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Le Guide Come prepararsi a una separazione

Le Guide Pubblicato il 1 maggio 2017

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> Le Guide Pubblicato il 1 maggio 2017

Ecco tutti i passi e le precauzioni da prendere prima di separarsi e di divorziare dal proprio marito o moglie: alcuni consigli legali su come muoversi per non perdere soldi e tempo.

Separarsi è un momento difficile per alcuni, liberatorio per altri. A torto, però, si ritiene che sia un’operazione indolore. In realtà, come un intervento chirurgico, se non compiuta nel modo corretto la separazione può comportare numerosi problemi per il futuro. Specie se ci sono in mezzo figli. Ecco quindi alcuni suggerimenti legali su come prepararsi a una separazione.

Se c’è l’intenzione di divorziare dal coniuge, bisogna prima sapere che l’iter prevede il previo passaggio per la separazione e, dopo 6 mesi (se la separazione è stata consensuale) o dopo 1 anno (se la separazione è avvenuta con una causa in tribunale) la coppia può definitivamente divorziare.

Inoltre la preparazione alla separazione può essere più tortuosa in presenza di figli minori o non ancora autosufficienti dal punto di vista economico. Questo perché con la separazione dovrà essere stabilito dal giudice (se le parti non trovano un accordo) il contributo per il mantenimento dei figli da parte del genitore che non vivrà stabilmente con loro e che ha un reddito più alto. E non è un mistero che la misura dell’assegno di mantenimento, così come il contributo per le spese straordinarie (che non sempre devono essere concordate) costituisce spesso motivo di attrito tra gli ex coniugi.

Ma procediamo con ordine e vediamo alcuni dei principali suggerimenti che un avvocato potrebbe dare al proprio cliente nel caso in cui questi gli chieda come prepararsi alla separazione.

Come separarsi?

La prima questione che bisogna affrontare è quella del consenso. Tutti e due i coniugi sono d’accordo nel separarsi? Hanno trovato un’intesa sulla divisione dei beni e sull’eventuale assegno di mantenimento? Se la risposta è affermativa, si parla di separazione consensuale. La si può fare in breve tempo davanti al giudice (in una sola udienza), oppure in Comune (sempre che non ci siano figli non autosufficienti e non siano previsti trasferimenti di beni mobili o immobili) oppure con un accordo stipulato dai rispettivi avvocati (cosiddetta «negoziazione assistita»).

La separazione consensuale è certamente la scelta più appropriata per chi vuol dirsi addio senza traumi. Non ci sono spese legali da affrontare; la procedura si risolve in uno o due passaggi al massimo (nel giro di tre mesi si è già separati) e i rapporti tra le parti restano “civili”. Inoltre, chi si separa in modo consensuale può divorziare dopo solo 6 mesi.

Viceversa, se si va in causa (cosiddetta «separazione giudiziale») si sottopone allo stress delle testimonianze, delle recriminazioni sui soldi, sugli accertamenti dei redditi, sulla lotta per l’affidamento dei bambini e tanti altri capitoli tristi a cui le vicende giudiziarie obbligano.

Se uno dei due coniugi non vuol «firmare la separazione», ossia si oppone all’addio della coppia, l’altro può ugualmente procedere, ma dovrà farlo con la separazione giudiziale.

Quando andare via di casa?

Andare via di casa quando la coppia è ancora sposata è un illecito che comporta l’addebito e, se si lasciano i familiari senza disponibilità economiche, è anche un reato. Si parla, a riguardo, di abbandono del tetto coniugale. Ma se la coppia è già entrata in crisi, tale comportamento è consentito. Ovviamente, per evitare di dover dimostrare che l’unione materiale e morale era terminata prima di lasciare casa, è sempre meglio mettere le cose per iscritto e trovare il consenso dell’altro coniuge a vivere separatamente.

Quando iniziare una nuova relazione?

