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Lo sai che? Ausiliari di giustizia, interpreti e traduttori: compensi illegittimi

Lo sai che? Pubblicato il 13 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 maggio 2017

I tagli agli onorari degli ausiliari dei giudici sono incostituzionali e non vengono adeguati da oltre 15 anni.

Anche la giustizia paga poco i suoi collaboratori. Ed infatti, non sempre il lavoro svolto dagli ausiliari del giudice, viene retribuito dignitosamente e proporzionalmente alla quantità e qualità del lavoro prestato.

La realtà è tutt’altra.

Come noto, ogni magistrato al fine di decidere secondo giustizia  può contare sulla professionalità di numerosi esperti: ad esempio di periti per la soluzione di una questione tecnica; di interpreti per la comprensione di una lingua straniera; di consulenti per l’approfondimento di questioni scientifiche che si dovessero profilare nel corso del giudizio.

Nonostante le alte competenze richieste, i compensi di detti professionisti sono bassissimi.

Tali emolumenti, in particolare, possono essere di tre tipologie: fissi, variabili e a tempo. In tutte e tre le ipotesi si tratta di riconoscimenti economici di modestissima entità ed in ogni caso lontani dalle tariffe di mercato. Ma ad avere la peggio sono i professionisti con onorario a tariffazione oraria, primi tra tutti gli interpreti ed i traduttori.

Gli onorari a tariffazione oraria sono quelli che si determinano commisurandoli al tempo necessario per il completo svolgimento dell’incarico: l’unità di tempo è denominata vacazione ed è composta da due ore.

L’onorario per la prima vacazione è pari ad € 14,68, mentre quelle successive sono remunerate con 8,15 €, con il risultato che – mediamente – questi professionisti sono pagati poco più di 4 € lordi l’ora. 

La previsione di siffatti compensi, di gran lunga inferiori rispetto a quelli previsti per qualsiasi prestazione lavorativa, anche la più umile e meno qualificata, è sicuramente in contrasto con i principi costituzionali in tema di tutela del lavoro e di equa ed adeguata retribuzione delle prestazioni lavorative [1].

Eppure, il più delle volte, si tratta di prestazioni gravose, difficili e delicate, oltre che obbligatorie: infatti l’ausiliario del giudice ha l’obbligo giuridico di prestare la propria opera e qualora si rifiuti commette il reato di “rifiuto di uffici legalmente dovuti” punito dal codice penale [2], rischiando la reclusione fino a 6 mesi.

Ciò detto, tali lavoratori – nonostante il possesso di specifiche qualifiche poste al servizio dell’accertamento della giustizia – sono soggetti per legge ad un palese sfruttamento economico ad opera dello Stato, che invece dovrebbe tutelarli ed assicurare loro un congruo compenso per le prestazioni svolte.

Molte volte gli ausiliari dei magistrati hanno cercato di far valere il loro diritto ad una più dignitosa retribuzione. Questo diritto, però, gli è stato sempre negato. Alla base del diniego si porrebbe, secondo l’orientamento sin’ora dominante, la natura pubblicistica della funzione svolta.

Secondo i fautori di questa impostazione, infatti, la natura pubblicistica dell’incarico giustificherebbe il ricorso ad onorari irrisori e di gran lunga inferiori rispetto a quelli di mercato.

Questo modo di argomentare non convince.

Ed infatti, se questo ragionamento fosse corretto, dovrebbe applicarsi a tutti i soggetti che svolgono funzioni di rilievo pubblicistico (e, dunque, anche ai Parlamentari).

Delle due l’una: o la natura pubblicistica vale per tutte le categorie dei soggetti che la rivestono; oppure è evidente che ci si trova di fronte ad una palese discriminazione e violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione.

Ma non è tutto.

Come se non bastasse, ad aggravare la situazione è intervenuta la Legge di Stabilità del 2014 [3], che ha determinato la riduzione di 1/3 degli emolumenti (già di per sé bassissimi) spettanti a questa categoria di professionisti per le prestazioni svolte nei giudizi di gratuito patrocinio.

Detta ulteriore riduzione è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale [4] che, nel 2015, ha posto l’accento su un altro aspetto della vicenda, rivelando – così – un ulteriore pregiudizio sofferto per anni da questa categoria.

Si consideri, infatti, che la legge [5] impone che gli onorari di questi professionisti siano aggiornati secondo i parametri Istat ogni tre anni.

Ogni tre anni, quindi, il Governo avrebbe dovuto parametrare i compensi degli ausiliari di giustizia all’aumento del costo della vita.

Tale adeguamento, tuttavia, non è mai stato posto in essere, con la conseguenza che tali compensi sono rimasti ancorati ai parametri fissati nel 2002 e – dunque –  uguali a quelli previsti più di 15 anni fa.

Per inciso si consideri che – al contrario – il Governo è stato solerte nell’adeguare “al costo della vita” le spese di giustizia prevedendo puntualmente degli aumenti contributivi a carico dei cittadini (a titolo esemplificativo, si consideri che i diritti di copia e di certificato hanno subito due recentissimi adeguamenti nel giro di soli due anni).

L’omissione dell’adeguamento da parte del Governo in favore degli ausiliari di giustizia altro non rappresenta se non un grave inadempimento da parte dello stesso, nei confronti di professionisti che – dunque – avranno diritto al rimborso degli importi di loro precipua spettanza in ragione dell’attività espletata.

In concreto, detto adeguamento determinerebbe per il passato il sorgere di un diritto al rimborso e per il futuro la previsione di compensi maggiorati secondo i crismi di legge.

Allo stato, infatti, appare non più differibile, da parte del Governo, l’adempimento di un obbligo sorto più di 15 anni fa.

note

[1] Cfr. artt. 35 e 36 Cost.

[2] Cfr. art. 36 Cod. Pen.

[3] Legge n. 147 del 27.12.2013.

[4] Corte Costituzionale, sent. n. 192 del 24.09.2015.

[5] Più precisamente, l’art. 54 del Testo Unico sulle Spese di Giustizia (D.P.R. n. 115 del 2002) impone l’aggiornamento degli onorari degli ausiliari di giustizia «ogni tre anni in relazione alla variazione accertata dall’ISTAT dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai impiegati».

Autore immagine: Pixabay


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