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Cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza

26 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 novembre 2018



Chi dichiara il falso è punito con la reclusione, purché sia consapevole di mentire. Non sono punibili, invece i parenti dell’imputato. E chi istiga al falso?

Sei stato chiamato a testimoniare in Tribunale: entri nell’aula ed il magistrato di invita a leggere ad alta voce una dichiarazione prestampata con la quale prendi un impegno ben preciso: dire la verità, ma anche tutto quello che ricordi sui fatti che ti verranno chiesti, consapevole che, qualora non lo facessi, rischieresti di essere perseguito dalla legge.

Se all’atto di rendere le dichiarazioni sulle domande che ti vengono rivolte non dici il vero o ometti qualcosa che sai, commetti il reato di falsa testimonianza. Ma cosa può comportare una denuncia per farla testimonianza?

Andiamo quindi ad analizzare quando si commette tale fattispecie di reato e quali sono le conseguenze.

Cos’è la falsa testimonianza

Il codice penale punisce «chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato». Secondo quanto previsto da legislatore, una condanna per falsa testimonianza può comportare una pena alla reclusione da due a sei anni. [1]

Il reato di falsa testimonianza fa parte dei delitti contro l’amministrazione della giustizia: in sostanza, il reo viene punito in quanto la falsità delle sue dichiarazioni intralcia la giustizia inducendola in errore. L’attività giudiziaria, quindi, rappresenta il bene giuridico leso dalla condotta di colui che afferma il falso, nega il vero, o tace circostanze a sua conoscenza relative ai fatti per i quali è sentito.

La Corte di Cassazione ha affermato al riguardo che nel reato di falsa testimonianza, che tutela il bene giuridico dell’ordinato svolgimento dell’attività giudiziaria, persona offesa è esclusivamente lo Stato-collettività, e ciò in base alla considerazione che la disposizione del codice penale che disciplina tale fattispecie criminosa non contempla altre vittime del reato cui poter riconoscere una posizione qualificata rispetto a qualsiasi danneggiato dal reato; la Suprema Corte ha precisato altresì che il privato danneggiato dalla falsa testimonianza non può dirsi titolare o contitolare dell’interesse preso in considerazione dalla norma incriminatrice.[2]

Falsa testimonianza: la responsabilità del testimone

Quando si può fare una denuncia per falsa testimonianza e qauli sono le conseguenze per chi in Tribunale non dice la verità?

Per rispondere a queste domande è innanzitutto necessario precisare che il reato può essere commesso solo da chi ricopra la qualità di testimone, a prescindere che si tratti di una testimonianza resa in in giudizio penale o in un giudizio civile. Per tale motivo la falsa testimonianza fa parte di quella categoria di reati che vengono definiti “reati propri”, ossia fattispecie criminose che possono essere commessi non da chiunque ma solo da chi riveste una particolare qualifica (nel nostro caso, per l’appunto, quella di testimone).

Se sei stato citato in tribunale per fare delle dichiarazioni su fatti di tua conoscenza e menti, commetti chiaramente il reato di falsa testimonianza; se nel corso delle indagini vieni chiamato dal Pubblico Ministero e non riferisci circostanze che ti sono note e che potrebbero essere utili all’Autorità Giudiziaria, non commetti il delitto in esame. Perché? Perché solo nel primo caso hai assunto la qualifica di testimone, mentre nel secondo caso sei solo una persona informata sui fatti che, eventualmente, concluse le indagini ed avviato il processo, potrebbe divenire testimone vero e proprio. Naturalmente ciò non significa che la tua condotta sia esente da responsabilità. Nel nostro ordinamento penale, infatti, viene punito anche chi mente al Pubblico Ministero nel corso delle indagini: tale condotta integra il reato di false informazioni al pubblico ministero, fattispecie criminosa punita con una pena più lieve (fino ad un massimo di quattro anni di reclusione).[3]

Analizziamo ora la condotta rilevante. Le forme con le quali la falsa testimonianza può manifestarsi sono tre:

  • affermazione del falso;
  • negazione del vero:
  • reticenza.

Pertanto, non solo  negare qualcosa che si sa essere vero o l’affermare qualcosa che si sa essere falso integra la fattispecie criminosa: il nostro ordinamento punisce anche il tacere in tutto o in parte fatti di cui si ha conoscenza.

