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Lo sai che? Il conto corrente dell’avvocato non può essere controllato

Lo sai che? Pubblicato il 27 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 aprile 2017

Vietato sottoporre a controllo il conto corrente bancario dell’avvocato: l’ispezione viola il segreto professionale e la privacy.

Non si può mettere sotto controllo il conto corrente di un avvocato neanche se ci sono sospetti di violazioni penali, se ciò implica l’accesso indiscriminato a informazioni relative all’interessato e a terzi, senza alcun limite di tempo e né garanzie. Tale comportamento, anche se giustificato dal compimento di indagini, viola il segreto professionale, nonché la privacy dell’avvocato e dei suoi clienti [1]. È quanto chiarito, con una interessante sentenza, la Corte Europea dei diritti dell’uomo [2].

La vicenda

La vicenda riguarda un avvocato penalista tedesco, il cui conto corrente veniva controllato dalle autorità di polizia nell’ambito di un’indagine per frode commerciale ed associazione a delinquere posta a carico di alcuni suoi clienti. Sulla scorta di un bonifico fatto da una donna sul conto professionale del legale, sospettando che la somma fosse frutto di proventi illeciti, chiesero alla sua banca un’ampia gamma di informazioni, raccomandandosi di non darne avviso a quest’ultimo. Tuttavia, dopo un paio d’anni, l’avvocato lo venne a sapere lamentando la violazione del segreto professionale e della sua privacy.

Il conto corrente dell’avvocato è tutelato dalla privacy e dal segreto professionale

Il comportamento delle autorità tedesche è stato ritenuto illegittimo dalla Cedu che, innanzitutto, ha rilevato la violazione della carta europea dei diritti dell’uomo e, in particolare della norma [1] che disciplina il diritto al rispetto della vita privata e familiare. La disposizione recita nel seguente modo:

«1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.

  1. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».

È palese quindi, secondo i giudici europei, la violazione della privacy dell’avvocato e della riservatezza sua e dei suoi clienti, per essere stati acquisiti, in violazione del segreto professionale, dati sugli altri suoi clienti, attraverso le loro coordinate bancarie, esponendoli a possibili conseguenze negative.

La legge tedesca, è vero, consente di ispezionare i conti bancari anche se il sospetto è meramente probabile. Ma la Cedu lancia un monito a tutti gli Stati: l’accesso indiscriminato e senza limiti temporali ad un’ampia gamma di informazioni, anche sensibili, se non è compensato da alcuna garanzia procedurale, è illegittimo. Tanto più se in gioco c’è il segreto professionale. In sintesi per la Cedu anche se il fine è legittimo (prevenire crimini) ci deve sempre essere una base legale e giuridica valida per legittimare questa interferenza arbitraria e sproporzionata nella privacy del legale e dei suoi clienti.

Quando è derogabile il segreto professionale?

Il segreto professionale – ricorda la Cedu – è volto a tutelare il delicato rapporto tra avvocato e cliente, basato sulla fiducia e sulla riservatezza, garantita anche a livello internazionale [3]. Pertanto esso è derogabile solo quando vi è «una plausibile prova della partecipazione dell’avvocato ad un reato o nell’ambito della lotta al riciclaggio di denaro da parte dei legali, per il resto vige il divieto assoluto di acquisire e divulgare tali dati» [4].

note

[1] Art. 8 Cedu.

[2] Cedu, caso Sommer c. Germania ric. N. 73607/13 del 27.04.2017.

[3] EU:C:2007:383 su un analogo caso di lotta al riciclaggio; Michaud c. Francia del 2012, M.N. c. San Marino e Roman Zakharov c. Russia [GC] nelle rassegne del 9/7 e 11/12/15.

[4] Così Giulia Milizia in “L’ispezione del conto corrente dell’avvocato viola il segreto professionale e la sua privacy” in Diritto e Giustizia (online) del 27.04.2017.


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4 Commenti

  1. A parte il fatto che sapere chi paga, e quanto, l’avvocato , non dice di cosa parlano tizio o caio nello studio dell’avvocato, quindi non si viola la loro privacy , al massimo si sa che si consultano con l’avvocato. Ma allora dovrebbe valere per tutti i medici, in particolare per quelli di specialità che per loro natura trattano problematiche oggetto di stigma: tenendo d’occhio il conto di uno psichiatra o di un oncologo o di un sessuologi si sa chi va da lui, quindi viola la privacy di questi. Perché quindi solo gli avvocati ?

  2. Con la stessa filosofia , e a maggior ragione, non si dovrebbe controllare il medico, se non altro perché gia sapere chi si rivolge ad una particolare specializzazione significa intuire che tipo di problemi ha, cosa che invece per ora non accade per gli avvocati: si sa solo che Marco o Andrea si sono almeno consultati con un avvocato.

  3. Scusate, ma parliamo ancora di privacy!!!!!! ai semplici cittadini gli vengono contati anche quanti peli ha nel cu……
    perchè non esiste privacy per noi disgraziati!!!!! In Italia “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” è solo a parole,ma a fatti!!!! non esiste!!!!!

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