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Assegno scoperto: come non essere iscritti al Cai

20 Maggio 2017


Assegno scoperto: come non essere iscritti al Cai

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Maggio 2017



Assegno scoperto: che cosa devo fare perché non venga protestato e per non essere iscritto al Cai?

Per rispondere alla richiesta è innanzitutto necessario fare riferimento alle disposizioni relative al pagamento degli assegni bancari.

L’assegno bancario è pagabile a vista e, comunemente, può essere presentato per il pagamento nel termine di:

  • 8 giorni, se il titolo è pagabile nello stesso Comune in cui l’assegno è stato emesso (assegno “su piazza”),
  • 15 giorni, se l’assegno è pagabile in altro Comune della Repubblica (assegno “fuori piazza”) [1].

I termini rispettivamente di 8 e 15 giorni iniziano a decorre a partire dal giorno indicato nell’assegno bancario come data d’emissione del titolo.

I termini per la presentazione dell’assegno sono rilevanti ai fini del protesto di un assegno. Il protesto è, infatti, l’atto pubblico diretto ad accertare la mancata accettazione o il mancato pagamento di un titolo di credito sia esso una cambiale o un assegno bancario o postale. Nel caso di un assegno bancario, il protesto può essere contestato al correntista perché l’effetto è stato emesso senza autorizzazione oppure per mancanza di provvista sul conto corrente. La banca, in questi casi, non è stata dunque nelle condizioni di poter pagare il titolo. Il protesto va levato da un notaio o da un ufficiale giudiziario o dal segretario comunale, prima che sia spirato il termine di presentazione. Il protesto deve essere, infatti, contestato entro i termini di presentazione previsti dalla legge, perché in caso contrario il portatore del titolo decade dal diritto di regresso nei confronti dei giranti, del traente e degli altri obbligati.

Il protesto deve contenere:

  • la data;
  • il nome del richiedente;
  • l’indicazione del luogo in cui è fatto e la menzione delle ricerche eseguite (si ricorda infatti che portatore del titolo deve dare avviso al girante ed al traente del mancato pagamento entro i 4 giorni feriali successivi al giorno del protesto e, se vi sia la clausola “senza spese”, lo stesso giorno della presentazione);
  • l’oggetto delle richieste, il nome della persona richiesta, le risposte avute o i motivi per i quali non se ne ebbe alcuna;
  • la sottoscrizione del notaio o dell’ufficiale giudiziario o del segretario comunale.

Uno degli aspetti negativi del protesto è collegato al fatto che il pubblico ufficiale, tenuto conto delle motivazioni date dal debitore per il mancato pagamento, provvede all’iscrizione del nome del protestato nel registro informatico dei protesti tenuto dalla Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura [2]. La notizia di ciascun protesto levato è conservata nel registro informatico fino alla sua cancellazione, effettuata, in specie, ovvero, in mancanza di tale cancellazione, per 5 dalla data della registrazione [3].

La legge non consente l’immediata cancellazione dal registro informatico dei protesti neppure nel caso in cui il debitore abbia provveduto al pagamento successivo della somma esposta nel titolo. L’assegno è infatti considerato quale mezzo di pagamento che presuppone, in quanto tale, l’esistenza della provvista, presso l’istituto di credito, fin dall’emissione del titolo. Il debitore protestato ha, dunque, la possibilità di ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti solo dopo che sia trascorso 1 anno dal momento in cui è stato levato il protesto. Per poter ottenere la cancellazione del protesto, il debitore deve:

  • aver adempiuto alla propria obbligazione, cioè deve aver pagato il proprio debito;
  • non aver subito un ulteriore protesto;
  • ottenere la riabilitazione, proponendo ricorso al presidente del tribunale della provincia di residenza.

Il debitore protestato e riabilitato potrà a questo punto ottenere la cancellazione definitiva dei dati relativi al protesto anche dal registro informatico dei protesti tenuto dalla Camera di Commercio. La cancellazione dei dati del protesto è disposta dal responsabile dirigente dell’ufficio protesti competente per territorio non oltre il termine di 20 giorni dalla data di presentazione della relativa istanza, corredata da copia conforme del provvedimento di riabilitazione.

Il debitore che ha provveduto al pagamento oltre il temine di 12 mesi, può tuttavia richiedere alla Camera di Commercio, prima che sia trascorso l’anno necessario per la cancellazione, l’annotazione sul registro informatico dei protesti di un’informazione aggiuntiva, consistente nell’annotazione “pagato dopo il protesto” [4]. Inoltre, il debitore può ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti qualora dimostri di aver subito il protesto illegittimamente od erroneamente per questioni di natura meramente formale, mentre è necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria per le questioni relative al merito ed ai rapporti sostanziali inerenti il titolo.

