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Chi è il creditore procedente

13 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2017



È colui che, munito di un valido titolo esecutivo, ha iniziato un processo di espropriazione forzata per recuperare il proprio credito dal debitore moroso.

 

Capita sovente che un creditore non riesca ad ottenere in modo stragiudiziale il soddisfacimento delle proprie pretese da parte del proprio debitore. Quest’ultimo, infatti, da un lato può, a semplice richiesta del creditore (di norma recapitata via raccomandata a/r) estinguere il proprio debito (ad esempio, una somma di denaro) pagando o accordandosi con il creditore per un piano di rientro rateizzato oppure c.d. a saldo e stralcio del debito assunto. Ma, dall’altro lato, può anche accadere che il debitore non risponda all’invito o alla diffida ad adempiere e alla messa in mora del creditore o che comunque non adempia nei termini e nei modi concordati. Ed allora può nascere nel creditore la necessità di iniziare una causa civile in Tribunale per il recupero coatto del proprio credito. In quell’istante assumerà la veste di creditore procedente. Vediamo brevemente come.

Il procedimento esecutivo

A questo punto il creditore potrà iniziare in Tribunale un procedimento esecutivo per il recupero forzato del proprio credito nei confronti del debitore, assumendo così la qualifica di creditore procedente. Tutti gli altri soggetti che vantano un ulteriore credito nei confronti del medesimo debitore potranno insinuarsi nel processo esecutivo attivato dal creditore procedente, assumendo così la qualifica di creditori c.d. intervenuti. Il procedimento di espropriazione forzata può essere iniziato dal creditore procedente necessariamente dopo la notifica al debitore del titolo esecutivo, munito di formula esecutiva, e del precetto [1].

 

Il titolo esecutivo

I titoli esecutivi [2] che deve possedere il creditore per poi avviare, in qualità di procedente, il processo di espropriazione forzata nei confronti del debitore sono:

  1. le sentenze passate in giudicato (ossia irrevocabili) o gli altri provvedimenti definiti esecutivi dalla legge;
  2. i verbali di conciliazione sottoscritti dal mediatore, dalle parti e dai loro avvocati avanti al mediatore quando la mediazione si è conclusa con l’accordo tra le parti [3];
  3. le scritture private autenticate, le cambiali o gli atti ricevuti da un notaio.

Il pignoramento

Il creditore procedente potrà, all’interno del processo esecutivo, a suo piacimento e a seconda dell’opportunità del caso attivare una procedura di:

  1. pignoramento mobiliare;
  2. pignoramento immobiliare;
  3. pignoramento presso terzi.

Con il pignoramento il creditore procedente tenterà di rivalersi sul patrimonio o sulle cose del debitore aggredendone i beni mobili, i beni immobili oppure il suo stipendio (presso il datore di lavoro del debitore) o i suoi risparmi (presso la banca del debitore).

L’assegnazione o la vendita

Il creditore procedente che nella procedura esecutiva ha pignorato somme di denaro o beni del debitore, potrà chiedere al Tribunale, oltre alle spese di procedura da lui sostenute:

  1. l’assegnazione in pagamento (o distribuzione) della somma di denaro pignorata o l’assegnazione diretta del bene pignorato.
  2. la vendita, all’asta (c.d. con incanto) o non, dei beni pignorati per monetizzare così il proprio credito.

In pratica, il creditore procedente è quel soggetto che, non essendo stato soddisfatto spontaneamente nelle sue pretese creditorie, ha iniziato in Tribunale una causa di esecuzione forzata per il recupero coatto del proprio credito nei confronti del debitore inadempiente.

note

[1] Ai sensi dell’art. 475 cod. proc. civ.: “Le sentenze e gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l’esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti. La spedizione del titolo in forma esecutiva può farsi soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento o stipulata l’obbligazione, o ai suoi successori, con indicazione in calce della persona alla quale è spedita. La spedizione in forma esecutiva consiste nell’intestazione «Repubblica italiana – In nome della legge» e nell’apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull’originale o sulla copia, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti»”.

[2] Ai sensi dell’art. 474 cod. proc. civ.: “L’esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile. Sono titoli esecutivi: 1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva; 2) le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia; 3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli. L’esecuzione forzata per consegna o rilascio non può aver luogo che in virtù dei titoli esecutivi di cui ai numeri 1) e 3) del secondo comma. Il precetto deve contenere trascrizione integrale, ai sensi dell’articolo 480, secondo comma, delle scritture private autenticate di cui al numero 2) del secondo comma”.

[3] Ai sensi dell’art. 12 del D.lgs. n. 28/2010: “Ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato, l’accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. Gli avvocati attestano e certificano la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. L’accordo di cui al periodo precedente deve essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell’articolo 480, secondo comma, del codice di procedura civile. In tutti gli altri casi l’accordo allegato al verbale è omologato, su istanza di parte, con decreto del presidente del tribunale, previo accertamento della regolarità formale e del rispetto delle norme imperative e dell’ordine pubblico. Nelle controversie transfrontaliere di cui all’articolo 2 della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, il verbale è omologato dal Presidente del tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione. Il verbale di cui al comma 1 costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale”.

Autore immagine: 123rf.com

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