Ai fini di stabilire quando si realizza il reato la dottrina ha elaborato la cosiddetta teoria del vero soggettivo: per la configurabilità della falsa testimonianza ciò che conta è non già il contrasto tra il fatto narrato dal soggetto e il fatto realmente accaduto, ma il contrasto tra le dichiarazioni che il soggetto fa in relazione alla sua percezione di un dato fatto e la diversa percezione che in realtà il soggetto ha avuto di quel fatto o addirittura la  mancanza di percezione in ordine a quel fatto.

Per essere più chiari,supponiamo che il testimone riferisca davanti a un giudice di aver visto l’imputato minacciare la moglie, ma si sbaglia perché, in realtà, le cose non sono andate così. Se pensa di aver visto una cosa che non è accaduta, non c’è il reato di falsa testimonianza. Ma se lui crede di aver visto l’imputato baciare la moglie e lo accusa di averla picchiata, ecco che lo si può denunciare per falsa testimonianza: oltre ad aver detto il falso in Tribunale, il testimone ha volutamente mentito.

Non c’è il reato di falsa testimonianza nemmeno se la dichiarazione che non corrisponde alla verità riguarda fatti e circostanze del tutto estranei all’oggetto della causa e, pertanto, non è idonea a pregiudicare la ricerca della prova. [4] Pertanto, se sei stato chiamato a testimoniare e la tua  deposizione mendace riguarda  circostanze che non hanno rilevanza probatoria non sarai penalmente responsabile.

Anche con pronunce piuttosto recenti la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha affermato che il reato di falsa testimonianza è un reato di pericolo e per la sua integrazione non è necessario che il giudice sia in concreto tratto in inganno, essendo invece sufficiente che la falsa deposizione risulti astrattamente idonea ad alterarne o, comunque, a influenzarne la formazione del convincimento; precisa la Suprema Corte che il reato non è integrato solo quando il mendacio o la reticenza abbiano a oggetto fatti o circostanze non rilevanti per la ricostruzione del fatto in giudizio, in quanto tali falsità o reticenze sono strutturalmente inidonee ad influire sulla decisione del processo e a deviare il corso dell’accertamento della verità processuale. [5]

Affinchè si possa denunciare qualcuno per falsa testimonianza, tuttavia, è necessario un requisito ulteriore: è necessario che che il testimone menta sapendo di mentire. Ciò significa che il reo deve agire con dolo, ossia con la coscienza e volontà di deporre in difformità al vero, risultando del tutto indifferente il fine specifico avuto di mira dal falso testimone. [6]

Chi ha reso falsa testimonianza può ritrattare?

Considerato che cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza, può darsi che il testimone mendace ci ripensi e voglia ritrattare quanto detto in Tribunale per correggere il tiro e raccontare la verità.

In questo caso, il testimone non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e dice il vero non oltre la chiusura del dibattimento. [7]

Se, invece, la falsa testimonianza è stata rilasciata durante un procedimento civile, il testimone non è punibile se ritratta il falso e dice il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile. Vista la varietà di riti che caratterizza il processo civile, la giurisprudenza ha precisato che, qualora il giudizio abbia ad oggetto questioni possessorie (come la manutenzione del possesso o la reintegrazione del possesso) deve ritenersi tardiva la ritrattazione che, vista la natura del giudizio, sia intervenuta dopo la pronuncia dell’ordinanza che ha definito lo stesso. [8]

La giurisprudenza si è occupata della questione della ritrattazione al fine di chiarire meglio in quali casi essa effettivanete escluda la punibilità del reato e quali conseguenze abbia: con una recentissima pronuncia la Corte di Cassazione ha chiarito che la ritrattazione elimina la punibilità del delitto di falsa testimonianza quando consista in una smentita non equivoca del fatto falso o reticente oggetto della deposizione e nella manifestazione del vero, postulando una fedele esposizione degli avvenimenti che hanno formato oggetto della testimonianza tale da ripristinare in pieno la verità; pertanto, non può integrare la ritrattazione una dichiarazione che, con l’intento di minimizzare le conseguenze processuali della testimonianza, sostanzialmente confermi il precedente racconto, o la mera insinuazione del dubbio sulla veridicità della prima deposizione che, tuttavia, non escluda la circostanza prima asserita con sicurezza. La Suprema Corte ha affermato altresì che, analogamente, non costituisce ritrattazione una ammissione solo parzialedei fatti veri o la sostituzione della versione falsa con la generica affermazione di non ricordare bene a causa del tempo trascorso. [9]

I parenti dell’imputato possono testimoniare il falso?