Il protesto non è poi l’unica questione da affrontare nel caso di mancato pagamento di un assegno bancario per mancanza di provvista. L’emissione di un assegno bancario o postale senza provvista, che non viene pertanto pagato in tutto od in parte, può comportare anche l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 516 a € 3.098 [5]. Se l’importo dell’assegno è superiore a € 10.329 o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.032 a € 6.197. sono previste, inoltre, sanzioni amministrative accessorie. Si applica la sanzione amministrativa accessoria del divieto di emettere assegni bancari o postali quando l’importo dell’assegno non pagato, ovvero di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, è superiore a € 2.582 (sanzione che non può avere una durata inferiore a due anni, né superiore a cinque anni). Può essere inoltre applicata la sanzione dell’interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale e/o interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e/o incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, se l’importo dell’assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore a € 51.645 ovvero risulta che il traente, nei cinque anni precedenti, ha emesso assegni senza provvista per due o più volte per un importo superiore complessivamente a € 10.329 (sanzione che può essere disposta per una durata non inferiore a due mesi, né superiore a due anni).

Le sanzioni amministrative trovano tuttavia applicazione solo se il debitore, entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, non effettua il pagamento dell’assegno, degli interessi, della penale (10% della somma dovuta e non pagata) e delle eventuali spese per il protesto. Il pagamento può essere effettuato nelle mani del creditore (portatore del titolo) o presso l’istituto di credito (trattario) oppure presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto. Il debitore deve fornire la prova dell’avvenuto pagamento mediante quietanza del portatore con firma autenticata, cioè con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ovvero mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto. Il rischio di vedersi irrogare una sanzione amministrativa non è l’unica pena che il debitore può rischiare di subire per effetto del mancato pagamento di un assegno in caso di mancanza di provvista. In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte di provvista, la banca (trattario) iscrive il nominativo del debitore (traente) nell’archivio degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari (Cai). L’iscrizione è infatti effettuata quando è decorso il termine di 60 giorni senza che il debitore (traente) abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento (la banca – trattaria – è comunque tenuta a dare avviso al debitore del fatto che scaduto il termine di 60 giorni dalla data di presentazione del titolo, senza che abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto nell’archivio e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni autorizzazione ad emettere assegni). Con la comunicazione il debitore (traente) è peraltro invitato a restituire, alla scadenza del termine di 60 giorni e sempre che non sia effettuato il pagamento, tutti i moduli di assegno in suo possesso alle banche e agli uffici postali che li hanno rilasciati. La comunicazione è effettuata presso il domicilio eletto dal debitore (traente) entro il decimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero con altro mezzo concordato tra le parti di cui sia certa la data di spedizione e quella di ricevimento.

Alla luce della complessa normativa sopra tratteggiata, si può, nel caso di specie, consigliare di provvedere, quanto prima, al pagamento della somma esposta nell’assegno bancario e non liquidata per effetto della mancanza di provvista comprensiva della penale, degli interessi e delle spese di protesto, da effettuarsi entro il termine di 60 giorni dalla data di presentazione del titolo. Ciò al fine di evitare l’applicazione da parte della Prefettura delle sanzioni previste dalla normativa vigente e della correlativa segnalazione alla Banca d’Italia (CAI). L’importo dovuto può essere versato direttamente al portatore del titolo o alla filiale della banca, attraverso la costituzione di un deposito vincolato in favore del creditore. La prova dell’avvenuto pagamento deve essere poi fornita dal debitore (traente) alla banca (trattaria) e se è stato levato il protesto, va trasmessa anche al pubblico ufficiale (notaio – ufficiale giudiziario – segretario comunale).

Duole tuttavia evidenziare il fatto che il pagamento tardivo di un assegno per mancanza di provvista entro il termine di 60 giorni dalla presentazione del titolo per l’incasso non evita l’iscrizione del protesto nel registro informatico dei protesti tenuto dalla Camera di Commercio. Come si è già avuto modo di sottolineare, la cancellazione dal registro informatico dei protesti tenuto dalla Camera di Commercio può avvenire solo a seguito della riabilitazione che può avvenire trascorso 1 anno dal protesto previa formulazione di apposita istanza (in assenza di istanza di cancellazione a seguito della riabilitazione, i dati vengono conservati per la durata di 5 anni), fatto salvo il caso in cui si riscontrino vizi formali o sostanziali della procedura di protesto (ciò potrebbe consentire una valutazione circa la possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria o alla stessa Camera di Commercio per ottenere la cancellazione dell’iscrizione, oltre anche all’opportunità di analizzare la sussistenza di profili di responsabilità nella procedura di protesto anche ai fini risarcitori).

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Leonardo Serra

note

[1] Artt. 31 e 32 R.D. n. 1736 del 21.12.1933.

[2] Art. 3-bis d.l. n. 381 del 18.09.1995, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 480 del 15.11.1995.

[3] Art. 17 l. n. 108 dello 07.03.1996.

[4] Art. 4 l. n. 77 del 12.02.1955.

[5] Art. 2 l. n. 386 del 15.12.1990.


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