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Lo sai che? Risarcimento danni: come e cosa provare?

Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2017

Quando si chiede il risarcimento, il danno subito deve essere provato in tutte le sue componenti. Quali sono? E che tipo di prova fornire?

Sarebbe molto facile dire di essere stati danneggiati e pretendere, in automatico, un risarcimento. Invece, chi subisce un danno deve fornire una prova rigorosa del pregiudizio sofferto. Ciò significa ad esempio che, se una persona viola la legge e il suo comportamento va a danneggiare un’altra persona, impedendole di conseguire un guadagno (nel linguaggio giuridico si parla di lucro cessante o di perdita di chance), per ottenere un risarcimento quest’ultima deve provare, anche tramite indizi, in modo certo o comunque altamente probabile, il danno patito: danno che deve peraltro essere calcolabile in termini monetari [1]. A stabilirlo è il tribunale di Lecce [2]. Spieghiamo meglio come e cosa provare in caso di risarcimento danni.

Il lucro cessante è il mancato guadagno che consegue all’illegittimo comportamento altrui.

La vicenda

Una Srl chiedeva la condanna di un proprio dipendente a risarcirle i danni subiti a causa di un incidente stradale da questi provocato. Nel dettaglio, lo accusava di trovarsi alla guida di un camioncino di sua proprietà in orario di lavoro con il quale, procedendo a velocità elevata, andava a tamponare un’altra macchina. L’uomo non condivideva questa tesi.

Il danno emergente è la perdita economica subita.

Danno emergente: cos’è?

Quando si chiede il risarcimento del danno, in genere, nello specificare la somma che si intende ottenere, si è soliti distinguere la quantità di denaro chiesta a titolo di «danno emergente» e quella a titolo di «lucro cessante». Per i non addetti ai lavori, queste espressioni indicano tutto e niente. E allora, vediamo di fare chiarezza.

Il danno emergente è la perdita economica subita: in altre parole, la diminuzione del patrimonio del creditore dovuta alla mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore. Facciamo un esempio: immaginiamo che un medico sbagli diagnosi e consigli al paziente di sottoporsi a un’operazione che, in realtà, data la sua patologia, non era necessaria. In un caso di questo genere, il danno emergente sarà la spesa sostenuta dal paziente per l’intervento.

Il pregiudizio subito può anche non derivare da un contratto, come succede in caso di danno extracontrattuale: è proprio l’ipotesi della nostra sentenza. Se si verifica un incidente stradale, infatti, il danno emergente è il costo sopportato per riparare l’auto danneggiata.

Lucro cessante: cos’è?

Il lucro cessante è il mancato guadagno dovuto all’illegittimo comportamento altrui. Mentre il danno emergente fa riferimento a un pregiudizio presente e attuale, il lucro cessante si riferisce a una situazione futura, alla ricchezza che il creditore non ha conseguito per non aver potuto approfittare della prestazione dovuta dal debitore. Nel caso di un rapporto extracontrattuale, invece, si parla di alla perdita di chance (possibilità): perdita, cioè, di guadagno che il fatto illecito provoca al danneggiato. Ancora una volta, chiariamo con un esempio: pensiamo a una sartoria a cui è stato commissionato un ordine di un certo importo. Ipotizziamo, ora, che il fornitore a cui la sartoria si è rivolta non consegni il quantitativo di stoffe richiesto. A causa della mancata consegna, la sartoria non potrà evadere l’ordine subendo un danno che consiste proprio nel mancato guadagno che, evadendo quell’ordine, avrebbe ottenuto. Ancora: pensiamo a un lavoratore che, per un incidente, si è fratturato un braccio e deve portare il gesso per un mese, non percependo lo stipendio in quanto non può lavorare.

La prova del lucro cessante richiede un giudizio in termini di probabilità.

Lucro cessante: come ottenere il risarcimento?

Come dicevamo in apertura, se si propone domanda di risarcimento, non si deve pensare che sarà accolta in automatico solo dicendo che si è subito un danno ma occorre provare in modo specifico  il pregiudizio concreto e che questo è dipeso dal comportamento illecito (cosiddetto «nesso causale») [3]. Ciò vale in particolare nel caso in cui si chieda il risarcimento del danno da lucro cessante o da perdita di chance, la cui prova è più difficoltosa, dato che richiede un’analisi che si proietta in un futuro che non si è verificato. Si tratta, in pratica, di un giudizio in termini di probabilità – e non di semplice possibilità. Per questo, non può trovare accoglimento la domanda di risarcimento di ipotetici guadagni, dipendenti da condizioni incerte. Ad esempio, non basta dire di aver subito una perdita di fatturato senza dar prova che ciò è dipeso, con buona probabilità, dall’inadempimento della controparte che, tornando alla sartoria, non ha effettuato per tempo la consegna.

note

[1] Cass. sent. n. 11353 dell’11.05.2010.

[2] Trib. Lecce sent. n. 72 del 17.01.2017.

[3] Art. 2043 cod. civ.

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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