Questo aspetto è particolarmente delicato. Sempre meglio aspettare la separazione ufficiale prima di iniziare una nuova relazione. Ci sono state sentenze che hanno imputato l’addebito (ossia la responsabilità per la disgregazione della famiglia) al coniuge che, pur in presenza della causa di separazione, ha tradito l’altro (leggi Facebook: quanto incide nella separazione e divorzio). Sembra un paradosso, poiché – secondo giurisprudenza costante – la separazione è in genere causa di addebito solo quando è essa stessa la ragione della separazione e non quando è invece l’effetto e la conseguenza (leggi: Quando tradire è lecito). Ma tant’è. Visto che la prudenza non è mai troppa, è sempre meglio non ufficializzare i nuovi rapporti con foto sui social o post provocatori.

Come dividere gli arredi

Come si dividono gli arredi acquistati prima e dopo il matrimonio? Anche qui, su tutto prevale l’accordo delle parti. Se la coppia è in comunione dei beni, tutto ciò che è stato acquistato durante il matrimonio deve essere equamente spartito (anche se con i proventi del lavoro di uno solo dei due); quanto invece acquistato prima o frutto di donazione di parenti va al legittimo acquirente o beneficiario. Donazioni e successioni ereditarie durante il matrimonio non si dividono e rimangono al proprietario.

Il problema non si pone per le coppie che hanno optato per la separazione dei beni: in questo caso, ciascuno resta titolare di quello che ha acquistato coi propri soldi e se l’altro coniuge vi ha contribuito ha diritto a un equo indennizzo.

Che fine fa il conto corrente?

Il conto corrente familiare viene diviso tra i due coniugi. Si presume al 50% di proprietà di entrambi a meno che uno dei due non riesca a dimostrare che sul conto confluiscono solo i suoi redditi, mentre la contitolarità era stata disposta solo per consentire all’altro coniuge di prelevare e magari gestire più facilmente le spese domestiche quotidiane.

Quanto pagare per il mantenimento?

Non ci sono regole matematiche per calcolare il mantenimento dovuto alla moglie o ai figli. La regola vuole che il coniuge più debole economicamente ottenga un contributo economico per poter continuare a tenere – almeno in linea tendenziale – lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. Tutti sanno però che questo risultato non è raggiungibile, perché con la separazione aumentano i costi (doppie bollette, doppio affitto, doppi condomini, ecc.). Per cui bisogna accontentarsi di una quota che si mantiene, di norma, tra il 25 e il 50% del reddito dell’ex (a seconda che ci siano o meno figli). A determinare la misura dell’assegno di mantenimento, però, sono numerosissimi fattori, impossibili da valutare in astratto, come:

  • la capacità del coniuge senza reddito a riprendere a lavorare per via della sua giovane età e a mantenersi da solo;
  • la durata del matrimonio;
  • l’assegnazione della casa coniugale a uno dei due coniugi (colui che non ne è il proprietario), situazione che incide negativamente sull’altro;
  • presenza di un mutuo residuo sulla casa cui deve far fronte colui che non vi vive; ecc.

A chi va la casa?

Ultimo capitolo scottante: la casa. Se la coppia è in separazione dei beni la casa può essere:

  • in comproprietà: in tal caso va venduta e divisa, a meno che uno dei due non preferisca acquistare il 50% dall’altro;
  • di uno dei due coniugi: in tal caso rimane a questi che nulla deve all’altro.

Se la coppia è in comunione dei beni la casa va sempre divisa tra i due.

Se però ci sono figli minori o non ancora indipendenti dal punto di vista economico, il giudice assegna la casa a chi dei due coniugi vive con i bambini. L’assegnazione della casa non spetta se la coppia non ha avuto figli o se questi vivono ormai altrove.

note

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Francamente, senza entrare nei dettagli, non mi pare un contributo condivisibile. Anzitutto non distingue tra legge e prassi: la legge non prevede né collocatari né assegni per il mantenimento dei figli, se non in via residuale (v. ad es., Cass. 23411/2009), ma 2 genitori affidatari, di pari dignità. Vero che la prassi prevalente prevede squilibri, ma adesso già 2 tribunali hanno aggiustato il tiro:Brindisi e Salerno. Infine, “l’abbandono del tetto coniugale” non è più previsto da anni; si fa confusione con la mancata assistenza (art. 570 c.c.)

  2. ovviamente come al solito non viene rispettata la 54 2006…ancora si fanno riferimenti a mantenimenti vari ,collocatario,etc….per fortuna alcuni tribunali hanno cominciato ad applicare correttamente la norma,

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