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Lo sai che? Cartelle di pagamento vecchie: si può chiedere una copia?

Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2017

L’Agente della riscossione entro 30 giorni dalla domanda di accesso agli atti amministrativi deve fornire copia delle cartelle esattoriali notificate al contribuente.

Con il passaggio di consegne della riscossione esattoriale da Equitalia all’Agenzia delle Entrate-Riscossione è il caso di ricordare che, tra i vari diritti del contribuente, c’è anche quello di chiedere copia delle vecchie cartelle di pagamento a lui notificate. Non importa che l’Agente per la riscossione non sia più in possesso dell’originale per averlo spedito al destinatario: a quest’ultimo deve essere sempre consentito il diritto di accesso agli atti amministrativi con risposta dell’amministrazione entro 30 giorni. A ricordare questa basilare regola è la Cassazione con una recente sentenza [1]. Ecco quali sono le implicazioni di carattere pratico.

Spesso il contribuente dimentica quali cartelle di pagamento gli sono state notificate in passato, specie quando è passato diverso tempo e, ancor di più, se ne ha collezionate molte. In altri casi non è andato colpevolmente a ritirarle alla posta o al Comune dove le ha lasciate il postino quando lui non era in casa. In altre ipotesi ancora, a ritirare la cartella è stato un familiare convivente il quale si è dimenticato di restituire la raccomandata al legittimo destinatario e, in questi casi, la legge non prevede una seconda comunicazione a quest’ultimo per metterlo al corrente della notifica. Non solo. Il debitore potrebbe aver perso le cartelle in un trasloco o magari perché la sua età avanzata non gli consente più di avere piena memoria dei documenti conservati. Così il contribuente si ritrova, dall’oggi al domani, con un fermo sull’auto o con un pignoramento in corso. Ma allora, come ci si può difendere?

In verità, se la notifica è andata a buon fine, non ci sono difese. E la notifica si considera perfezionata anche se il destinatario non l’ha ritirata. Ma diverso è il discorso se la notifica non c’è stata o è stata fatta a un indirizzo vecchio o sbagliato o, ancora, a termini ormai scaduti o violando le regole di procedura imposte dalla legge. Allora sì che il pignoramento, il fermo e l’ipoteca sono illegittimi e possono essere impugnati. Ma per arrivare a questo passo bisogna necessariamente vedere la cartella e gli atti della notifica. Insomma, bisogna capire quando, come e a chi è stata la consegnata la cartella di pagamento. E, per saperlo, il contribuente deve fare una istanza di accesso agli atti amministrativi.

A questo punto è bene chiarire due concetti fondamentali:

  • il contribuente ha diritto a chiedere copia delle cartelle di pagamento a lui notificate anche se l’originale non è più in possesso dell’agente della riscossione. Questi può sempre conservare una stampa della copia della cartella presso i propri uffici;
  • alla richiesta di accesso agli atti amministrativi, l’agente della riscossione (Equitalia o Agenzia delle Entrate-Riscossione) deve rispondere entro 30 giorni;
  • se l’agente della riscossione non risponde entro 30 giorni, il contribuente può impugnare il silenzio innanzi al Tar;
  • il contribuente ha diritto a chiedere copia delle cartelle di pagamento a lui notificate fino a 5 anni dalla loro emissione: questo è il termine entro cui l’agente della riscossione è tenuto a conservarle ed esibirgliele. Se però il contribuente va in causa sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica delle cartelle, e quindi impugnando il pignoramento, l’Agente della riscossione non può più difendersi sostenendo che i cinque anni sono ormai decorsi. Ai fini processuali, infatti, l’Esattore è tenuto a conservare copia delle notifiche effettuate per eccepirne la regolarità in caso di contenzioso con il contribuente.

La sentenza della Cassazione qui in commento interviene sul primo punto che abbiamo appena indicato: Equitalia (o dal 1° luglio 2017, Agenzia delle Entrate-Riscossione) non può negare la copia delle cartelle notificate al contribuente sostenendo che queste gli sono state già consegnante e che, pertanto, l’Esattore non è più in possesso dell’originale. Se la cartella esattoriale viene stampata solo in originale e notificata al destinatario è per una scelta aziendale. Le amministrazioni, però, hanno l’onere di conservare copia degli atti inoltrati al privato, che ben potrebbe non essere più in possesso per averli perduti in un trasloco o per effetto di un furto: il contribuente non può essere «mutilato» nella sua difesa da un evento non riconducibile a lui.

Dunque, non conta che il contribuente sia già in possesso dell’estratto di ruolo e delle copie degli avvisi di ricevimento delle notifiche già effettuate. Se chiede una copia delle cartelle a lui già spedite, l’Agente della riscossione deve consegnargliele per garantirgli il diritto di difesa. Il concessionario può sempre stampare un duplicato della cartella generato dallo stesso ruolo con l’attestazione di conformità all’originale. Anzi: bisogna organizzare gli uffici in modo da consentirlo, anche incaricando ad hoc i suoi dipendenti.

note

[1] Tar Lazio, sent. n. 4890/17.

Autore immagine: 123rf com


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