 agosto 2002, n. 12479).

Tra  le normali facoltà attribuite al titolare della veduta diretta e obliqua, esercitata da  un balcone, è compresa quella di “inspicere” e “prospicere” in avanti e a piombo, ma non di sogguardare verso l’interno della sottostante proprietà coperta dalla soglia del balcone, non potendo trovare tutela la pretesa di esercitare la veduta con modalità abnormi e puramente intrusive, ossia sporgendosi oltre misura dalla ringhiera o dal parapetto. Il proprietario o condomino il quale realizzi un manufatto in appoggio o in aderenza al muro in cui si apre una veduta diretta o obliqua esercitata da un sovrastante balcone, e lo elevi sino alla soglia del balcone stesso, dunque, non è soggetto, rispetto a questo, alle distanze prescritte dall’articolo 907, comma 3, nel caso in cui il manufatto sia contenuto nello spazio volumetrico delimitato dalla proiezione verticale verso    il basso della soglia predetta, in modo da non limitare la veduta in avanti e a piombo  del proprietario del piano di sopra (Cassazione civile, sez. II, 2 ottobre 2000, n. 13012).  In ipotesi di nuova costruzione, l’obbligo della distanza in verticale di  3  metri  dalla soglia delle vedute esistenti nel fabbricato del vicino va osservato senza alcuna distinzione tra costruzioni in appoggio e costruzioni in aderenza (Cassazione civile, sez. II, 18 aprile 2000, n. 4976; Cassazione civile, sez. II, 18 febbraio 2000, n.  1832).

L’obbligo di rispettare le distanze per l’apertura di vedute sul fondo vicino non viene meno se la presenza di muri divisori o altre barriere impediscono in concreto l’affaccio sul medesimo  (Cassazione  civile, sez. II, 30 marzo  2001, n. 4712).

Il divieto di costruire a distanza inferiore a tre metri dalle vedute del vicino sussiste, se la costruzione appoggia sul muro su cui si apre la veduta, ancorché eretta su suolo pubblico, perché per l’esclusione del suddetto obbligo è necessario che la costruzione e la veduta siano separati da una pubblica via, non nel medesimo lato di essa (Cassazione civile, sez. II, 22 dicembre 2000, n.  16117).


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