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Cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza

23 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2017



Chi dichiara il falso è punito con la reclusione, purché sia consapevole di mentire. Non sono punibili, invece i parenti dell’imputato. E chi istiga al falso?

 

La scena è sempre quella: il testimone entra nell’aula del Tribunale (o nell’ufficio del magistrato) e deve leggere ad alta voce una dichiarazione prestampata con la quale prende un impegno ben preciso: dire la verità, ma anche tutto quello che ricorda sui fatti che gli verranno chiesti. Consapevole che, se non lo facesse, rischierebbe di essere perseguito dalla legge.

La falsa testimonianza non consiste soltanto nel dire una bugia a un giudice ma anche nell’omettere qualcosa che si sa e che può essere utile in un processo, ma che non si vuol dire. Non a caso, il codice penale punisce «chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato» [1]. Punito come? Che cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza? Comporta la reclusione da 2 a 6 anni.

Falsa testimonianza: la responsabilità del testimone

Quando si può fare una denuncia per falsa testimonianza e che cosa comporta per chi in Tribunale non dice la verità? Affinché sia possibile denunciare un falso testimone, ci devono essere due presupposti:

  • che la versione dei fatti raccontata dal testimone non corrisponda a quello che lui sa;
  • che il testimone menta sapendo di mentire.

In questo caso, come stabilito in tempi non lontani dal Tribunale di Foggia in una sentenza [2], si potrà affermare che ci si trova in aula davanti ad un testimone la cui dichiarazione è mendace, cioè menzognera. Volutamente bugiarda, per dirla così.

E per essere ancora più chiari. Mettiamo che il testimone in questione riferisca davanti a un giudice di aver visto l’imputato minacciare la moglie, ma si sbaglia perché, in realtà, le cose non sono andate così. Se pensa di aver visto una cosa che non è accaduta, non c’è il reato di falsa testimonianza. Ma se lui crede di aver visto l’imputato baciare la moglie e lo accusa di averla picchiata, ecco che lo si può denunciare per falsa testimonianza: oltre ad aver detto il falso in Tribunale, il testimone ha volutamente mentito.

Che cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza, in questo caso? Oltre al fatto che il testimone deve rispondere delle sue menzogne come stabilito dal codice penale (reclusione da 2 a 6 anni), se c’è il dubbio sulla consapevolezza da parte del testimone di dichiarare il falso, non essendo provata la precisa conoscenza dei fatti e delle situazioni oggettive della prova testimoniale, l’imputato dovrà essere assolto perché il fatto non costituisce reato.

Non c’è il reato di falsa testimonianza nemmeno se la dichiarazione che non corrisponde alla verità riguarda fatti e circostanze del tutto estranei all’oggetto della causa e, pertanto, non è idonea a pregiudicare la ricerca della prova [3].

Chi ha reso falsa testimonianza può ritrattare?

Considerato che cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza, può darsi che il testimone mendace ci ripensi e voglia ritrattare quanto detto in Tribunale per correggere il tiro e raccontare la verità.

In questo caso, il testimone non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e dice il vero non oltre la chiusura del dibattimento [4].

Se, invece, la falsa testimonianza è stata rilasciata durante un procedimento civile, il testimone non è punibile se ritratta il falso e dice il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile.

I parenti dell’imputato possono testimoniare il falso?

Teoricamente nessuno può raccontare in Tribunale quello che non corrisponde al vero sapendo di mentire, per non rischiare una denuncia per falsa testimonianza. Ma il codice penale esclude la punibilità per i parenti dell’imputato, ovvero «per chi ha commesso il fatto costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile danno alla libertà e all’onore» [5]. Il codice, insomma, chiude un occhio quando la moglie rilascia una falsa testimonianza per non danneggiare il marito o il figlio (o viceversa).

Inoltre, sempre in base allo stesso articolo del codice penale, non è punibile «chi per legge non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testimone, perito, consulente tecnico o interprete, ovvero avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimonianza, perizia, consulenza o interpretazione». In parole più semplici: chi non era tenuto a comparire come testimone o, peggio ancora, non doveva nemmeno essere chiamato, non è punibile se rilascia una falsa testimonianza.

Cosa comporta istigare alla falsa testimonianza

Non mancano, purtroppo, i casi in cui qualche testimone viene avvicinato da qualcuno che lo induce o lo istiga a dire il falso in Tribunale, quindi a rendere una falsa testimonianza. Magari tentando di convincerlo con qualche bustarella, con un favore o con un regalino a cui, raramente, si può dire di no.

In questo caso, cosa comporta la denuncia per falsa testimonianza? Comporta che il testimone mendace viene punito come già spiegato in precedenza se accetta l’invito dell’istigatore. Quest’ultimo, invece, viene punito anche se il testimone rifiuta la sua offerta e racconta il vero ai giudici.

Il solo fatto di offrire o promettere denaro o altra utilità a chi è chiamato a testimoniare per indurlo a raccontare il falso è punito con la reclusione fino a 4 o fino a 6 anni, a seconda di chi raccoglie la testimonianza (se al Pubblico ministero, alla Corte penale internazionale, ad un difensore, al presidente di un Tribunale, ecc.) [6]. Anche se il testimone ha rifiutato, diciamo così, le sue avances. E’ quello che una volta si chiamava subornazione e che oggi il codice penale definisce intralcio alla giustizia. La pena viene ridotta dalla metà ai due terzi.

Se, invece, per convincere il testimone a dichiarare il falso viene usata la violenza o la minaccia, le pene sono le stesse ridotte di non più di un terzo.

In ogni caso, chi istiga alla falsa testimonianza viene interdetto dai pubblici uffici.

note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Trib. Foggia, sent. n. 594/2013.

[3] Trib. Taranto, sent. n. 820 del 3.05.2012.

[4] Art. 376 cod. pen.

[5] Art. 384 cod. pen.

[6] Art. 377 cod. pen.

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