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Si possono modificare le tabelle millesimali?

20 maggio 2017


Si possono modificare le tabelle millesimali?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2017



In condominio sono stati deliberati lavori ma secondo me ci sono stati errori di calcolo delle quote. L’amministratore dice che abbiamo approvato le tabelle e che non si può modificarle. Che fare?

La legge consente di modificare o rettificare le tabelle millesimali in ogni caso (anche se, cioè, le tabelle siano corrette) se c’è il consenso di tutti i condomini [1]. Se, però, risulta che le tabelle siano errate è possibile modificare o rettificare le tabelle (anche nell’interesse di un solo condomino) con una delibera dell’assemblea adottata con la maggioranza dei partecipanti al condominio che rappresenti almeno la metà dei valori millesimali. Per errore si intende l’attribuzione alle singole proprietà di un valore diverso da quello effettivo che, perciò, si traduce nell’attribuzione di un valore millesimale differente da quello che dovrebbe essere.

Ovviamente, per procedere alla revisione delle tabelle sarà necessario poter accertare e, quindi, dimostrare che un errore nella compilazione delle tabelle vi sia effettivamente stato. E a questo scopo l’assemblea dovrà deliberare di conferire incarico ad un tecnico competente che valuti le tabelle esistenti e verifichi con apposita perizia l’esistenza di un errore (eventualmente gli potrebbe anche essere conferito incarico di procedere a compilare nuove tabelle se effettivamente risultassero errate quelle esistenti).

Nel caso in cui l’assemblea condominiale non affronti affatto il problema oppure decida in modo espresso di non conferire l’incarico ad un tecnico (per accertare l’esistenza di un errore nelle tabelle esistenti) e, quindi, non venga avviata la procedura di revisione delle tabelle, al condomino non resterebbe che citare in giudizio il condominio (in persona dell’amministratore) affinché la revisione delle tabelle sia effettuata con una sentenza dal giudice sempre che, però, venga dimostrata in giudizio l’esistenza di un errore (il condomino, perciò, dovrà a sue spese premunirsi incaricando un perito di eseguire perizia finalizzata ad evidenziare l’esistenza di un errore nella compilazione delle tabelle). Si deve tenere in conto, poi, che nelle cause condominiali il giudizio dinanzi al magistrato deve essere obbligatoriamente preceduto da un tentativo di mediazione dinanzi agli organismi appositamente istituiti (con assistenza obbligatoria di un legale): solo se il tentativo di mediazione fallisse, sarà possibile agire dinanzi all’autorità giudiziaria. Finché, quindi, le tabelle esistenti non verranno modificate (dall’assemblea oppure con procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria), esse dovranno essere applicate ed in base ad esse dovrà essere effettuata la ripartizione delle spese relative alla conservazione e godimento delle cose comuni, alla prestazione dei servizi comuni ed alle innovazioni. E solo se e quando le tabelle verranno modificate e corrette perché riconosciute errate (dall’assemblea o dall’autorità giudiziaria) sarà poi possibile eventualmente agire per ottenere la restituzione di quanto pagato in eccedenza (eventualmente con un’altra azione in giudizio se la restituzione degli importi non avvenisse in modo spontaneo). Si potrà pretendere la restituzione di ciò che è stato pagato in eccedenza in base alle tabelle riconosciute errate con riferimento a quanto pagato in più entro il termine di prescrizione di dieci anni decorrente dalle date dei singoli pagamenti effettuati in favore del condominio.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 69 disp. att. cod. civ.

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