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Muro di confine e costruzioni in aderenza

5 maggio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 5 maggio 2017



Costruzioni  in aderenza e articolo 877 codice civile, il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine, può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente.

La costruzione in aderenza alla fabbrica altrui, disciplinata all’articolo 877 del codice civile, presuppone l’assenza di qualsiasi intercapedine  rispetto al preesistente  muro del vicino e  la piena autonomia statica e funzionale nei riguardi dello stesso  e, quindi, è consentita, salvo l’obbligo di pagamento nascente dall’eventuale occupazione di suolo altrui, anche quando tale muro presenti irregolarità (rientranze, sporgenze, riseghe) nel suo ulteriore sviluppo in altezza, purché l’intercapedine  possa  ugualmente  colmarsi  mediante  opportuni accorgimenti tecnici a cura del costruttore prevenuto. Il costruttore prevenuto non ha l’obbligo, invece, di eliminare le irregolarità, cosa che è a carico del preveniente, se intende sopraelevare  a sua  volta  in aderenza  (Cassazione  civile, sez. II, 25 maggio  1984, n. 3229).

Art. 877

Costruzioni  in aderenza.

[I]. Il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine, può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente.

[II]. Questa norma si applica anche nel caso previsto dall’articolo 875; il vicino in tal caso deve pagare soltanto il valore del suolo.

Si è, infatti, in presenza di costruzioni in aderenza anche nel caso di modeste intercapedini, quando queste derivino da mere anomalie edificatorie e siano altresì agevolmente colmabili senza appoggi o spinte sul manufatto preesistente (Cassazione civile, sez. II, 19 dicembre 1990, n. 12054).

In ogni caso perché ricorra l’ipotesi della costruzione in aderenza, è necessario che la nuova opera e quella preesistente siano autonome dal punto di vista strutturale, nel senso che il perimento o la demolizione dell’una non possa incidere sull’integrità dell’altra (Cassazione civile, sez. II, 11 agosto 1982, n. 4549); non deve, infatti, rimanere tra   i due muri, nemmeno per un breve tratto o a intervalli, uno spazio vuoto, ancorché totalmente chiuso, che lasci scoperte sia pure in parte le relative facciate (Cassazione civile, sez. II, 14 febbraio 1981, n. 912).

Quando l’autonomia statica non sussiste, si ha costruzione in  appoggio, che  scarica, cioè, sul muro vicino la spinta verticale o laterale del proprio peso (Cassazione  civile,  sez. II, 11 agosto 1982, n. 4549).

Così va detto per una costruzione che abbia un muro perimetrale il cui peso sia scaricato sulle fondazioni del muro del fabbricato del vicino e che, per l’esiguità dello spessore di pochi centimetri assolva le funzioni di isolamento e di solidità statica proprie di un muro perimetrale non da solo, ma sfruttando il muro preesistente (Cassazione civile, sez. II, 12 dicembre 1980, n. 6403).

La legittimità della costruzione in aderenza sussiste solo se la possibilità di costruire sul confine è contemplata dal regolamento edilizio, mentre è da escludere se il regolamento prescrive una determinata distanza dal confine (Cassazione civile, sez. II, 12 settembre 2000, n. 12045; Cassazione civile, sez. II, 9 settembre 1998, n. 8945;   Cassazione civile, sez. II, 13 giugno  1997, n. 5339).

Il preveniente, peraltro, può costruire con rientranze orizzontali rispetto al confine, realizzando una costruzione lungo una linea spezzata; in questo caso il prevenuto che voglia costruire sul confine, in aderenza o in appoggio, è costretto ad arretrare in corrispondenza delle rientranze fino a rispettare le distanze minime prescritte, non potendo pretendere che il preveniente elimini le rientranze per consentirgli di costruire lungo il confine in linea retta (Cassazione civile, sez. II, 13 maggio 1998, n. 4819). In senso parzialmente difforme si è pronunciata sul punto altra giurisprudenza, per la quale, poiché non è vietato di costruire con sporgenze e rientranze rispetto alla linea di confine, il proprietario del fondo finitimo può costruire in aderenza sia alla parte di costruzione esistente sul confine, sia a quella arretrata rispetto ad esso, pagando in quest’ultimo caso il valore del suolo da occupare e la metà del valore del muro, se diviene comune (Cassazione civile, sez. II, 15 gennaio 1997, n. 342).

Se dalla demolizione del proprio edificio deriva danno all’edificio costruito in aderenza a causa della perdita del preesistente equilibrio statico, colui che ha demolito non risponde del danno subito dal vicino per il solo fatto dell’abbattimento, richiedendosi  per la sussistenza di tale responsabilità che la demolizione, per il modo in cui è stata attuata, integri la violazione del precetto del “neminem leadere” (Cassazione civile, sez. III, 23 marzo 2001, n. 4207).

Il principio della prevenzione è applicabile anche nel caso di sopraelevazione. Quella effettuata in aderenza sopra la verticale della costruzione preesistente deve considerarsi consentita se l’originaria costruzione in aderenza era legittima (Cassazione civile, sez. II, 27 settembre 1993, n. 9726).

Per le costruzioni con profilo verticale a linea spezzata, è stato specificato che chi per primo edifichi sul confine la parte inferiore della propria costruzione non può, nel proseguimento dell’opera, realizzare piani superiori arretrati in misura inferiore all’intero distacco legale dal confine, e, in ogni caso, non può impedire al vicino, che abbia costruito in aderenza o con appoggio a detta parte inferiore, di innalzare la propria costruzione perpendicolarmente, anche con la creazione di intercapedini (Cassazione civile, sez. II, 28 gennaio 1985, n. 449; Cassazione civile, sez. II, 25 giugno 1981, n. 4134). Quanto agli adempimenti procedurali è stato specificato che anche il proprietario che intende costruire in aderenza al muro del vicino che si trovi a distanza dal confine inferiore a quella legale deve interpellare preventivamente il vicino se preferisca estendere il muro al confine o procedere alla sua demolizione (Cassazione civile, sez. II, 8 agosto  1985, n. 4395).

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