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Lo sai che? Trovati file pedopornografici nel mio pc: cosa rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 28 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 maggio 2017

Ho subito una perquisizione per detenzione di materiale pedopornografico. Ho scaricato file e mi sono accorto dopo del loro contenuto ma li ho subito rimossi. Cosa mi possono fare?

 

Il lettore è attualmente indagato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i reati di pornografia minorile [1] e detenzione di materiale pornografico [2]. Il primo consiglio è pertanto quello di mettersi quanto prima in contatto con il difensore d’ufficio che gli è stato nominato, ovvero con altro difensore di fiducia che egli riterrà di nominare al fine di approntare al meglio la propria difesa nel procedimento penale in corso.

Volgendo l’attenzione al merito delle accuse di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico che gli sono rivolte, appare evidente che – ad oggi e sulla scorta degli elementi da riferiti – le attività d’indagine hanno accertato esclusivamente che il lettore avrebbe scaricato il file in questione tramite un software di file-sharing. Per sua fortuna, egli ha avuto la prontezza di eliminare il file una volta accortosi della reale natura dello stesso, sicché l’esito negativo della perquisizione ha accertato che al download del file non è seguita la detenzione per un apprezzabile lasso di tempo.

Quanto al delitto di divulgazione di materiale pedopornografico, più grave poiché punibile con la pena della reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 2582,00 a € 51645, la giurisprudenza ha escluso che possa ritenersi responsabile di divulgazione chi abbia diffuso involontariamente il materiale a causa del funzionamento tipico dei software di file-sharing, senza che sia stata provata la precisa volontà dell’utente di diffondere i file, ad esempio attraverso la copia di questi in una cartella destinata alla condivisione [3]. Pertanto, il solo fatto di aver scaricato il file e, prima della cancellazione, averlo diffuso ad altri utenti connessi al medesimo network non integra il delitto di divulgazione di materiale pedopornografico.

La questione assume profili di maggiore problematicità relativamente alla norma del codice penale che punisce chiunque «consapevolmente si procura o detiene» materiale pornografico. A riguardo, la giurisprudenza ha, infatti, assunto un orientamento particolarmente rigoroso, tendente a identificare la detenzione con la mera disponibilità, sicché ad esempio è stata riconosciuta la colpevolezza di chi ha provveduto a spostare i file nel cestino senza cancellarli definitivamente [4]. Ancor più stringente è l’interpretazione del termine “procura”, che ha indotto la Cassazione a ritenere penalmente rilevante anche la mera visione di materiale multimediale successivamente ed immediatamente cancellato [5]. Decisivo ai fini dell’esclusione o meno della penale responsabilità è pertanto il vocabolo “consapevolmente”, inserito dal legislatore nel testo della disposizione proprio al fine di evitare che chi si trovi inconsciamente a detenere materiale pedopornografico e, senza farne alcun uso, se ne disfaccia immediatamente, possa essere chiamato a rispondere di tale reato.

Nel caso del lettore, quanto esposto pare evidenziare l’assoluta insussistenza di qualunque consapevolezza nel procurarsi il materiale pedopornografico, ciò che è dimostrabile non soltanto attraverso l’esito negativo della perquisizione, quanto anche attraverso l’accertamento della detenzione di numerosi file relativi all’autore al cui nome faceva apparentemente riferimento il file scaricato. Dai verbali di perquisizione non emergono elementi che indichino un’attività ulteriore rispetto alla mera ricerca di file in suo possesso contenenti materiale pedopornografico, sicché si dovrebbe valutare insieme al suo difensore l’opportunità di affidare ad un consulente tecnico l’incarico di eseguire un accertamento sul computer utilizzato per il download, al fine di dimostrare l’immediata eliminazione del file e l’insussistenza di qualunque azione di trasferimento o condivisione dello stesso.

In conclusione, pur richiamando l’avvertimento che nei confronti del lettore è già pendente un procedimento penale, una tempestiva ed efficace attività difensiva già nella fase delle indagini, può ragionevolmente condurre a dimostrare la sua buona fede e la totale assenza del dolo tipico dei reati di divulgazione e detenzione di materiale pedopornografico, a norma dei principi giurisprudenziali suesposti.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Andrea Iurato

note

[1] Art. 600 ter cod. pen.

[2] Art. 600 quater cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 33157 del 31.07.2013.

[4] Cass. sent. n. 639 del 13.01.2011.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza. 31.07.2013, n. 33157

L’elemento soggettivo del reato di divulgazione o diffusione di materiale pedopornografico presuppone che sia provato che il soggetto abbia avuto non solo la volontà di procurarsi materiale pedopornografico, ma anche la specifica volontà di distribuirlo, divulgarlo, diffonderlo o pubblicizzarlo, desumibile da elementi specifici ed ulteriori rispetto al mero uso di un programma di file sharing.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 13.01.2011, n. 639

È configurabile il delitto di detenzione di materiale pedopornografico nei confronti di chi, dopo aver scaricato da internet alcuni files riproducenti immagini di minori in atteggiamento sessualmente inequivoco, non abbia provveduto a cancellarli mediante rimozione definitiva dal “cestino” del programma del computer, in quanto gli stessi, se rimossi in modalità non allocata, sono pur sempre disponibili mediante semplice riattivazione dell’accesso al file.

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