Teoricamente nessuno può raccontare in Tribunale quello che non corrisponde al vero sapendo di mentire, per non rischiare una denuncia per falsa testimonianza. Ma il codice penale esclude la punibilità per i parenti dell’imputato, ovvero «per chi ha commesso il fatto costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile danno alla libertà e all’onore» [10]. Il codice, insomma, chiude un occhio quando la moglie rilascia una falsa testimonianza per non danneggiare il marito o il figlio (o viceversa).

Poniamo quindi il caso che tu sia stato chiamato a testimoniare in un processo penale in cui è imputato tuo figlio. In tali ipotesi il Giudice, prima di porti le domande, ti informa della possibilità di astenerti dal testimoniare. [11] Se decidi di non astenerti e deporre, non potrai comunque mentire: ha affermato la giurisprudenza che anche il parente prossimo dell’imputato che non si sia avvalso della facoltà di non deporre può rispondere di falsa testimonianza. [12]

Inoltre, sempre in base allo stesso articolo del codice penale, non è punibile «chi per legge non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testimone, perito, consulente tecnico o interprete, ovvero avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimonianza, perizia, consulenza o interpretazione». In parole più semplici: chi non era tenuto a comparire come testimone o, peggio ancora, non doveva nemmeno essere chiamato, non è punibile se rilascia una falsa testimonianza.

Cosa comporta istigare alla falsa testimonianza

E’ possibile che si possano verificare ipotesi in cui il testimone venga avvicinato da altro soggetto e che questi lo induca o lo istighi a dire il falso in Tribunale, quindi a rendere una falsa testimonianza.

Quali sono le conseguenze per il testimone e per il suo istigatore in casi simili? Ebbene, qualora il testimone accolga l’istigazione e riferisca il fatto o ometta il vero, egli verrà punito per falsa testimonianza sulla base di quanto detto nei paragrafi precedenti. L’istigatore, invece, verrà punito anche nel caso in cui il testimone rifiuti la sua offerta e renda una dichiarazione veritiera innanzi al giudice.

Il solo fatto di offrire o promettere denaro o altra utilità a chi è chiamato a testimoniare per indurlo a raccontare il falso è punito con la reclusione fino a quattro o fino a sei anni, a seconda di chi raccoglie la testimonianza (a seconda, cioè, che le dichiarazioni vengano fatte innanzi al Pubblico ministero, alla Corte penale internazionale, ad un difensore, al presidente di un Tribunale, ecc.) [13]. Tale condotta veniva chiamata in precedenza “subornazione”, mentre il codice penale la definisce intralcio alla giustizia. Per tale reato è prevista la pena applicata in caso di falsa testimonianza ridotta dalla metà ai due terzi.

Se, invece, per convincere il testimone a dichiarare il falso viene usata la violenza o la minaccia, le pene sono le stesse ridotte di non più di un terzo.

In ogni caso, chi istiga alla falsa testimonianza viene interdetto dai pubblici uffici.

Con riferimento a tale fattispecie criminosa, la Corte di Cassazione ha affermato che commette il reato di intralcio alla giustizia la condotta chi compie pressioni e minacce sulla persona che abbia reso dichiarazioni accusatorie nella fase delle indagini preliminari al fine di indurla alla ritrattazione nella medesima fase ovvero in prospettiva del successivo dibattimento. [14]

note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Cassazione penale sez. VI, 15/04/2008, n.20328

[3] Art. 371 bis c.p.

[4] Tribunale Napoli Nord, 05/12/2017, n.3171

[5] Tribunale Firenze sez. II, 02/02/2017, n.424

[6] Cassazione penale sez. VI, 04/05/2018, n.38529

[7] Art. 376 cod. pen.

[8] Cassazione penale sez. VI, 05/10/2017, n.49072

[9] Cassazione penale sez. VI, 04/05/2018, n.38529

[10] Art. 384 cod. pen.

[11] Art. 199 cod. proc. pen.

[12] Tribunale La Spezia, 25/02/2015, n.73

[13] Art. 377 cod. pen.

[14] Cassazione penale sez. VI, 17/02/2016, n.17665

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