Professionisti Il muro non sul confine

Professionisti Pubblicato il 5 maggio 2017

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Articoli 875 del codice civile sulla comunione forzosa del muro che non è sul confine.

Con riferimento al muro che si trovi non sul confine, ma a distanza inferiore alla metà della misura della distanza tra edifici stabilita per legge o per regolamento, il proprietario prevenuto, in base all’articolo 875 del codice civile, può interpellare il preveniente e chiedergli se intende demolire o portare il muro al confine. L’alternativa è la comunione forzosa del muro  con  la occupazione  della  striscia  di terreno.

Art. 875

Comunione forzosa del muro che non è sul confine.

[I]. Quando il muro si trova a una distanza dal confine minore di un metro e mezzo ovvero a distanza minore della metà di quella stabilita dai regolamenti locali, il vicino può chiedere la comunione del muro soltanto allo scopo di fabbricare contro il muro stesso, pagando, oltre il valore della metà del muro, il valore del suolo da occupare con la nuova fabbrica, salvo che il proprietario preferisca estendere il suo muro sino al confine.

[II]. Il vicino che intende domandare la comunione deve interpellare preventivamente il proprietario se preferisca di estendere il muro al confine o di procedere alla sua demolizione. Questi deve manifestare la propria volontà entro il termine di giorni quindici e deve procedere alla costruzione o alla demolizione entro sei mesi dal giorno in cui ha comunicato la risposta.

L’istituto prevede come si è visto l’interpello preventivo.

Il preventivo interpello è un atto distinto dalla domanda di comunione forzosa del muro, nella quale non può considerarsi logicamente implicito, e, pur non esigendo l’osservanza di formule sacramentali, deve essere inequivocabilmente diretto a provocare una vera e propria manifestazione di volontà negoziale riguardante la definitiva sistemazione del rapporto di vicinanza fondiaria, destinata poi ad essere sanzionata dal giudice con sentenza costitutiva (Cassazione civile, sez. II, 6 dicembre 2001, n. 15492). L’interpello può essere contenuto nell’atto di citazione con cui si richiede la comunione forzosa od anche in un atto successivo, purché, prima della decisione del giudice, venga data alla controparte la possibilità di scelta tra la demolizione del muro o l’estensione dello stesso al confine e venga, con l’interpello, bloccato l’acquisto della cosiddetta medianza (Cassazione civile, sez. II, 9 febbraio 1987, n. 1343).

La facoltà del prevenuto di chiedere la comunione forzosa del muro del preveniente, non situato sul confine, allo scopo di fabbricare contro il muro stesso, non è impedito dal fatto che sul muro siano aperte vedute (Cassazione civile, sez. un., 1 agosto 2002,   n. 11489).

Inoltre il principio della prevenzione, con tutto ciò che ne deriva, è compatibile con la disciplina sulle distanze tra fabbricati vicini dettata dall’articolo 41 quinquies, della legge 1150/1942  aggiunto dall’articolo  17 della  legge  Ponte, ovvero  legge  6 agosto 1967 765. Quando il fabbricato del preveniente si trovi a una distanza dal confine inferiore alla metà del distacco tra fabbricati prescritto dalla disposizione della legge Ponte, il prevenuto può avvalersi delle prerogative di cui all’articolo 875 del codice civile e chiedere la comunione forzosa del muro allo scopo di costruirvi contro (sempre Cassazione civile, sez. un., 1 agosto 2002, n. 11489; Cassazione civile, sez. II, 1 giugno 1993, n. 6101).

Comunque il diritto del proprietario di un fondo di conseguire la comunione del muro, al fine di appoggiare una propria fabbrica al muro stesso, con occupazione del suolo intermedio, presuppone una seria volontà di procedere alla costruzione e la giuridica possibilità di realizzare l’intervento edilizio. Pertanto, il diritto alla comunione forzosa non può essere disconosciuto per il solo fatto del mancato rilascio o del diniego del permesso di costruire; deve essere negato nel caso di mancata presentazione di un progetto di costruzione, evidenziando ciò il difetto di una seria volontà di procedere a quell’opera; deve essere negato se l’opera non è realizzabile, in quanto vietata da norme degli strumenti urbanistici locali, che escludono le costruzioni in appoggio o in aderenza (Cassazione civile, sez. II, 10 febbraio 1984, n. 1020).

Il presupposto per l’esercizio della prevenzione è che ci si trovi in presenza di suolo inedificato. Diverso è il caso del “cortile”. Se il proprietario preveniente abbia edificato un manufatto a piano terra, lungo la linea di confine, per poi costruire altro corpo di fabbrica, ovvero una sopraelevazione arretrata di detto manufatto, a distanza dal confine inferiore alla metà di quella legale, il proprietario prevenuto non può invocare l’applicazione dell’articolo 875 del codice civile, per occupare il suolo su cui insiste l’indicato manufatto; il vicino può costruire lungo la verticale dal confine, in conseguenza della scelta irrevocabile a suo tempo fatta dal preveniente con l’edificazione a piano terra, a meno che, nel frattempo, questo ultimo non abbia usucapito il diritto di tenere la sua ulteriore costruzione o sopraelevazione alla minor distanza (Cassazione civile, sez. II, 19 giugno 1980, n. 3913; Cassazione civile, sez. II, 24 luglio 1980, n. 4816).

note

Autore immagine: Pixabay.com


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