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Lo sai che? Esecuzioni immobiliari: chiarimenti sull’imposta di registro

Lo sai che? Pubblicato il 19 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 maggio 2017

Devo vendere un appartamento oggetto di esecuzione forzata immobiliare; dovrei pagare l’imposta di registro. C’è un modo per evitarlo?

Il decreto legge 14 febbraio 2016, n. 18 detta misure urgenti per la riforma delle Banche di Credito Cooperativo e per il settore del credito, e contiene una apposita disposizione che agevola la vendita di immobili all’esito di procedure esecutive. Tale decreto prevede una netta riduzione dell’imposta di registro, nell’ambito di un procedimento di espropriazione immobiliare ai sensi del codice di procedura civile [1] o di una procedura di vendita seconda la legge fallimentare [2], che deve essere versata nella misura fissa di 200 euro, anziché nella misura del 9% per valore di assegnazione; l’agevolazione è fruibile ad una condizione: che l’immobile sia rivenduto nei due anni successivi.

La normativa introduce, tra l’altro, una più favorevole disciplina fiscale dei trasferimenti di immobili nell’ambito di vendite giudiziarie volte al recupero di un credito di cui solitamente l’immobile costituisce una garanzia al fine di sostenere il mercato delle cessioni immobiliari coattive. In altre parole, venendo al caso specifico, se il decreto di trasferimento è stato emesso dal tribunale in data successiva al 15/2/2016, l’imposta di registro deve essere pagata in misura fissa, nella somma di euro 200. Se, invece, il decreto di trasferimento è stato emesso in data precedente al 15/2/2016 deve essere pagata nella misura del 9% calcolato sull’imponibile dato dal valore assegnato ed indicato dal giudice dell’esecuzione nel decreto substato, ovvero 278.500 euro.

Pertanto, nel caso in cui potesse beneficiare di tale situazione favorevole, l’agevolazione sarebbe certamente interessante qualora riuscisse a realizzare l’intera operazione (cioè l’acquisto dalla procedura esecutiva ed il trasferimento a terzi) mentre, al contrario, sarebbe molto penalizzante qualora non riuscisse a rivendere il bene acquistato all’asta: sarebbe chiamato a versare il maggiore tributo oltre la sanzione del 30% e gli interessi di mora. Il termine per il recupero delle imposte ordinarie da parte dell’Amministrazione finanziaria decorre dalla scadenza del predetto “biennio di latenza”. Purtroppo, non essendoci stata indicazione differente, ai fini di un trasferimento di un terzo interessato, è necessario provvedere prima alla registrazione dell’atto che stabilisce il trasferimento in favore del lettore per poi trasferirlo ad eventuale soggetto interessato. In questi casi, visto che il valore di assegnazione è inferiore al credito vantato si poteva chiedere al giudice dell’esecuzione di assegnare il bene a persona da nominare indicando l’eventuale acquirente interessato, questo avrebbe evitato il doppio trasferimento con tutte le spese per imposte ed oneri ad esso connessi. Questa soluzione poteva essere applicabile in quanto la determinazione del valore fatta dal giudice dell’esecuzione ha valenza probatoria sull’ammontare del credito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 555 cod. proc. civ.

[2] Art. 107 l.f.


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